Le canzoni della tradizione: “Stille Nacht” e “White Christmas”.

Ogni anno sentiamo i brani natalizi che, spesso, hanno origini lontane...Ma forse pochi sanno come nacquero e si siano diffuse nel mondo.

Luminarie, alberi, presepi, corse, caos, regali dell’ultimo momento, preparativi, rumore di auto incollonate a far da sottofondo al mio lavoro…il Natale è anche questo! Non mi stanco mai di ripetere che questo, per me, è il periodo più bello dell’anno. Mi scalda il cuore, mi rimanda a dolci ricordi legati alla mia infanzia, quando, felice ed euforica, come solo i bimbi sanno essere, attendevo in grande trepidazione, l’arrivo di Babbo Natale, assieme ai miei amati nonni e genitori. Tutto aveva un altro sapore…gli odori, un misto di cannella, mele cotte, cioccolato e vino caldo si spandevano nell’aria, essenze del clima stesso del Natale. E poi la Viglia, i regali, la gioia nello scartarli e scoprire che era proprio quella bambola, proprio quel trenino che tanto desideravi (grazie al cielo, l’era tecnologica non ci aveva ancora colpiti!), lo stare tutti insieme a tavola, la messa e i canti di Natale. Già…i canti di Natale…Seppur struggenti al punto da provocarmi, ancora oggi, un nodo alla gola, li trovo irrinunciabili nei giorni di solennità. Così, stamane, prima di congedarmi da voi per un breve periodo di riposo, vorrei raccontarvi le origini di due tra i brani più conosciuti ed apprezzati della tradizione natalizia: “Stille nacht” e “White Christmas”.

La prima esecuzione pubblica di “Stille Nacht” (in Italia conosciuta come “Astro del Ciel”) è avvenuta proprio nella notte del 24 Dicembre del 1818, durante la Messa di Natale nella chiesa di San Nicola di Oberndorf, a Salisburgo.

Ci sono diverse storie che raccontano come questo canto sia entrato nella tradizione popolare natalizia. La più accreditata vede come protagonista Joseph Mohr, giovane sacerdote della chiesa di San Nicola a Oberndorf, il quale, di getto, scrisse una poesia, si dice addirittura la mattina della vigilia di Natale 1818, ma più probabilmente avvenne nel 1816, e la portò ad un insegnante di musica e organista, tale Franz Xaver Gruber, chiedendogli di preparare una melodia. La raccomandazione è che fosse per due cantori accompagnati da un coro.

Nonostante Gruber fosse un organista, il brano, nella sua prima esecuzione pubblica, venne suonato con la chitarra, probabilmente per un guasto all’organo della chiesa. E furono proprio i due autori ad intonare “Stille Nacht”: Mohr cantava la parte del tenore e Gruber accompagnava con la chitarra intonando la parte del basso.

Oggi è una delle più note e conosciute canzoni natalizie, tradotta in circa 140 lingue.

La versione italiana dal titolo “Astro del ciel”, ormai diventata popolare anche a livello internazionale, non è una traduzione del brano tedesco, bensì un testo originale accompagnato dalla medesima melodia. Le parole sono state scritte dal sacerdote bergamasco Angelo Meli (1901-1970) e la pubblicazione, ad opera delle Edizioni Carrara di Bergamo, è datata 1937.

Un’inedita testimonianza – La storia di White Christmas

Sono in tanti a notare incuriositi che molte tra le più popolari canzoni natalizie sono opera di compositori ebrei, dalla malinconica “I’ll Be Home For Christmas” di Walter Kent alla divertente “Rudolph the Red-Nosed Reindeer” di Robert Lewis May. Ogni anno, avvicinandosi al Natale, i giornali propongono elenchi di canzoni e storie di compositori. La prima citata, invariabilmente, è “White Christmas” di Irving Berlin.
Nato in Russia nel 1888 Irving Berlin, figlio del cantore di una sinagoga, si trasferì a New York nel 1893. Fin dal primo successo internazionale datato 1911, “Alexander’s Ragtime Band”, la sua fu una carriera lunga e di successo planetario, con 1500 canzoni e le colonne sonore di 18 produzioni di Broadway e 19 film di Hollywood. “White Christmas” è considerata il singolo più venduto di tutti i tempi dal Guinness dei Primati nella versione cantata da Bing Crosby per il film “Holiday Inn” con Fred Astaire nel 1942.

