L’attesa intrinseca all’amore: “Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo)” di Guido Paolo De Felice.

Attraverso la sua esperienza di persona innamorata, il poeta restituisce al lettore delle emozioni che quest’ultimo riesce a far proprie e in cui può facilmente riconoscersi: non c’è persona al mondo che, almeno una volta nella propria esistenza, non si sia ritrovata faccia a faccia con l’amore, sentimento che non lascia scampo.

Guido Paolo De Felice, l’autore di questa raccolta di poesie che si conclude con quattro racconti brevi, intitola così il suo libro: “Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo)”.

Soffermarsi su quest’ultima affermazione, “mentre ti aspettavo”, è la chiave di lettura di questi componimenti: si parla dell’amore, certo, ma quell’amore vissuto nell’attesa. Nell’attesa di un incontro, di una risposta, di uno sguardo, di un segnale o di un semplice gesto. Quell’attesa che è intrinseca all’innamoramento, intrisa di paure, rimorsi, aspettative e desiderio. Viene analizzata in tutte le sue sfumature, portata allo scoperto dai versi, spiegata nella sua misteriosità con un linguaggio semplice, diretto e genuino. Attraverso la sua esperienza di persona innamorata, il poeta restituisce al lettore delle emozioni che quest’ultimo riesce a far proprie e in cui può facilmente riconoscersi: non c’è persona al mondo che, almeno una volta nella propria esistenza, non si sia ritrovata faccia a faccia con l’amore, sentimento che non lascia scampo.

“Io fo poca stima di quella poesia che letta e meditata non lascia al lettore nell’animo un tal sentimento nobile, che per mezz’ora, gl’impedisca di ammettere un pensier vile, e di fare un’azione indegna”, scrive Giacomo Leopardi nelle sue Operette morali; e la poesia di De Felice lo provoca, quel “sentimento nobile” di cui parla Leopardi, che scaturisce dalla lettura e dalla riflessione su questi componimenti: si tratta del desiderio che spinge il lettore a ripercorrere, nel labirinto della mente, i sentieri amorosi che l’hanno fatto soffrire, gioire, piangere, disperarsi, urlare di felicità. E non può fare a meno di ripensare a tutte quelle volte in cui il suo cuore pulsava e fremeva nell’attesa di rivedere la persona amata, talvolta sperando in un sì sussurrato all’orecchio, oppure solamente per rivedere quegli occhi innamorati in cui ci si perde e che fanno dimenticare tutto il resto. E davvero questi versi fanno avere soltanto pensieri positivi “per mezz’ora”: perché, nonostante le sofferenze, nonostante i rimpianti, nonostante tutto, i ricordi d’amore hanno sempre quella vena positiva che fa spuntare un sorriso, anche se bagnato da una lacrima, e che rasserena il cuore.

È una raccolta di poesie dedicata a tutti gli innamorati, dai più giovani ai più maturi, e a coloro che hanno imparato cosa vuol dire amare qualcuno, magari con uno sguardo meno disilluso e sprovveduto degli inizi, ma consapevoli che non c’è nulla di più luminoso degli occhi di una persona innamorata.

A cura di Cinzia Lercati

 

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