La mia intervista…”immaginaria”…

...per raccontarvi un po' il "viaggio" più importante della mia vita!

Buongiorno Marco, prima di tutto qualche parola su di te, sulla tuascelta di lasciare l´Italia…per  Berlino!

Volentieri!   Sono   Marco   Giannecchini,   54   anni,   nato   a   Viareggio   eresidente a Berlino da píu di 25 anni.Mi   ricordo   ancora   quel   giorno,   ancora   studente   di  Medicina   a   Pisa,quando improvvisamente nella mente si affaccia un insolito pensiero: „Ese andassi a Berlino Ovest, dopo la laurea per lavorare ed iniziare unanuova vita?“

Forse é la vita nella provincia versiliese, avvertita come troppo tranquilla e ordinaria; il corso di vita fatto di “famiglia, palestra e cene con gliamici il venerdi sera”, lo percepisco sempre piú stretto; ma é soprattutto la situazione in Italia, che giá allora mi rende “insofferente” per esempio verso   le   strutture   statali,   che   percepisco   come   logore,   inefficienti   ed demotivanti.   Ma   poi   sono   soprattutto   scettico   sulle   possibilitá professionali in Italia da medico laureato.

Poi questa idea “di ribellione e fuga” passa nel quotidiano, scandito dastudio e esami, in un secondo piano.In estate, la lotta con gli esami rallenta e la frenesia universitaria lascia ilposto al  piacere di   trascorrere qualche ora spensierata sulla spiaggia della Versilia.La Versilia attira da anni da tutto il mondo turisti, che si recano in questa localitá per godersi il sole del cielo toscano, rinfrescarsi nel mare tirreno e rigenerarsi all´ombra dei pini della Maremma.

Una sera, faccio la conoscenza di una ragazza di Berlino Ovest. Nasce cosí una relazione, che vogliamo mantenere anche dopo il suo ritorno dalle vacanze in Italia nella sua cittá, allora divisa dal muro. Cosí vado  a trovarla per brevi periodi di tempo a Berlino Ovest, che utilizzo anche per informarmi  sul   sistema sanitario   tedesco  e   le  possibilitá   di   lavoro,   in campo ospedaliero.

Poi   arriva   finalmente   il   giorno   della   laurea   con   la   tesi.   Durante   laconsegna del diploma, sono da una parte felicissimo di celebrare con lamia famiglia questa tappa fondamentale, ma con la mente sono giá a Berlino.

Poi la partenza…12.000 chilometri di strada mi separano, da quello che sento sempre di piú come la meta dei miei sogni e delle mie ambizioni professionali.

Nel periodo successivo avverto dentro di  me un grande conflitto,  che nasce dalla presenza contemporanea di desideri tra loro contrastanti: la voglia  di  misurarmi  nel  mondo del   lavoro e  di   rendermi   indipendente finanziariamente, il desiderio di avventura, il bisogno di sicurezza, che mi dá   la mia  famiglia e  la “rete di  contatti   in  Italia”.  Ma nonostante  tutto avverto di essere alla soglia di un evento, che cambierá definitivamente in maniera positiva la mia vita.

E cosí, un giorno di dicembre del 1986, informo i miei genitori della mia decisione, poi mi siedo alla guida della mia Fiat Ritmo, che mi aiuterá a raggiungere   Berlino   Ovest   con   quello   che   serve   i   primi   mesi,   per insediarsi all´estero.

Seduto alla guida sistemo lo specchietto retrovisore, quasi per dare un ultimo sguardo a quella che era stata la mia vita fino ad ora e parto…Arrivo a Berlino Ovest, agli arbori del giorno dopo, con in tasca solo un diploma da Medico ….

Come senti la „tua Berlino“, paragonandola all ´Italia?

Berlino é per me un rifugio per persone impazienti, come lo sono io.Questa cittá è stata a lungo ed é tuttora un luogo di raduno per “anime senza compromessi”, per “esuli volontari” e “ribelli”.

E  l´Italia, da sempre prigioniera del  principio  immortalato nell´opera di Giuseppe Tommasi di Lampedusa (il Gattopardo) ­ – deve cambiare tutto,in modo che non cambi nulla –

è anch´essa sempre un grande forno di anime,   che   soffrono   esattamente   della   stessa   cronica   insofferenza;anime mosse da desideri, da esigenze, sogni e frustrazioni.

Berlino  accoglie  queste  anime,   le  dá  un   rifugio  e   le  prepara  ad  unametamorfosi radicale.

L’Italia affascina  l’ osservatore esterno, ma paralizza  l’esistenza di   tutti coloro   che   vi   vivono.   Ciò   è   stato   in   gran   parte   la   fonte   della  mia impazienza  e  all’età   di  27  anni   (al  momento  del  mio   trasferimento  a Berlino Ovest) non si vuole perdere tempo.

