L’economia tra razionalità automatizzata e imprenditorialità dei lavoratori.

Sotto l’ombra del Covid, che fa ingoiare alla gente perfino la disoccupazione, temendo di protestare e bloccando ogni assembramento, si sta compiendo un mutamento storico, sono annientati il ceto medio e il proletariato.

Nel 1981 fu pubblicato con l’ Editore Dino, “La Quarta Scelta”, in cui ipotizzavo che i sistemi produttivi si sarebbero automatizzati rendendo superfluo progressivamente il compito dei lavoratori.

Nel testo “Lavoratore Imprenditore”, sempre con l’ Editore Dino, 2001, sostenevo che questo processo di automatizzazione avrebbe costretto i lavoratori a farsi imprenditori, perché il capitalista sostituirà i lavoratori con i robot, l’intelligenza artificiale…

Nel 2012 pubblicavo con Artescrittura il breve testo “Dal Lavoratore Imprenditore al Cittadino Imprenditore”, espandendo l’imprenditorialità a tutte le manifestazioni, nel senso che andiamo verso una autoprotezione obbligata, in quanto non c’è da fidarsi né dello Stato né del capitale; e allo Stato giacché è in balia dei politici e dei partiti e del mutamento dei governi, del capitale giacché può spostarsi ovunque per sostituire i lavoratori.

E’ quello che sta accadendo. Sotto l’ombra del Covid, che fa ingoiare alla gente perfino la disoccupazione, temendo di protestare e bloccando ogni assembramento, si sta compiendo un mutamento storico, sono annientati il ceto medio e il proletariato. Ora non c’è via di mezzo, o il proletariato e il ceto medio riescono ad affermare la loro imprenditorialità o saranno annichiliti.

L’impresa di lavoratori è la soluzione, o anche l’impresa di lavoratori e piccoli e medi imprenditori, per difendersi dal grande capitale. Attenzione: non si tratta di voler fermare l’economia a piccole e medie dimensioni del tipo ipotizzato nell’Ottocendo da Sismondi. Si va verso la grande impresa. Ma una grande impresa che disoccupa è la catastrofe sociale. E’ un’illusione mortale credere che distruggendo la piccola impresa e schiacciando il proletariato e suscitando milioni di disoccupati, la grande impresa potrà vincere a lungo. Si porrà il problema dei consumi. A chi venderà la grande impresa con gente disoccupata? Certo, la disoccupazione non sarà totale, la vendita ci sarà, ma fino a quando? L’esuberanza produttiva, con le nuove tecnologie, imporrà che vi siano dei consumatori e obbligherà un ribaltamento nel sistema economico: una produzione che abbia consumatori. Questa produzione per i consumatori non sarà mai gestita dal grande capitale, il quale produce per il profitto, uccidendosi con le proprie mani, giacché il profitto senza occupazione rovinerà la grande impresa. Quindi, o si compie il processo di una produzione per il consumo e quindi si pone la gente in condizione di consumare, ossia la si occupa, o si volge la produzione automatizzata al consumatore (ad esempio, le imprese producono con i robot senza i lavoratori, ma la produzione è diffusa socialmente); se il grande capitale non lo vuol fare, avremo la catastrofe di cui dicevo. Insomma, siamo ad un punto di svolta storica. Il grande capitale cerca di sopravvivere facendo terra bruciata delle altre classi sociali. Ora, senza sognare una vittoria della piccola impresa e media impresa e fermare l’economia a queste manifestazioni, avvengano pure le grandi imprese, purché dirette al consumo sociale, come ho detto. Il proletariato non deve aspettarsi niente né dallo Stato né dal capitale. O è capace di rendersi parte attiva dell’economia gestendo le imprese, o avrà un futuro di miseria e lagne vacue. I sindacati che non riescono a rendere il proletariato imprenditore sono i primi responsabili della catastrofe eventuale. E’ solo un cenno, questo, che svilupperò ampiamente, del resto ho scritto dei libri a proposito.

Mi premono alcuni punti: il problema dell’occupazione, che nessuno affronta e può essere risolto soltanto con l’impresa dei lavoratori, il problema dei consumi, che esige occupazione o una diffusione della produzione anche a chi non lavora, la possibilità di una imprenditorialità minimale, dovuta alle nuove tecnologie, è un problema da tenere in largo conto. Siamo al di là dello smart working, siamo alla possibilità che oggi piccole macchine consentono a ogni individuo di essere imprenditore.                             Perché sono dell’idea che i lavoratori devono fare da sé, nel caso associandosi con la piccola e media impresa contro il grande capitale. Perché ci sarebbe una soluzione elementare, risolverebbe tutto: diminuire l’orario di lavoro, ma ritengo inconcepibile che un imprenditore, tra licenziamento e occupazione mantenuta con la diminuzione dell’orario di lavoro, non scelga il licenziamento e faccia lavorare i rimanenti con lo stesso orario precedente, ma per l’accresciuta produttività con lo stesso risultato. Per esempio: se con una macchina ammodernata un lavoratore fa quel che prima facevano cinque lavoratori, il capitalista licenzierà quattro lavoratori. Non c’è da dubitare, sono i lavoratori che devono autoproteggersi, diminuendo l’orario di lavoro e mantenendo l’occupazione e sfruttando a loro vantaggio le nuove macchine. Sarà una lotta storica, ma almeno avere coscienza della finalità della lotta – ciò che oggi i lavoratori, e i sindacati specialmente, non hanno. Mi preme evidenziare che tutto ciò non vuol minimamente significare che il Covid non esiste e che è anche gravissimo, voglio solo dire che come tutto anche il Covid può essere finalizzato. E la suggestiva idea pericolosissima che per salvarsi dal Covid occorre decimare la piccola e media impresa e il proletariato, non riguarda il Covid, ma l’uso economico e politico del Covid, che è tutt’altra questione. Vorrei anche precisare, ed è da anni che mi trovo a discutere sull’argomento, che se i lavoratori non hanno capacita imprenditoriale possono avvalersi di un imprenditore, come fanno moltissime imprese a capitale privato.

L’amico Sante Blasi mi invia un lungo documento che ha per fonte un non conosciuto da me Risorgimento Socialista, nel quale si rinnovano tutte le idee vecchie e inutili del passato. Tanto per dire, si prospetta la partecipazione dei lavoratori, la cogestione dei lavoratori, con l’impresa del capitale privato e dello Stato. L’umorismo involontario del documento consiste nel fatto che si prende in considerazione il caso della Whirlpool, la quale non soltanto ha ricevuto 750 milioni dallo Stato, ma ha licenziato più di 2.000 dipendenti. Contro questa realtà Risorgimento Socialista propone la partecipazione alla cogestione dei lavoratori. Insomma, cogestione e partecipazione con la multinazionale! Ribadisco, c’è da ridere. E’ incredibile che un movimento che si richiama al socialismo non capisca la nuova epoca. Il proletario diventerà carta straccia, se non si fa imprenditore di stesso. Ma il paradosso vuole che proprio nel testo si dà notizia di lavoratori che hanno rilevato un’impresa e sono diventati imprenditori. Non voglio aggiungere altro. La mano destra non sa quello che fa la mano sinistra.

Ricordiamo questa formula: impresa di lavoratori per l’autooccupazione. Ovviamente, se un imprenditore decide di abbassare gli orari di lavoro e mantenere l’occupazione, ben venga e ben venga qualsiasi altra via di scampo purché salvi occupazione e consumi. La mia è “una” ipotesi

 

 

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