La principessa della solidarietà.

In tempi in cui la globalizzazione viene colpita da torvo oscurantismo la bellezza dell’anima può ancora salvare il mondo.

Ci ha concesso un’intervista una bellissima principessa somala che con le sue parole tanto ci fa riflettere su tutto quello che spesso superficialmente viene considerato “terzo mondo”, ma che può rivelarsi veramente un’oasi preziosissima di storia antichissima, fascino e sapienza.

La principessa Hodan Tahir ex modella e instancabile cittadina del mondo, ha scelto Roma come meta per la sua rivoluzione culturale, tra moda e spettacolo, e tra  solidarietà e classe fa sempre capolino la cultura. Il bellissimo viso della principessa ci ricorda molto Zeudy Araya, un’altra africana che l’Italia ama tantissimo e anche lei  sinonimo di classe, fascino e multiculturalità. La principessa Tahir tutti i giorni lotta, lavora e diffonde la cultura dell’amore per la vita e l’importanza del dialogo culturale fra i popoli, con forza ironia e tanta creatività.

Principessa la sua storia è una storia di splendori ed affanni. Se pensa alla Somalia e a lei bambina che immagine le viene in mente subito?

“Se penso alla Somalia mi ricordo soprattutto i colori di Mogadiscio, la città bianca, costruita ai tempi del sultanato di Oman. Un centro antico con schiere di ville bianche che si abbinano col cielo azzurro ed il mare cristallino. Le dune, gli animali liberi che convivevano tranquillamente con le persone. Era normale camminare a pari con antilopi, gazzelle, struzzi e quant’altro. Invece per quanto riguarda gli animali feroci c’era un accordo con la popolazione che sapeva tranquillamente comunicare sia con i leoni, iene, elefanti, ippopotami, coccodrilli. Per esempio, era risaputo che il leone è un animale che segna il territorio, per cui in esso la gente si sentiva protetta ed aveva preso l’abitudine di liberargli una capra qualora ci fosse carenza di selvaggina. Il leone si metteva a distanza e ruggiva facendo capire la sua necessità. Quindi si riusciva così ad evitare delle morti inutili. Ma quanti ne ha uccisi la guerra cosiddetta tribale, in realtà manipolata dall’occidente?”

Lei è di una famiglia di diplomatici tutti laureati e internazionali dunque è, diciamo, una privilegiata… ma che rapporto concreto ha con i suoi concittadini di condizioni più umili?

“Sono nata negli anni sessanta, il periodo della decolonizzazione. Tirava aria di libertà e indipendenza in tutta l’Africa. La cultura somala è basata sull’unità e la solidarietà, essendo uno dei pochi paesi in Africa abitato dalla stessa etnia che professa la stessa religione, parla la stessa lingua e, quindi, la stessa origine. Nel 1990, quando scoppiò la guerra in Somalia e iniziò l’immigrazione del mio popolo verso l’Italia, fu la prima volta che venni a contatto con i problemi reali della parte più bisognosa del mio paese. Mi sentii subito in dovere di creare una associazione vera per accompagnarli verso l’integrazione. Il rapporto è ottimo oggi, perché sono diventata un punto di riferimento sia per gli immigrati che per le relazioni intergovernative tra Somalia e Italia. Mi sta a cuore soprattutto trovare fondi e finanziamenti per la formazione delle bambine in area di conflitto, essendo loro soggette a ogni tipo di sopraffazione, fino ad essere costrette a matrimoni dall’ età di dieci anni in poi per la mancanza di formazione e situazione disagiata.”

Lei  è molto bella ed ha anche un passato da modella. Possiede bei ricordi di quel periodo di sfilate, stilisti e jet set?

“Ringrazio per il complimento. I ricordi son tanti, da Miss Africa a vari concorsi internazionali di bellezza e di danza, sfilate, pubblicità, cinema e organizzazione di eventi di beneficienza o dei galà in ambasciate. Mi tengo impegnata devo dire… Ho passato metà della mia vita a contatto con il mondo dell’immagine. Tutto è iniziato per caso, accompagnando delle amiche e invece hanno scelto me al loro posto, a tal punto che se ne guardano bene a portarmi ad un casting ancora.”

Africa Fashion Gate, la moda che veste la pace è un progetto molto forte, ce ne parla?

“Avevo sposato l’idea di Nicola per l’African Fashion Gate per lanciare ed integrare le modelle di origine africana in Europa ed altrove partendo ormai da una realtà conclamata di generazioni di Africani nati in Italia e parte integrante del tessuto sociale. Pur avendo questa idea in comune, io ed il socio fondatore di Africa Fashion Gate ci siamo persi di vista essendo molto impegnata per la mia agenzia di casting, le varie scuole di danza, di portamento ed eventi per sensibilizzare sull’arte o anche sulle problematiche del continente africano.”

Per il suo impegno sociale per il suo paese, è stata nominata principessa di Somalia… che carica è? Come si sente nel ruolo?

“Purtroppo o per fortuna principessa si nasce. Mia madre è di una famiglia reale della Somalia e ha sposato un re. Insomma sono cresciuta tra nobiltà e diplomazia e qualche Santo come antenato, per cui la conoscenza della religione islamica nella mia famiglia è un must, poi avevo dei Giudici in famiglia, dato che la religione mussulmana è legge. Come mi sento nel mio ruolo? Per quanto riguarda l’impegno sociale, molto gratificata. Trovo soddisfazione nell’essere utile ai fini di migliorare una vita o di dare possibilità di migliorarsi. La prima volta che vidi un film, era sugli imperatori romani ed ero alle elementari. Ricordo che mi innamorai subito di Giulio Cesare e di Marco Antonio. Guai a scuola se qualcuno li ammirava. Erano questi i miei idoli e nessun altro. A parte questo, io vengo dalla Somalia Italiana e la prima lingua che imparai a scrivere era l’Italiano, perché il Somalo era una lingua orale. C’era un precedente. Dopo la decolonizzazione durante lo stato fiduciario, i miei parenti e genitori stessi hanno avuto la fortuna di studiare e laurearsi in Italia per mandare avanti il governo in costruzione. Io stessa ho finito la scuola superiore in Italia. Per cui dopo la mia amata Somalia sento l’Italia come il mio secondo paese. Con annessi e connessi. Una specie di scarafone di mamma con tutti i suoi difetti.”

Roma l’ha sempre accolta e lei dichiara di amarla, ma cosa ama di più della città eterna? L’arte, la gente, il clima o il cibo ?

“Si è vero, amo l’arte, amo il cibo, amo la gente e amo il clima. E l’arte di amare da Latin Lover che hanno gli uomini.”

Lei è molto attiva in tantissimi progetti. Ci parla di uno di prossima realizzazione?

“I progetti sono tantissimi, alcuni personali, altri sociali. Di quelli personali ne parliamo in privato. Tipo… un uomo six pack con trentadue denti non uno di meno (sto scherzando ovviamente). Ma di prossima realizzazione ci sono due libri, una agenzia casting e una collezione di abiti afro italiani, poi teatro e molti eventi. Credo basti!”

Grazie signora Tahir per l’intervista concessa cortesemente.

“Grazie a voi Antonello.”

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*