Berlino  è   stata  per  me allora  e   lo  è  adesso  un  programma pieno di contrasti. E questo penso che sia la ragione per cui gli Italiani vengono a Berlino   oggi   e   la   lasciano   dopo   poco   tempo.   Qui   puoi   trovare temporaneamente la “salvezza” e “la soddisfazione di desideri”, a lungo ignorati e rimossi. Ma puó accadere, che la cittá “ti rifiuti”, come dopo un trapianto, in cui il corpo rigetta il tessuto estraneo.L’andirivieni di giovani italiani a Berlino è come un opera teatrale, scritta da due autori, a quattro mani: da una parte „il  desiderio“ e dall´altra „la curiosità“. I personaggi sono anonimi, le loro storie un continuo tentativo di risolvere definitivamente la vita come una equazione aritmetica.

Per alcuni di loro, Berlino non è altro che la continuazione di uno di quei videogiochi che hanno giocato da bambini, nelle sale da gioco. Si lancia il primo gettone e si spera che il gioco duri il più a lungo possibile.Se sei bravo o fortunato, “riconquisti una vita persa” o riesci ad avere un punteggio elevato, che ti permette di vincere una nuova partita.

Per   tutti   i   giocatori,   quando  il   punteggio  è  basso,  arriva  peró   poi,   in maniera scontata il momento del conto alla rovescia. É il momento in cui sullo schermo appare la scritta lampeggiante -Inserisci un gettone –

Allora devi decidere se continuare il gioco e rischiare di nuovo tutto o mandare tutto e tutti al diavolo e tornartene a casa.Anche io a Berlino all’ inizio ho giocato con un paio di gettoni in tasca e poi   sono   rimasto,   per   cercare   di   reinventare   me   stesso.   O semplicemente per far coagulare un pó di tempo, prima di prendere una successiva decisione.

Forse sono rimasto, anche perché mi sono innamorato “a seconda vista”in questa città.Poiché Berlino è “bella”, non in un senso strettamento estetico; Berlino é bella,  perché  non  è  definitiva,  perché   le  cose  non  durano all´infinito,perché   tutto  é   sempre   in  movimento.   In   una   parola:   tutto   é   ancora provvisorio.

Il   caso  e   il   sentimento,   che  è   anche   in  definitiva  casuale,  mi  hanno portato a Berlino. Ma ancora più importante é quello che mi ha tenuto qui. Quello che definerei il fascino del provvisorio.

Forse Berlino, come ho detto, non é bella in senso estetico, ma offre un vuoto e il vuoto è un’opportunità. In quanto ne puó nascere qualcosa. Si tratta  di  una  promessa,  uno  spazio  per   la  propria  creatività.   La   furia creativa di questo posto è  inebriante. É come un farmaco che ti entra direttamente nel sangue.

I numerosi cantieri, sparsi in tutta la cittá, li sento come parte della mia vita, perché mi identifico con loro. Quando hai 27 anni, la vita è come un cantiere aperto. Tutto è “futuro” e le passioni sono travolgenti, fugaci e provvisorie.  Ma anche oggi,  alla soglia dei  55 anni sento,  che  la mia“casa” non é ancora terminata. Berlino, con i suoi cantieri e rovine, dá del tu al mio IO provvisorio, come due amici, che si conoscono da molto tempo e che continuamente parlano di nuovi progetti, di nuove scoperte e nuove mete da raggiungere.

Questo IO provvisorio è espressione di movimento, di insicurezza, ma anche di speranza; é la promessa di un cambiamento, di una guarigione.In Italia, la storia si accumula strato dopo strato. Tutto rimane peró al suo posto  e noi  possiamo solo  osservare ciò   che accade,  senza poterne veramente prenderne parte.

Berlino   è   la   prova   vivente,   che   niente   è   per   sempre,   ma   tutto   è provvisorio. Che prima o poi anche l’ordine considerato il piú stabile di tutti, si trasforma, finisce e muore.Anche quell´ordine, in cui viviamo oggi. E anche questo alleggerisce la nostra anima e ci  dà   la  serenità  per   iniziare   la  giornata con  la   frase -quale ruolo interpreto oggi nel film della mia vita?

É difficile per un Toscano vivere a Berlino?

Non direi,  anzi…Ho bisogno della  struttura di  una grande città,  come Berlino,  per   riempirla  dei   contenuti   di   vita  del  mio  paese,  di   ció   che momento é la base della mia “inconsueta quotidiana realtà personale”;questa é la base per i miei viaggi alla continua scoperta di me stesso e del processo di creazione del quotidiano.imparo tutti i giorni, attraverso la mia famiglia e la mia professione.Essere   al   tempo   stesso   parte   di   Berlino   e   “straniero”,  é la base della mia “inconsueta quotidiana realtà personale”;questa é la base per i miei viaggi alla continua scoperta di me stesso edel processo di creazione del quotidiano.

