LA NAZIONE EUROPA – parte seconda.

Italia: cominciare dal passato.

PRIMA VARIAZIONE: LA MESTA CERIMONIA DEGLI ADDII

Italia, tremila anni ti possono saziare, finiamola, questa pantomima. Siamo dissolti, e maggiormente ci dissolveremo, una confusione senza capo né coda, mescolanze fangose, macinato di religioni, etnie, lingue, folle impazzite per la sopravvivenza da cui non frutterà né cultura, né civiltà ma angoscia di affamati disposti ad ogni delinquenza pur di campare. Non ci sarà riguardo per l’arte, e coloro che vantano la loro fede la manifestano in modi feroci, non sono della stirpe degli edificatori di templi, cattedrali, sinagoghe, moschee. Se ci sarà fede sarà una fede ottenebrata, virulenta, abbandonata dall’arte e dallo spirito. Fede con gli occhi furiosi, pur di dichiararsi credenti e illudersi di essere precisabile dentro la personale nullità.

Addio, Raffaello Sanzio, ti sei sprecato a coniare Madonne che incantavano il tuo sguardo prima di incantare lo sguardo umano. Meglio sarebbe stato visitare i bordelli di Roma. Se a quei tempi c’erano nordelli, o belle cortigiane, e segnare con il dito in aria i contorni della bellezza femminile. Ti sei sprecato, Sanzio, non abbiamo bisogno di te e della tua opera. Questa mandria recente e ventura pesterà i tuoi quadri e non li ripulirà, non scrupoli e colpe, un esercito di millepiedi umani in nome dell’inclusione universale e delle porte spalancate e dei mari navigabili… Che fogne arriveranno. Addio.

Addio Michelangelo Merisi! Tragico, lussurioso, a tu per tu con la Morte scannata, volti lavorati con il martello ed il trincetto, facce patibolari, drappi rosso sangue, ragazzi femminili, puttaneschi, dai sorrisi perversi, avresti potuto non prenderla così tanto sul serio, all’estremo l’esistenza, immaginando i  tuoi posteri.

Leopardi, Conte Giacomo, amico mio, ahi come ti sbagliavi pur di salvare una minima speranza nella vita! No, non è la Natura la nostra nemica, è la Società! Considera come si è ridotta: una legalità imprigionante che nel fingere di regolare gli uomini  fa dominio degli uni sugli altri, impedendo agli asserviti di ribellarsi, perchè violirerebbero la legge, fatta per imprigionare i vinti …legalmente, non per difenderli.

L’Arte e la Morale

Milioni, miliardi di persone muoiono di fame, di malattie… Di fame, di malattie, nel XXI secolo. Il mal fatto dell’uomo sull’uomo pareggia o sopravvanza quel che la Natura ha compiuto sull’uomo, e continua a compiere. E se la Natura ignora il male che imprime, l’uomo lo vuole. C’è nell’uomo un certo piacere a godere dell’altrui dispiacere. Non tanto, non solo il piacere del piacere ma il piacere del dispiacere altrui e un dispiacere dell’altrui piacere. Da sempre. Ma ciascuno vive la sua generazione. Oggi stiamo nell’asfissia sociale. La Società è una covata di scorpioni dai pungiglioni di potenza e veleno diverso, e i massimamente velenosi e furibondi sovrastano, ma pure gli scorpioncini si danno colpi, spesso tra di loro invece che contro gli scorpionacci. E’ la guerra di tutti contro tutti sotto la bandiera della legge (legalità). Se furono concepiti la Società, lo Stato per sfuggire alla condizione bellicosa di natura gli scopi non sono raggiunti, posto che onestamente fossero voluti. La Società e lo Stato legalizzano il dominio. Eppure qualcosa è cambiato. In passato vi era un dominio pressochè assoluto di pochi sui molti e questi pochi coltivavano se stessi, si distinguevano, erano una clase eletta, un’aristocrazia. Sparita, non vi è traccia. Potere, ricchezza, dominio ma non aristocrazia, non una forza traente, anzi: il potere viene esercitato degradandosi, rendendosi graditi alle masse… Vi è una perdita di qualità che dispera di rimediarvi. Invadente. Pervadente. Incombente.

LA PREOCCUPAZIONE SOCIALE

La vita ormai è sotto il comando della Preoccupazione, e non soltanto le Preoccupazioni Decisive, la Morte, la Guerra, la Fame, ma preoccupazioni fastidiose, avvilenti, svilenti, pericolose, angustianti, tasse, tributi, incertezza di lavoro, disoccupazione, sottoccupazione, volgarità, l’assalto gomito a gomito, nessun rispetto, il gusto della malacreanza, la mosca al naso, l’odore di litigio, e non dico la corruzione della gente per bene e della feccia, e miriadi di poveracci disposti a tutto per sbarcare il lunario…

Tra cinque miliardi di anni il Sole farà una brutta fine, consunto, allo stremo, dopo aver accalorato il sistema che gli si attribuisce, stanco di fondersi e rifondersi, perderà il controllo, si incendierà, e si spargerà fiammeggiante e sanguinolente, bruciando tutti i pianeti in cenere nerissima…O moriremo di gelo? Talvolta sembra che viviamo nella Società quanto avverrà nella Natura, se mai l’uomo vivrà fino a quei remoti margini.

LA SOCIETA’ MORTALE ED IL PERICOLO “ISLAMICO”

Chiamo “pericolo islamico” non tanto la religione islamica ma l’idea che sia la religione a giustificare l’esistenza, che la religione abbia senso e valore  nella fede religiosa.  Ci siamo tolti , noi europei, questa imposizione durata secoli e dovremmo riceverla dall’Islam! Torme fanatiche, ostili, nemiche del dubbio, della incredulità, della coscienza di un’esistenza che patisce, o non patisce, la nudità della vita senza darsene una spiegazione e tuttavia amando, o non amando, l’esistenza. Nulla da rimproverare a chi vuol “credere”, tutto da rimproverare a chi obbliga a credere o impedisce, condanna chi non crede. Questo è il pericolo “islamico”, l’opinione che chi crede valga meglio di chi non crede, l’idea che la comunità esiste sopra tutto in una fede religiosa associativa, e considerare anime dannate gli increduli. E soprattutto, che solo la religione sia la via di salvezza dell’uomo e delle società. E tuttavia la questione esiste. Esiste la necessità di legami, di avere ragioni per stare insieme, combattere insieme.

LA “SOLUZIONE” NAZIONALISTA

Non dovremmo essere nazionalisti nel senso sporco che assume talvolta il nazionalismo, crederci di razza eccelsa, di un paese eccelso, ignorando o mentendo sui nostri limiti o nefandezze, quando esistono. Difendere la nostra abiezione perchè “nostra” è abietto. Ma difendere le nostre eccellenze, quando esistono, e volerle raggiungere, non come appartenenti alla generale specie umana, piuttosto come paese determinato, con vicende condivise, lingua comune, eroi, artisti, inventori, popolo comune, non coltivare appassionatamente la  memoria nostra e non entusiasmarci per quanti onorarono il paese nostro, e tutelare memoria e personalità, e non consentire oltraggio, diminuizione, offuscamento… Chi saremmo se un nebbioso universalismo togliesse noi stessi a noi stessi in virtù di un presunto riguardo per il genere umano sradicato dal passato, unito non nella rispettiva identificazione ma nel presumere che la convivenza è facilitata dalla sparizione delle differenze!

 

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