“Lettera alla sposa” di Licia Allara, il senso di estraneità a noi stessi.

È un piccolo libro che racchiude dentro tante belle emozioni e suggestioni, in cui si racconta dell’eterno dilemma dell’essere umano: scegliere tra istinto e ragione, tra la libertà di vivere in armonia con sé stessi e la necessità di adeguarsi alle convenzioni sociali.

Nel romanzo breve “Lettera alla sposa” di Licia Allara si presenta un gruppo di personaggi in impaziente attesa del matrimonio dell’anno: quello di due giovani di buona famiglia, che hanno scelto una destinazione remota ma affascinante per coronare il loro sogno d’amore.

Tutti i personaggi presenti nell’opera non hanno nome, così come il luogo in cui si svolgerà la cerimonia; in questa scelta forte si rivela la volontà dell’autrice di renderli universali e riconoscibili, perché in fondo sono simili ad ognuno di noi. Simili perché spesso reputano l’apparenza più importante della sostanza, perché si illudono di essere ciò che non sono, per sentirsi poi frustrati quando si accorgono di essersi ingannati.

Tante maschere vengono indossate inconsciamente, pesanti e deformanti, tanti ruoli vengono interpretati sul palcoscenico della vita. Nessuno è davvero sereno in panni troppo lontani dal proprio gusto: sono vestiti indossati per essere accettati, e per essere amati.

I diversi personaggi del romanzo, dal fioraio all’organista, dal prete alla zia zitella, fino ai due sposi, sembrano non essere a proprio agio nella loro pelle: “poi, a volte capita, un giorno ci si ferma. All’improvviso. Basta un piccolo sovvertimento della nostra momentanea normalità per sentirci immediatamente estranei alla nostra vita, spettatori esterni di noi stessi”.

È questo il nucleo pulsante dell’opera, il senso di estraneità a loro stessi che tutti i personaggi vivono, come se fossero inconsapevoli dei propri desideri, delle proprie scelte. È emblematica la figura dell’organista, un uomo che ha finto per tutta la sua esistenza di apprezzare la sua quotidianità, il suo lavoro sicuro e la sua famiglia perfetta, quando invece il suo più grande sogno era poter suonare il pianoforte e dedicare la propria vita alla musica. Uno dei pochi personaggi che sembra aver infine ottenuto, se pur in tarda età, il riscatto da una vita di apparenze. E poi c’è la descrizione dell’amore che lega i due sposi, tanto concreta quanto amara, troppo simile alla condizione di tante coppie reali: “misero insieme, tristemente, la parte più mediocre di sé stessi”, come se non ci potesse essere spazio per la passione, per la condivisione profonda, per quell’energia che deve necessariamente scorrere quando si è innamorati. Il loro è un amore tiepido, più recitato che vissuto, fatto di schemi e doveri.

In “Lettera alla sposa”, nel suo finale a sorpresa che ribalta l’impianto narrativo del romanzo, si invita invece ad emanciparsi dagli schemi e a prendere coscienza di sé, per essere finalmente liberi.

Licia Allara

 

Titolo: Lettera alla sposa

Autore: Licia Allara

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Europa Edizioni

Collana: Edificare Universi

Pagine: 116

Prezzo: 12,90 €

Codice ISBN: 978-88-938-49-760

 

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