É   vero…ci   sono   state   diverse   situazioni   estreme,   che  mi   hatto   fatto percepire chiaramente i miei limiti, ma anche le mie potenzialitá.Forse ha ragione l’astrologia, quando definisce i tratti caratteristici dei capricorni. Sono nato il 26 Dicembre, nel periodo piú freddo e buio dell´anno, quando per sopravvivere ai rigori dell´inverno bisogna attingere alle   proprie   risorse   piú   profonde,   saper   dosare   al  meglio   le   proprie energie e saper contare su se stessi.Una delle cose che questa scelta di vita mi ha fatto capire, fin dall´inizio,é che potevo cavarmela da solo.Inoltre, mi ha fatto capire come sia importate conquistare quello che ritengo essenziale per il  proprio sviluppo personale:  la conquista della propria autonomia, non solo finanziaria, ma soprattutto di pensiero.

Come   mai   hai   scelto   questo   momento   per   raccontare   la   tua esperienza?

In tutti questi anni, ho scritto giorno per giorno, un diario e poi un giorno mi sono chiesto: „se la mia vita fosse un film, avrebbe voglia di vederlo qualcuno???“All´inizio ero incerto. Poi con il tempo mi sono reso conto, che questa titubanza era un invito a guardare con sguardo piú compiacente verso me   stesso;   un   invito   a   smettere   di   cercare   i   difetti   in  me   stesso   e valorizzare i miei “talenti”.Oggi  sento  che a  questa   titubanza si  é  sostituita  una  “serenitá”,  che deriva dalla consapevolezza di avere in mano le chiavi della “mia felicitá”e di una „bella storia da raccontare“.La realtá in fondo, ci dicono gli scienziati della mente, non esiste per sé,ma é il risultato di una permanente elaborazione di ricordi memorizzati, di sensazioni,  nate  dall´interno del  nostro  corpo,  dai  nostri  5  sensi  e  di desideri, rivolti a situazioni, che vorremmo sperimentare nel futuro.

Cosa   si   prova   all´inizio,   quando   si   lascia   l´Italia   e   cosaconsiglieresti a chi volesse trasfersi a Berlino?

Chiaramente all´inizio si prova un grande senso di vuoto, di “perdita”. Ma“perdere” puó significare anche trovare qualcosa di nuovo. Afferrare un sogno   impigliato   nel   passato.  Rivoluzionare   il   proprio   ”business   plan esistenziale”. Non é importante il modo in cui si arriva al cambiamento. L´importante é lasciarsi alle spalle quella zona grigia di staticitá e arrivare ad un vera sintonia tra le intenzioni ed il fare concreto.

Rimpiangi l´Italia? Quante volte sei in Italia?

Per il momento non penso di voler tornare in Italia, definitivamente. In genere trascorro le mie vacanze in Toscana, dalla mia famiglia.

Sei sposato?

Si con una donna, proveniente dalla Giamaica, con cittadinanza tedesca,che ho conosciuto ca. 8 anni fa grazie a Internet.

Dove abiti?

Abito con mia moglie e suo figlio in un appartamento nel quartiere di Charlottenburg vicino al castello

 

            Epilogo

Ci sono sempre momenti molto intensi nella vita di ognuno di noi. Sono quelli in cui devi prendere decisioni definitive, da cui sai che non potrai tornare indietro.

Capita quando devi decidere se comprare una casa o vivere in affitto,oppure se cessare un lavoro giá praticato da anni, che rappresenta una sicurezza finanziaria, ma che “interiormente” non ti dá quello di cui hai bisogno, per essere felice.

Sono  momenti   che   ti   rimarranno   per   sempre   nella   memoria.

L´unica strada da prendere, secondo me, é quella che avvverti come la sola davvero percorribile. Puó essere in una direzione, oppure in quella opposta. Ma paradossalmente, non é questo che importa: occorre proseguire, andare avanti, senza scegliere in questo difficile momento la meta finale. A quella, presto o tardi, arriverai, se saprai alzarti dal fosso in cui sei caduto. Perché é solo se ci rimani dentro, e ti buttano la terra addosso per coprirti, che é davvero finita. Meglio iniziare un nuovo percorso. Lo intraprendi amareggiato, deluso, martoriato. Ma puoi cominciare con il sorriso, se comprendi fino in fondo quale forza hai nell´avere anocra la capacitá di andare avanti nonostante tutto. É quella chea tanti manca per cui si feramno nei momenti critici. É quella a cui io mi apoggio da sempre per essere capace di andare avanti. Ed é quella che io auguro a ogni lettore della mia storia che si trova a vivere un momentocosí: “Guarda dove puoi andare E vai…Senza mai fermarti! Ti aguro il film piú bello della Tua vita.

 

Marco

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