La Memoria dei ricordi – Amicizie… Amori (Quinto e sesto Capitolo).

Continuano i vivaci "racconti" tratti dall'ultimo libro del Professor Antonio Saccà.

Antonio Saccà

Casa umanista
Elisa Sachespi mi dice che è stata in un luogo, piccolo, ristretto, dove, però, si discute di filosofia, religione… Lo dirige un signore che le sembra interessato a tali argomenti per sè stesso. Me lo vuole presentare. Un pomeriggio questo signore viene ad una mia lezione al centro Gabriella Ferri, quando finisco di parlare, Elisa si avvicina, al suo fianco l’uomo più desertificato di capelli che abbia visto, niente, un forte e lucido cranio nudo, osso puro, un corpo saldo, un’aria decisa, una mano attiva. È Franco Pilo, dirige la Casa Umanista di via dei Latini, 12, Roma. Casa Umanista, a quanto poi ho saputo, propugna una concezione etica che tenta la fratellanza universale, il dialogo, l’unità religiosa sotto un Dio unico per tutti… La sede, poi la conosco, davvero minima, e modesta con apparenze di Centro Sociale, però fervida di inziative… Bene, con Pilo concordiamo conferenze sulle religioni precristiane, ogni Lunedì alle 21… Miti, Dei, Personaggi, Induismo, Buddhismo, Zoroastro, Giove, Confucio, Lao Tsu, Mosè… Un gruppetto di ascoltatori ormai consolidato, i grandi temi dell’esistenza, un’atmosfera tra la voglia di conoscere e la voglia di stare insieme… Claudia Di Leo, Sabrina Tulliani, Pietro Spagnolo, Giorgio Cerone, Mauro Recchia, Elena Fiorica, Antonia Bruzzese, Elisa Sachespi, questi ultimi alla fine imbandiscono una cenetta opportuna e apprezzata… Parliamo, parliamo, la vita, la civiltà, l’essere, Dio, il Nulla… Intanto Luce, la cagna bianca come la luna, docile come l’erba, segue la padrona, Elisa, si fa carezzare, si stende in pace, e diffonde serenità, e ci fa cogliere la (im)possibilità di un rinnovato paradiso…

 

Nicola Capria

Gli amici dell’adolescenza furono Giuseppe Russotti e Ferdinando Salleo. Ferdinando, dopo la licenza liceale, andò subito nel “continente”, a Roma, abitando dapprima in un pensionato di classe, a Piazzale Don Minzoni, poi a casa propria, in via Luciani. Con Pippo Russotti ebbi un periodo di oscurità, io frequentavo l’Università, lui fermo al liceo. A Messina, l’Università era vivacissima. Gli studenti attratti da organizzazioni politiche anche se non esplicitamente connotate. Esisteva l’UGI, mi pare, e vennero nella mia città e poi a Taormina Marco Pannella e Paolino Ungari, Ungari lo incontrai amichevolmente, dopo, anche a Roma. Chi mi accostò al mondo associativo studentesco fu l’amico della mia giovinezza, Nicola Capria. Nicola aveva più anni di me, studiava Giurisprudenza ma credo che fosse laureato o prossimo a laurearsi mentre io cominciavo. Calabrese, di San Ferdinando, stabilito a Messina, perché in Calabria non esisteva Università, suppongo, con il fratello Vito, la madre, delle nipoti. Povero, lettore dannato, gli prestavo volumi su volumi, e ci vedevamo quotidianamente anche per la restituzione dei volumi e la dazione dei nuovi. A pensare oggi quel che saccheggiammo allora mi sorge la convinzione che soltanto l’irresponsabilità è fonte di imprese ragguardevoli. Grandissima parte di quel che conosco viene dai pochi anni che insieme a Nicola Capria sortì dai libri letti e scambiati, e discussi al Bar Irrera, sotto gli alberi ed il chiasso degli uccelli.

Memorabile un altro amico, Giuseppe (o Armando?). Gentile, pazzo per l’aneddotica, ma era un’amicizia esterna all’Università, ci vedevamo al Gabinetto di Lettura. Nicola aveva passione politica esplicita, voleva darsi alla carriera pubblica, e cominciava dai circoli universitari. Quello che in futuro sarà il Movimento Studentesco nasceva anni prima, con gli studenti imbevuti di politica. Nicola aveva il corpo dell’uomo che poteva presentarsi al pubblico, alto, saldo, occhi azzurri accesi, temperati dagli occhiali, buon discorritore, studioso, onesto, naturalmente socialista e credo già, sul finire degli Anni Cinquanta, non comunista. Discutevamo per chilometri, e come i due compari, l’uno accompagna l’altro e non si lasciano, facevamo ore che preoccupavano le rispettive madri. “Con chi sei stato?”, investigava mia madre. “Con Nicola”, dicevo, e tutto si scioglieva. Anche la madre di Nicola aveva affetto per me. Quando partii per Firenze, la Sicilia sparì. Anni passati su anni. Se, raramente, tornavo a Messina, restavo minimamente. Ma la vita cresceva per ciascuno, ed il mio amico Nicola Capria diventa parlamentare regionale, anche vicepresidente regionale, posso sbagliare, parlamentare nazionale, Ministro del Commercio con l’Estero ai tempi rimpiantissimi di Bettino Craxi.

Nicola Capria, Ministro! La gioia dell’amicizia! Il “povero” Nicola, il mio compagno di letture, colui che aveva spartito con me la prima giovinezza e la voglia di fare, era giunto allo scopo a cui tendeva! Lo stesso piacere lo ebbi quando divenne Ministro Domenico (Mimmo) Fisichella, ma Domenico si era già onorato come docente. Ci incontravamo, in aereo, sui treni, amici come sempre, casualmente. Quando nel nostro Paese taluni scoprirono che altri erano corrottissimi ed ebbero il potere giuridico per giudicare e condannare, tra i dannati seppi di Nicola Capria. E le sue aspirazioni finirono. Anche il corpo di Nicola subì qualche condanna, se non a morte alla malattia. Sedeva al Bar Giolitti, io passavo per recarmi a Il Tempo o al Secolo d’Italia. Seguiva i miei articoli, i miei libri. Se toglieva gli occhiali, l’azzurro degli occhi restava, ma lo sguardo era grigio. Rimanevamo accanto. Non sempre in condizioni di parlare. Nel salutarci mi lasciava una mano grossa e stanca nella mano. “Passi domani?”, mi chiedeva. “Certo, Nicola!”. “Io sono sempre qui”. E ci vedemmo, talvolta con antichi conoscenti calabresi e siciliani. Al Bar Giolitti. Al solito posto. Dove un pomeriggio vidi seduta un’altra persona.

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