LA MEMORIA DEI RICORDI Amicizie… amori… (secondo capitolo).

Continua la pubblicazione dei capitoli del nuovo libro scritto dal Professor Antonio Saccà, edito da Armando Editore, con la copertina realizzata da Carmelo Crea.

Il borghese: Mario Tedeschi. Claudio Tedeschi

Il solito millepiedi, millemani, milleocchi Francesco Grisi mi chiese di collaborare a “Il Borghese”, ne avrebbe parlato con il direttore Mario Tedeschi. Me lo avesse detto quando io ero “di sinistra” sarei inorridito, del resto non mi avrebbe invitato. Ma lasciando la sinistra mi trovavo in terra di nessuno, da esplorare. In ogni caso l’idea che la democrazia si svilisse la condividevo assolutamente, la grande produzione di massa, il criterio della vendibilità anche sui prodotti artistici facevano da parallelo al criterio ideologico della valutazione artistica: sei della mia parte quindi sei un artista. Tra le due situazioni chi come me non valutava nè per meriti ideologici, nè per meriti mercantili, doveva trovare campo di espressione e non era facile. Una certa schifiltosità, un certo spregio che vedevo a “destra” non mi dispiacevano. Sia come sia, chiamai Mario Tedeschi e scrissi su 2Il Borghese” una brevissima cronaca-storia della Rivoluzione Francese, credo 5, 6 puntate… Mi piacerebbe rileggerle.

Mario Tedeschi lo conobbi al telefono e lo vidi talvolta nei mezzi di comunicazione. Teneva una certa trasandatezza romanesca anche nel parlare, un non prendere sul serio molto di quanto si prendeva sul serio, erano tempi in cui, se non sbaglio, molti di destra cercavano una determinazione meno legata al passato, in ogni caso la mia collaborazione si fermò, avevo altri quotidiani ai quali accedere. Ho un ricordo di persona sopra tutto ironica e critica, di Mario Tedeschi. Ma quello che intendo scrivere riguarda altro. Dopo anni conobbi il figlio di Mario Tedeschi che avrei conosciuto come figlio di Mario Tedeschi anche se non avessi saputo che era figlio di Mario Tedeschi e non soltanto nella configurazione fisica, ma anche nella parlata romanesca, sia nella cadenza sia nella voce sia nell’ironia, un volgere sempre il discorso al divertimento pur non trascurando la valutazione. Anche Claudio Tedeschi ricalca il padre nella critica alla situazione odierna del nostro paese ma non è ciò che mi interessa ora. Voglio piuttosto dire che su “Il Borghese” mensile “dannato” ho invece espresso la mia libertà di opinione come ho sempre fatto senza alcun moto censorio anche quando visibilmente le opinioni non erano e non sono equivalenti. Per il resto, Claudio Tedeschi si è dimostrato e si dimostra amico e aperto alla discussione e nella sua apparente bonomia scherzosa cela una sensibilità che spesso tende alla malinconia. Chissà, forse anche egli si sente oscurato dalla volgarità, dalla corsa verso la caduta, dalla mancanza di quel tratto che una volta distingueva l’aristocrazia, poi la migliore borghesia, ed anche il popolo che amava la patria, la civiltà nazionale e che oggi pochi, pochissimi incarnano e ravvivano. Dissennato non cogliere il precipizio del modo di vivere odierno, una sorta di condiscendenza al basso, il divieto di mettere limiti e… divieti. Così tutte le strade sono buone per l’accesso del fango. I romani antichi, ospitavano popoli, ma si sentivano cittadini romani, Claudio, che ha passione per Roma antica, percepisce che oggi è il romano (l’italiano) che cerca di farsi straniero, che si sente in colpa, che lascia fare. Non c’è da starsene sereni. E fa la sua lotta.

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