Le conseguenze delle chiusure “festive”.

I ceti medi produttivi avranno un durissimo male dopo la decisione di trasformare in zona rossa per le festività l'Italia intera.

Il fenomeno virus sta avendo conseguenze in territorio psicologico, economico, sociale e perfino morale, oltre che ovviamente nella salute. Psicologico, perché sia coloro che ne sono infettati, sia coloro che non lo sono, vivono nella paura, nel timore, nel sospetto, vi sono persone che non escono da casa, persone che evitano morbosamente i contatti, persone che ricordano con angoscia il male anche se è dietro di loro.

Gli effetti sociali di questa mentalità si riscontrano con conseguenze inabissanti nella ristorazione, nei bar, nei teatri, nei ritrovi, nei viaggi, negli alberghi…

La fobia del contatto incide anche sulle riunioni, i cosiddetti assembramenti, quindi ha una incidenza sia economica sia sociale. Il distanziamento non è bastato a rassicurare. Se poi il rimedio è la chiusura di queste attività, si raggiunge una conseguenza problematica, il massimo danno per l’economia volendo tutelare la salute. Ma si tutela così la salute? In ogni caso si rovina l’economia. I ceti medi produttivi avranno un durissimo male da questa decisione e situazione. Forse se ne avvantaggeranno i grossi centri commerciali, ma il commercio minuto, ristorazione, bar, alberghi, teatri, eccetera – uso il termine commercio in senso ampio -, non sosterrà l’evento. Oltretutto vi sarà una carovana di disoccupati. C’era altro modo per difendere la salute? La chiusura è l’unico modo?

Parallelamente a questa situazione vi è una imponente ristrutturazione nel sistema produttivo: lavoro da casa (smart working), commercio online, informatizzazione, anche della scuola, robotica, intelligenza artificiale e un tentativo di deindustrializzare l’economia e ridare attenzione massima all’ambiente con certe venature agresti, una sorta di ritorno alla campagna, ma sono annunci, più che realtà, come la ricerca di energie rinnovabili.

Che ne sarà dell’occupazione è un mistero e largire denaro a chi non lavora può sussistere nei tempi brevi. Un imprenditore di nome Bill Gates, in una intervista all’”Economy” dell’Ottobre 2020, ha detto che il virus risulterà mortale più per la crisi economica e sanitaria che per la potenza dello stesso.

E’ vero.

Discutere se tutto è voluto da poteri che intendono decimare la popolazione, suscitare milioni di disoccupati che si svendono, attuare una rivoluzione nel sistema produttivo, può essere rilevante dal punto di vista cognitivo, ma non scioglie la situazione, che è quella descritta. Una vera e propria decimazione del potere contrattuale dei ceti medi e del proletariato. Questi i fatti. Che possono fare ceti medi e proletariato? Lo diremo.

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