La memoria dei ricordi. Amicizie… amori. (Quindicesimo capitolo).

Un altro capitolo tratto dall'ultimo libro del Professor Antonio Saccà.

Stanis Ruinas

Era più breve persino di Vittorio Castellano, però assai più grosso, anzi, gonfio, un palloncione con un faccioncino roseo, tondeggiante, occhi scuri, vigili, e mani raffinate, con dita appuntite, camminava a micropassettini, cauti, i piedini non ritengo gli dessero fiducia di stabilità… Questa composizione fisica non impediva a Stanis Ruinas di fare il direttore di una rivista, per qualche aspetto, non trascurabile. La rivista aveva una denominazione ridondante: “Il Pensiero Nazionale”, poche stanze, vicino Piazza Fiume, a Roma, credo via Livorno, 21, posso sbagliare, mensile, o forse quindicinale. Ruinas era stato un fascista, e aveva svolto delle attività che non compresi o a me non riferite. Ma dire “fascista” è dire niente, era radicalmente antiborghese, anticapitalista, antiliberista, e di contrasto un nazionalista, un democratico aristocraticheggiante, vale a dire: il Capo, i capi che fanno il bene del popolo, al dunque, e non si svendono… Antiamericano, inoltre, sì che io, che avevo compreso come ormai la “sinistra” ritenesse di farsi democratica approvando tutto quanto si adeguava alle masse, alla vendibilità, sul criterio americano, mi trovavo con Ruinas, il quale, incredibile, aveva persino una minima cognizione di cultura o almeno non mi tormentava con la follia ormai consacrata: scrivi dell’attualità, non essere difficile nello scrivere… Che io fossi in dubbio con la “Sinistra” non è che mi avesse trasformato in credente o in spiritualista tradizionalista, esoterico, misticheggiante. Dunque ne “Il pensiero nazionale” prorompevo sia avverso il democraticismo culturale di massa che si riteneva progressista in quanto fruito dalle masse, catastrofe oggi compiuta, sia contro la restaurazione di uno spiritualismo e di una religione che non mi sembravano capaci di suscitare aristocrazia né estetica né etica. Su questo problema, il non ritenere la religione, anzi: la fede, anzi: Dio, fondamenti risolutivi presi a bersaglio Augusto Del Noce, e, sullo spiritualismo, Elemire Zolla. Ruinas mi eccitava al combattimento. E furono guerre. Stanis Ruinas aveva un sogno, dai colori socialisti. Credeva in Giacomo Mancini, lo sosteneva, ritengo ne avesse aiuto, ma questo è normale, se esiste convinzione. Erano gli anni Settanta. I socialisti si staccavano dai comunisti. Ruinas era per un socialismo patriottico. Avversava gli internazionalismi. Non oltrepassava la Nazione. Non è il caso di scriverne ora, però: che deve fare un uomo se non intende degradarsi e rendersi prezzolato ma non ritiene che la fede o la spiritualità religiosa gli risolvono l’esistenza? Certe convulsioni agglomerate, contraddizioni, vengono da queste vie chiuse. A meno di piombare nello sconforto, come l’eccellente, onesto Giacomo Leopardi che non credente e non progressista scelse l’utopia della fraternità e la concretezza del Nulla… Non è che il socialismo nazionale fosse un’uscita, ma un minimo di orgoglio della nostra civiltà, e di coltivarla, conoscerla, avanzarla… Ormai i giovani non stavano nella civiltà del nostro fantastico Paese, come difendere quel che ignoravano!? Ruinas, a suo modo, teneva al passato nazionale, riteneva il socialismo erede di tale passato, erede e difensore dello spirito nazionale. E fece le sue battaglie, per quel che poteva… Nazione, Capo e… Stato. Stato anche nell’economia. Economia non libera dalla politica, non credeva che il profitto privato di per sé cagionasse vantaggio sociale… Mi pare avesse tali convinzioni. Era molto colloquiale, molto narrativo, se uno nominava Gesù Cristo dichiarava di averlo conosciuto, gli frullava questo bisogno di credersi negli eventi. Quando avveniva che scendessimo in strada, io alto alto, lui basso bassissimo sembravamo una “iL” con la “i” arrotondata, dovevamo far sorridere… Molto cortese, di buone maniere… Non so chi, lo illuse. Acquistarono la Rivista promettendogli la direzione e la continuità, credo; invece gliela uccisero. Chi sa, dava fastidio a qualcuno. Che fosse una fonte di opinioni libere e critiche, è certo. Io ero andato via dalla sinistra, avevo nuovi strumenti per manifestarmi. Ruinas non lo vidi più. Un sardo, ombroso e gentiluomo.

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*