La vie en rose

Rosa cipria. Il colore del momento. Tornato con dolce – così come la nuance in questione – e tenera prepotenza on stage dei nostri giorni di questo inizio di primavera già anomala per le sue temperature fin troppo alte e accadimenti che si susseguono a ritmi frenetici.

Sfumatura cipriata, eleganza sottile, discreta, universalmente accettata. Sta bene con tutto, dona fascino, stile, quel certo understatement che fa acquistare punti, scatena consensi. Ebbene sì, possiamo abbinarla  così facilmente, per esempio, agli inviti di craxiana memoria di non andare a votare il  17 aprile, convincendo l’elettorato confuso e infelice che – ma sì – è inutile volere esercitare il proprio sacrosanto diritto di voto, a che pro, per una consultazione appunto senza senso.  Perché c’è chi ci sta già pensando al bene italiano, con capacità, dedizione e sprezzo del pericolo (laddove pericolosi sono gli inutili che non approvano, certo, e i rosiconi che tanto danno stanno apportando alla nazione).  Si sta lavorando alacremente, altro che storie, per il cambiamento, l’innovazione, la ripartenza. Il tutto avvolto nella splendida nuvola beige, tra il panna e il sabbia che ogni cosa nasconde, mai uguale a se stessa. Rosa tenero e impalpabile che colora promesse, accordi, patti sottobanco, aggiustamenti famigliari, interessi poi smentiti con candore disarmante, oppure giustificati con altrettanta disarmante faccia tosta, con sorrisi luminosi, con alzata di voce vibrante e a tratti commovente. L’amore per la patria è cosa seria e va salvaguardata contro i negativi, i pessimisti, i rompicoglioni a oltranza. Lasciateci lavorare, lasciateci fare, ricopriamoci di rosa cipria. Tutti un po’ più belli finalmente, più à la page, positivi e intelligenti. E poco importa se da un po’ di tempo esiste solo un ‘io‘ al posto di un ‘noi’.  L’io è veloce, intraprendente, decisionista, fattivo, il ‘noi’ è lento, esitante, leggermente out, noiosetto via. E anche frenante. Insomma tutto ciò che cozza contro il fare invece del parlare. Di quello che poi, in realtà si faccia non è dato sapere, o meglio si sa quello che la propaganda, mai così favolosamente attiva e capace come in questo periodo, vuole far intendere.

Rosa cipria, beige e sabbia, come se piovesse, sui santi petrolieri che salvano la patria, posti di lavoro, dignità e territorio, e anche l’ambiente toh. Industria seria che ci fa vivere nelle comodità, noi ingrati e ignoranti che continuiamo imperterriti a guidare auto inquinanti, a riscaldarci, e a raffrescarci con questa energia. Poco importa se, al momento,  non abbiamo alternative, e poco male se c’è una così scarsa volontà di percorrere altre strade, quelle di altro tipo di energia. Perché dovrebbero? Più che perdita di posti di lavoro, magari un piccolo sospetto di perdere finanziamenti e bacino elettorale, insomma i cari, vecchi e sempre nuovi incontestabili argomenti.  Cipria negli occhi, per far credere come l’andare a votare sia assolutamente inutile e insieme dannoso per l’economia perché la legge – adorano ripetere –  impedisce il rilascio di nuove concessioni entro le 12 miglia marine. In realtà, però, non si scorgono impedimenti alla costruzione di nuove piattaforme e alla perforazione di altrettanti nuovi pozzi inerenti a concessioni già rilasciate. Togliendoci per un istante un po’ di rosa dagli occhi, ulteriori piattaforme e pozzi potranno essere realizzati se già preventivati nei programmi di sviluppo dei giacimenti. Qualcosa sussurra nell’aria color cipria che ci saranno nuove trivellazioni alla faccia dei divieti e limitazioni di ogni sorta. Come dire, ‘a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca’.

E comunque la si pensi, qualsiasi sia il proprio credo, la propria convinzione, l’insopportabile è lo svilimento della volontà popolare, del diritto (uno dei pochi ancora in piedi) di manifestare il nostro giudizio che dovrebbe essere alla fine insindacabile e che così non sempre è stato e sarà. E la nuvola cipriata continuerà a cadere, sul nostro ceto dirigenziale dal sorriso arrogante, su quell’ ‘io’ tronfio e insofferente, sui valori ridicolizzati e sulle speranze di crescita vera e sostenibile, per tutti, continuamente disattese. Sarà una primavera elegante e sofisticata, nel segno dell’autentico Made in Italy.

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