Da sempre un grande mistero aleggia sulle circostanze in cui la canzone fu effettivamente composta. Si sa che Berlin era famoso per la sua tecnica di scrittura particolare, a getto continuo, con le parole che spesso assumevano maggiore rilevanza delle note. Forse anche perché le note Berlin non era in grado di trascriverle, e così pagava qualcuno, la sua segretaria o un musicista, per farlo al suo posto. E coerentemente con questa storia, una testimonianza inedita racconta come la più amata canzone di Natale di tutti i tempi fu composta a Londra in una notte invernale all’inizio degli anni Quaranta. “Eravamo all’Hotel Savoy e stavamo bevendo un cocktail in attesa di Alex (il produttore cinematografico sir Alexander Korda ndr), quando lui entrò al bar accompagnato da un uomo basso, magro, che sembrava ebreo. Ce lo presentò come Irving Berlin. Ero così emozionata di conoscerlo e glielo dissi, cosa che sembrò fargli piacere”. A ricordare l’incontro nelle sue memorie è Patricia Wilcox, figlia del regista e produttore britannico Herbert Wilcox, che racconta. “Prendemmo un taxi diretti al Claridges. Quando passammo vicino a Piccadilly iniziò a nevicare e Alex borbottò qualcosa a proposito del tempo da lupi. Io eccitata risposi ‘Che bello, avremo un bianco Natale’ e Berlin si diede un colpo al ginocchio e disse ‘Ecco il titolo che stavo cercando’. Mi spiegò che stava lavorando a una canzone per un film di Bing Crosby, ma che non trovava le parole giuste. Poi, emozionato quasi quanto me, chiese ad Alex se aveva un pianoforte, della carta pentagrammata e qualcuno che potesse scrivere la musica. Alex rispose sì alle prime due domande e no alla terza. E allora dissi che potevo farlo io…Quando arrivammo al Claridges, Alex prese la carta necessaria dall’orchestra dell’albergo, e andammo tutti nella Pent House. Lì Berlin, con la sua voce buffa, canticchiò la melodia e io presi nota. Mi disse solo di aggiungere la scritta ‘Avremo un bianco Natale’ e che poi avrebbe lavorato al resto delle parole più tardi. Quella canzone divenne White Christmas”.
“Quella di White Christmas è una storia che mia madre ci ha raccontato tante volte” – ha spiegato il figlio di Patricia, Chris Jarratt – “Andava orgogliosa del suo contributo e ogni volta che la ascoltava, anche in tarda età, scherzava sempre: ‘Peccato che io non abbia chiesto una percentuale’ ”.

Non posso salutarvi senza avervi prima augurato delle Buone Feste ed un salto gioioso nel Nuovo Anno! Spero, con tutto il mio cuore, che regni l’amore e la voglia di stare insieme, accompagnati da tanta salute e prosperità. Che non sia solo, questa, una parentesi, ma un inizio ed un auspicio di nuova vita, di risoluzione di tutti i piccoli e grandi problemi…insomma che tutti, in un modo o nell’altro, trovino pace, nell’animo e nell’esistenza!

Buon Natale a coloro che sempre ci seguono con tanta attenzione e fedeltà, ai miei collaboratori, agli innumerevoli ed illustri ospiti che mi pregio di aver intervistato ed accolto tra le ‘pagine’ di LF MAGAZINE! A tutti…AUGURI!!!

Ci rivediamo….nel 2018! 🙂 🙂 🙂

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