La ragazza nella nebbia.

Il film con Toni Servillo, Alessio Boni e Jean Reno, in questi giorni in sala, è tratto dal Romanzo di Donato Carrisi, che si cimenta, per la prima volta, come regista cinematografico.

Un piccolo paese di montagna, Avechot. Una notte di nebbia, un incidente. L’uomo alla guida viaggiava da solo. È incolume. Allora perché i suoi abiti sono sporchi di sangue? L’uomo si chiama Vogel (Toni Servillo) e fino a poco prima era un poliziotto famoso. E non dovrebbe essere lì. Un mite e paziente psichiatra (Jean Reno) cerca di fargli raccontare l’accaduto, ma sa di non avere molto tempo. Bisogna cominciare da alcuni mesi addietro. Quando, due giorni prima di Natale, proprio fra quelle montagne è scomparsa una ragazzina di sedici anni: Anna Lou. Però è sparita nel nulla, in quella nebbia perenne, ingoiata per sempre, nascondendo un mistero più grande di lei. Un groviglio di segreti che viene dal passato, perché ad Avechot nulla è ciò che sembra e nessuno dice tutta la verità. Questa non è una scomparsa come le altre, in questa storia ogni inganno ne nasconde un altro più perverso. E forse Vogel ha finalmente trovato la soluzione del malvagio disegno: lui conosce il nome dell’ombra che si nasconde dentro la nebbia, perché “il peccato più sciocco del diavolo è la vanità…”

Film davvero ben strutturato, come la regia d’esordio di Donato Carrisi, da uno dei suoi best sellers. Trama scorrevole, sicura, in cui tutto è diverso da ciò che sembra ed ogni personaggio sa più di ciò che appare. Le reminiscenze criminologiche e di Scienza del comportamento nelle quali si è specializzato Carrisi, emergono vividamente, ed ogni personalità contiene una controversa natura.

Ottimi, ma quasi superfluo dirlo, gli attori protagonisti.

Toni Servillo rappresenta l’agente speciale Vogel in modo eccellente. A lui basta muovere un semplice sopracciglio per esprimere tutto. La sua concezione del rapporto tra i media ed i crimini viene tracciata con una sorta di lucida spietatezza. A Vogel non interessano le indagini scientifiche o l’analisi del DNA, bensì trovare un mostro e sbatterlo in prima pagina, uscirne protagonista sui media, perchè è quello che in fondo vuole la gente, e lui sa bene come traformare un indagine in un caso mediatico.

Alessio Boni nel ruolo del professor Martini, misterioso, accattivante e tristemente veritiero, sa ben dosare il sentimento all’imperscrutabilità, al mistero ed alla sua bontà come padre e marito.

Jean Reno, perfetto, nei panni dello psichiatra Flores che interroga Vogel sull’intera vicenda, narrata come un flash back mentale.

Ottimo film, che, similmente al romanzo, tiene incollati alla poltrona per veder dipanare la matassa veramente solo sul finale, nel romanzo, nelle ultime tre pagine. Una ricostruzione dei fatti impeccabile e sorprendente!

Il film coinvolge lo spettatore in un thriller ben congeniato, dall’atmosfera cupa e angosciante, resa tale ancor di più da questa nebbia quasi sempre presente nella vicenda. I colpi di scena giungono poco alla volta, come a consentire allo spettatore una sorta di preparazione. I personaggi risultano ‘affascinanti’ e ben approfonditi psicologicamente.

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