La sapiente lingua di Gianni Verdoliva.

Quando il passato e il presente si toccano, accade qualcosa di magico. Specie in certi luoghi dove il silenzio e la tranquillità conducono i sensi oltre ciò che è apparente.

Una menzione speciale va ai titoli di questi racconti, prima ancora dei racconti stessi. Gianni Verdoliva ci sorprende e ammalia sin dall’inizio, predispone i nostri sensi in una dimensione accattivante perché ogni titolo non è mai banale e soprattutto ha un che di evocativo. Caro Niccolò, ti dono questo cestello o Gli arredi del sentimento, Il profumo dell’anima, Pensavo mi avessi abbandonato, Quello sguardo e così via; non sono solo titoli, sono già piccole storie e questo la dice lunga sull’abilità dello scrittore.

È come aprire uno scrigno di monili, o una scatola di ricordi, di quelle che nei film si nascondono dietro il battiscopa o nella casa sull’albero. Ed è proprio questa la portata dei racconti: entità concluse in una dimensione che ha a che fare con le piccole magie, nostalgie e tenerezze – oserei dire – dei tempi andati, anche quando sono immersi nell’oggi. Non è la dimensione temporale – che pure c’è ed è utilizzata a puntino – a rendere evidente tutto ciò, ma una penna sapiente che sa fermarsi sui dettagli, sui cenni, su elementi sottili che diventano il carattere fondante di ciascuna storia e a tratti anche la chiave di volta di ogni vita descritta.

Altra nota di stile sono le descrizioni, ben fatte, comprensibili e permeanti: non arriviamo nei luoghi descritti, ma sembra che ci siamo già o addirittura che li conosciamo a fondo.

E se parliamo di titoli e descrizioni, parliamo anche di un uso sapiente delle tecniche narrative, della lingua e della resa di elementi che soddisfano le aspettative di chi legge; evidentemente Giovanni Verdoliva è anche un grande lettore, perché ciò che butta giù con la penna è quello che ha amato leggere e che ha saputo modulare tramite la sua ottica. E questo ci conforta, pare coccolarci: il suo è un modo di raccontare che genera benessere perché ben fatto. Nulla di più semplice come sillogismo, ma difficile da rendere a conti fatti.

L’abilità nella tecnica e la raffinatezza dei contenuti rendono questi racconti “forti fuori ma sensibili dentro” come Jacopo (pag. 162), personaggio del racconto Un raggio di luce, la cui descrizione ben si adatta all’essenza di questa opera prima verdoliviana: “Jacopo, questo era il suo nome, amava il canottaggio, si dedicava con impegno agli allenamenti. Era tra i più bravi della società di canottaggio all’epoca, faceva gare e vinceva pure. Mentre i suoi compagni erano anche tipi da feste, lui era schivo e introverso. Forte fuori ma sensibile dentro. Da bimbo aveva paura del buio. […] Mio padre mi raccontava che quando usciva dall’acqua e sfilava sul pontile sembrava un adone. Aveva un lato suo, personale, che non voleva rivelare. Custodiva gelosamente la parte più intima di sé”.

A cura di Erica Nenni

Gianni Verdoliva

 

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Titolo: Come anime scelte che si ritrovano

Autore: Gianni Verdoliva

Genere: Raccolta di racconti

Casa Editrice: Robin Edizioni

Collana: Robin&sons

Pagine: 168

Prezzo: 12,00 €

Codice ISBN: 978-88-7274-379-9

 

 

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