Notizie che…”fanno bene”!

Lionel Messi

Leggiamo sui giornali…sentiamo dai Tg notizie, il più delle volte, drammatiche, tristi…penose! Voglio concludere la settimana con un po’ di aggiornamenti positivi…di località, fatti e persone che ci fanno ben sperare…rallegrare e concludere che il mondo in fondo, non è un posto così brutto!

Parto da una località dell’Alta Valsesia, provincia di Vercelli…Carcoforo, 1304mt s.l.m….un ridente paesino di appena 47 abitanti arroccato sulle montagne! I primi riferimenti storici di Carcoforo sono evidenziati in un’antica pergamena, che si trova attualmente nell’Archivio di Stato di Varallo, risalente al 1383 dove si fa riferimento ad un'”Alpe Carchoffeni”. Questo è destinato in quegli anni ad essere colonizzato dai Walser, popolazione dell’Alto Vallese (sorgenti del Rodano) che, in ondate migratorie diverse, occuparono il vasto territorio intorno al Monte Rosa.
Progressivamente da alpeggio Carcoforo si trasforma in insediamento permanente, abitato da gente dura di montagna in grado di resistere ad una natura spesso avversa: inondazioni e valanghe sono documentate da numerosi manoscritti. Gravissimo l’incendio del 1863 che distrusse circa venti case fra le più antiche, soprattutto nella parte alta del paese. Oggi a Carcoforo si coniugano in armonia gli antichi mestieri, il pascolo ancora abbondante con le nuove esigenze rappresentate soprattutto da una diversa dimensione del turismo. Questo paese, con un solo negozio di generi alimentari, che apre un’ora al giorno, sta salendo tra le preferenze delle persone, grazie al consigliere comunale Erika Novali, che ha creato appositamente la pagina Facebook, riguardante questa località. Lo scopo è valorizzare questi luoghi dai panorami mozzafiato! Certi giorni è più “popolato” il mondo virtuale riguardante Carcoforo che il paese stesso! Erika Novali scrive cinque aggiornamenti al giorno e questo ha fatto sì che ora le persone abbiano aperto una sorta di gara di solidarietà per “salvare” il paese!!!

Altro giro…altra bella storia…gli alberi di Roma…potati o tagliati, perchè malati, che divengono un’opera d’arte grazie ad Andrea Gandini, 18 anni!!! Frequenta il liceo artistico Ripetta. Andrea, trascorre i suoi pomeriggi dopo la scuola, ridando vita al legno. La sua idea nasce da una passione per l’arte che lo porta a girare per la città con uno zaino in spalla e tutti i suoi attrezzi: scalpellino e mazzuolo. Dopo aver ripulito i torsi senza vita degli alberi, incide dei volti, mettendo in evidenza i colori e le venature di quelli che, un tempo, erano platani. Fino a oggi sono sette le sue opere d’arte, da poco ha iniziato a scolpire l’ottava.

Leo Messi fuoriclasse del Barcellona ha avverato il grande sogno del piccolo Murtaza…la cui storia era diventata virale poco tempo fa, grazie ad una foto che ritraeva il piccolo giocare con un pallone, indossando una busta di plastica con su scritto “Messi”, come fosse la casacca dell’Argentina del 5 volte pallone d’oro. Casacca fabbricata dal fratellino di Murtaza, poichè la sua famiglia non aveva i soldi per comprargliene una vera. Il padre del piccolo aveva dichiarato: “è il fan numero uno di Messi. A volte si sveglia di notte e fa il suo nome, vorrebbe tanto incontrarlo”. Il piccolo, in seguito, era stato invitato al Camp Nou di Barcellona insieme al papà, per conoscere Messi in occasione della partita di Coppa del Rey contro il Valencia. Oggi un’altra gioia per il bimbo: presso l’ufficio dell’Unicef a Kabul, in Afghanistan, è arrivato un pacco per il piccolo Murtaza Ahmadi, contenente due maglie e un pallone, autografate dal fuoriclasse argentino. Immensa la felicità del piccolo nell’indossare le maglie del Barcellona e dell’Argentina, mostrando con il segno di vittoria, la dolcezza che solo un bambino può trasmettere, per l’autografo del suo idolo. Altra pagina bellissima di solidarietà che ci fa capire come il calcio, con un piccolo gesto, possa donare un po’ di felicità anche nelle realtà più disagiate.

Concludendo con la bella storia del dottor Steven Fabes, medico inglese, che una sera annunciò a gli amici al pub, davanti ad un boccale di birra, che sarebbe partito per un lungo viaggio intorno al mondo, in sella alla sua bicicletta, per un motivo ben preciso: curare i pazienti più bisognosi. Lì per lì i suoi amici lo presero per uno scherzo, una battuta dovuta a qualche birra di troppo. Steven però faceva sul serio e di lì a poco, il 5 gennaio del 2010 lasciò la sua città, Londra, in sella ad una bicicletta equipaggiata di tutto punto e iniziò a pedalare per un viaggio che lo portò in tutti e sei i continenti.

All’inizio della sua avventura Steven Fabes si fece venire un sacco di scrupoli e di dubbi, pensando di essere stato un vero folle. “Dovrebbero utilizzare la mia faccia come avvertimento, come sul retro dei pacchetti di sigarette”, si disse. Ma il viaggio ormai era cominciato e al medico non restava che pedalare.

Nonostante le comprensibili paure, il senso di incertezza e imprevedibilità e la nostalgia di casa, Steven Fabes è riuscito a compiere un incredibile viaggio in lungo e in largo per il mondo. Ha attraversato oltre cento confini, pedalato una distanza pari a due volte la circonferenza della Terra, ha dormito nelle case di tantissimi sconosciuti.

Nonostante i pericoli e alcune disavventure davvero brutte, il viaggio in bici intorno al mondo è stato un’esperienza che Steven Fabes porterà sempre nel cuore, confortato dall’ospitalità e dalla gentilezza degli sconosciuti che lo hanno accolto, ma soprattutto rafforzato nella convinzione di aver fatto la scelta giusta quando è riuscito a curare ed aiutare i bisognosi: persone che vivevano in condizioni di estrema povertà e avevano bisogno di tutto, malati di Aids, lebbra, persone ferite in attacchi terroristici. Un’esperienza fortissima che ha ripagato il medico inglese di tutti i disagi e le difficoltà incontrati.

Ora il medico è tornato a casa, più forte nell’animo e maggiormente consapevole di sé. Quello che il suo avventuroso viaggio intorno al mondo gli ha insegnato è l’importanza del sacrificio.

 

 

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