La memoria dei ricordi Amicizie… Amori…

Il nuovo libro di Antonio Saccà, edito da Armando Editore, con la copertina realizzata da Carmelo Crea, è un testo di memorie familiari ed amici. A partire da oggi, ne pubblicheremo un capitolo a settimana.

Anche nei deserti più gravati di fiamme solari, qualche pianta regge l’esistenza e addirittura genera fiori. Anche nei fondali inabissati del mare dove le caverne sotterranee scaraventano acque brucianti, organismi micidiali pronti a tutto, esistono e mantengono l’esistenza. La Vita sembra ovunque invincibile. E, non esistesse la Morte, vincerebbe. Ma, stranissimo evento, tutto ciò che vive muore. E l’uomo pare la sola creatura che rechi nell’universo il vangelo della morte consapevole, gli altri esseri muoiono, l’uomo muore e sa di morire. Sapendo di morire l’uomo deve organizzare l’esistenza con tale consapevolezza. Gli animali e le piante non sapendo di morire non suscitano perplessità sulla vita.

L’uomo si pone la questione: vale la pena vivere sapendo di morire, e sapendo che la morte è eterna? Fosse questa la sola tragedia! Gli uomini, singoli ed associati, non bastasse la Morte, gravano la vita di una seconda morte, il Male. Il Male che può ravvisarsi nell’invidia, nella gelosia, nell’avidità, ma sopra tutto nella mediocrità, nella riduzione dello spirito di grandezza, nella perdita dello spirito di ammirazione, nella presunta uguaglianza tra gli uomini, nell’inclusione generalizzata. Attanagliato tra la Morte naturale e la Morte per mano della mediocrità socialmente affermata, occorre uno sforzo d’alta marea per sormontare queste due potenze negatrici, un’attribuzione di vitalità, senza colpevolizzarsi se per non soccombere alla degradazione non stiamo al passo di chi vuole frenarci e stima l’ostruzione uguaglianza. Non limitare l’esistenza al sopravvivere, spingerla al sopra vivere. Poi verrà la Morte. Ma non durante la vita. Il Satana contemporaneo è la mediocrità in atto. Questa la situazione.

L’amicizia, se e quando esiste, e l’amore, se e quando esiste, consentono alla Vita di confermarsi. Quanto resta del Nulla. La Memoria dei Ricordi. Amicizie… Amori…

 

Rivista di Studi Politici Internazionali-Maria Grazia Melchionni. Giorgio Bosco

Giorgio Bosco è giurista. È stato ambasciatore, ne conserva il tratto, il piacere della conversazione pacata, l’analisi cauta, l’eleganza composta nell’abbigliamento. Non è poco in una società allo schiamazzo, che si fa merito di non ascoltare e di sovrapporre voce a voce.

Ci siamo conosciuti nei bei tempi dei convegni che Armando Verdiglione suscitava spesso, a Roma, a Milano, a Senago, nel mondo. Ci vediamo, siamo amici. Mi disse Bosco, anni passati, di aver fatto una nota su di un mio libro nella Rivista di studi politici internazionali, conosciuta e vetusta pubblicazione. Ne incontrai l’odierna Direttrice, una docente, Maria Grazia Melchionne, e la sede, via Lovanio, 16.

Quando mi reco a trovare Maria Grazia, il mondo esterno scompare. Dopo il portone, attraverso un lungo ingresso fiorito, piante ed acque scorrenti, la guardiola del portiere, il portiere nella guardiola, la porta di ingresso della Rivista, suono, e di solito apre sorridente Maria Grazia Melchionni. Snella, elegante, conversevole, puntigliosa. Dirige la Rivista come un generale che fa la rassegna ed aggiusta il fucile, la divisa, il copricapo… Nessun minimo sgarro, né di sostanza, né di forma, gli argomenti devono essere di politica internazionale, esclusivamente, la forma impersonale, le note a piè di pagina, e tutto documentato. Va bene? Va bene.

Ho scritto per la Rivista i miei testi più accurati, più lavorati, inevitabilmente. Non era possibile diversamente. Una Rivista selettiva, che informa ad alto livello, senza tuttavia impedire a chiunque la comprensione. Ed una rivista efficacemente internazionale, per i collaboratori e per lo sguardo. Con Maria Grazia Melchionni la conversazione è settecentesca, vivace, spigliata, competente. Il saloncino, limpidissimo, ornato di libri e mobili antichi, di comodi ampi divani e poltrone, fa entrare in epoche passate, quando esistevano la civiltà e l’amore per la cultura in un consistente strato sociale.

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