La memoria dei ricordi. Amicizie… amori. (undicesimo, dodicesimo, tredicesimo e quattordicesimo capitolo).

Proseguono gli "avventurosi" racconti tratti dall'ultima fatica letteraria del Professor Antonio Saccà.

Warning: ksort() expects parameter 1 to be array, object given in /web/htdocs/www.lfmagazine.it/home/wp-content/plugins/yet-another-related-posts-plugin/classes/YARPP_Cache.php on line 465

Paola C

Credevi che io fossi mezzo pazzo, tu eri di certo una (deprimente) moralista. Esasperavi la mia pazzia, fossi stato davvero pazzo. Per tener fede al tuo giudizio, ti lasciai in tronco. Mi inseguisti come una cagna affaticata, ma non ti rimase che guaire prediche ai venti.

Norma A

Talune persone ci degradano, tu sei stata la mia degradazione.

Tecla S

Avevi sofferto, ma non abbastanza da non soffrire ancora per causa mia. Mi dispiace. Molte persone le vorrei incontrare, per un addio pacificato, almeno. Sì, un attimo vedere Enrica, scusami Enrica; un attimo vedere Rita, e anche tu scusami; Tecla, un istante, per scusarmi… minima scusa anche a Paola… Sopra tutte vedere Elsa, Stefania, non per scusarmi ma per rappresentarci la comune tragedia… Norma e Laura muoiano dove moriranno, se non sono morte. La mia generosità sta nel non vederle per non dare a conoscere quanto le spregio.Tante altre, tanti altri. Ma non è possibile riassumere la vita, che resta nella vita. Ossia nella morte.

Mia sorella Caterina (Katia)

Mia sorella maggiore si chiamava Caterina, con il diminutivo: Rina; nel dopoguerra la nostra lingua contatta altre lingue e mia sorella fu chiamata Katia. Da ragazza era una bella bruna, nerissima di lunghi capelli e di occhi marroni siciliani, densi; agile, cantava bene, come tutti in famiglia. Non credo che amasse studiare, le piacevano i “gialli”, fu lei che mi fece conoscere Ellery Queen. Ebbe un fidanzato, suppongo la abbia lasciata perché non giungeva una camera da pranzo che mia madre aveva promesso ai coniugi eventuali. Si fidanzò e si sposò con un modesto impiegato alle ferrovie il quale aveva subito un colpo d’arma da fuoco casualmente esploso da un militare. Gli rimase il fianco lacerato ed in estate al mare non toglieva la canottiera, ma la parte vuota si coglieva. Fu un ottimo padre, credo un buon marito, forse è stata mia sorella da giovane non altrettanto pacificata nel piccolo spazio dove viveva. Negli anni nacquero tre figli, Irene, Ermanna, Gaetano; Irene somigliava al padre ed alla madre, potevamo dire somiglia al padre, somiglia alla madre, parimenti; Ermanna non somigliava né al padre né alla madre specialmente nei capelli, nella capigliatura, che da bambina aveva schiumosa, boccolosa, conchigliosa, e nerissima, laddove Irene di capelli ne aveva tanti e nerissimi ma lisci, distesi. Gaetano somigliava al padre di suo padre, faccia dai tratti duri, ossa forti, occhi larghi e buoni. Un difetto di nascita alla spina dorsale gli rese le gambe una radice strascicante. Era volitivo, studioso, la parte superiore del corpo ed il volto sviluppati accresciutamente e, seduto, appariva erculeo. Quando mia sorella e mio cognato accettarono il consiglio di operare il ragazzo in Spagna dove si presumeva agisse un eccellente chirurgo, partirono. In Spagna, a Barcellona, mi sembra, intervengono sul ragazzo. Ed il risulto fu ottimo. Per qualche ora. Poi il figlio morì. Mia sorella rimase una giornata alla finestra della clinica o dell’ospedale attendendo chi dalla Sicilia (il coniuge di mia sorella minore, del secondo matrimonio di mia madre) andava a prenderli. Erano paralizzati anche fisicamente dalla morte del figlio. Non credo che risanassero, mia sorella ed il marito. Molte persone continuano a vivere ma dentro sono morte. Irene ed Ermanna si sposarono, hanno avuto figli. Mio cognato non esiste più. Anche mia sorella Katia. Da anziana era ingrassata moltissimo e sembrava la sorella vecchia di nostra madre. Portava gli occhiali spessi, togliendoli palesava occhiaie annerite. Prima che morisse scesi a Messina a vederla. Non aveva forza di muovere un braccio. Mi disse con voce al minimo: Ciao, Pippo (mi chiamano così in famiglia) o: Grazie, Pippo. Si scioglieva, la magra carne pendeva. Quando la ricomposero indossava una tunica blu scuro con il crocefisso sul petto. Avrebbe dato, anzi, ha dato la vita per i figli, come mia madre ha dato la vita per noi. È la continuità oscura, muta con cui le generazioni si proteggono e continuano. È sepolta con il marito in un cimiteretto vicino Messina, ci sarà anche il figlio, forse nessuno va a trovarli. Prima di morire, mi recherò da tutti i miei familiari defunti, mia madre, mia sorella minore, mio fratello maggiore, mia sorella maggiore, mio nipote, anche mio cognato, anche mio patrigno. Appena scomparirò io, scompariranno anche loro. I morti sono morti a se stessi ed agli altri. A pensare il tempo in cui eravamo nel salone a Messina a festeggiare il Natale, il semplice stare insieme a mia madre, ai miei fratelli, ai miei nipoti mi faceva sentire nella vita vera, nella vita secondo natura… Stavo nel mare umano. Poi, se non ho perduto le ali, ho perduto il nido.

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*