Luca Seta: “Al momento ho molta voglia di fare l’attore.”

LF ha incontrato l'eclettico attore e musicista per raccontarci il suo percorso artistico e personale.

Resilienza. Quante volte usiamo questa parola che mai come in questo momento ha avuto il suo massimo significato.

Spesso la vita costringe a raccogliere i ‘cocci’ e ripartire da zero. Può accadere in qualsiasi campo, dalle relazioni personali al lavoro.

Infatti, ogni volta che si intraprende un nuovo progetto, c’è il rischio che non vada a buon fine, ogni decisione che prendiamo prevede tanto la possibilità del successo come quella del “fallimento”. Essere resilienti non significa solo saper opporsi alle pressioni dell’ambiente, ma implica una dinamica positiva, una capacità di andare avanti, nonostante le crisi, e permette la costruzione, anzi la ricostruzione, di un percorso di vita.


C’è un artista che ha messo in pratica, in varie occasioni, questa voglia di rialzarsi e di reagire, anche perchè il vasto mondo attoriale e musicale, lo sappiamo tutti, è arduo da scalare e da vincere…! Lui è un attore che possiede quel sano gusto per le sfide che lo ha portato a sormontare varie porte chiuse in faccia e momenti complicati. Sto parlando di Luca Seta, che LF ha intervistato per raccontare, oltre alla sua carriera, anche una parte di vita meno nota ai più.

Luca Seta è nato a Borgosesia, e, dopo aver vissuto a Milano si è poi trasferito a Roma. Un bel percorso, il suo, iniziato da attore, per poi condurlo alla musica ed alla scrittura! In fondo tutte facce della medesima medaglia, solo il modo di esprimerle è diverso….  Nel 2005, a Roma, è protagonista nel film “E guardo il mondo da un oblò” di Stefano Calvagna. Nel 2006 interpreta il ruolo di Giulio Marra in “Capri” (serie televisiva) e nello stesso anno viene scelto come protagonista (Davide La Torre) della Sitcom “7 vite” (Rai 2) girata a Napoli.

Nel 2009 arriva il personaggio di Guido Scarelli nella fiction “Il bene e il male” (Rai 1) a Torino. Nel 2010 torna a Napoli per interpretare, fino al 2015, il ruolo di Simone Torino nella Soap più longeva e famosa d’Italia “Un posto al sole” su Rai 3. Nello stesso anno è protagonista in “Infernet” (di cui LF trattò ampiamente) film presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Nel 2017 è stato diretto dal regista Michele Soavi in “Rocco Schiavone” fino ad arrivare alla fiction “Bella da morire” andata in onda lo scorso Marzo su Rai 1.

Nel 2013 è uscito il suo primo album da cantautore, In viaggio con Kerouac e, nel 2018, il suo secondo album Ricomincio da qui. Proprio quest’ultimo rappresenta quasi una sorta di mantra per Luca Seta… la resilienza di cui parlavamo sopra… Luca ha avuto una serie di “ricomincio da quì” che in fondo gli hanno permesso di forgiare il suo carattere e l’intera carriera professionale, come anche un incidente al dito di una mano, risalente a 3 anni fa, che gli ha infuso lo stesso coraggio e la forza di lottare per raggiungere traguardi sempre più importanti. Con la grinta, il dinamismo e la caparbietà che lo contraddistinguono, ora Luca vuole dedicarsi maggiormente alla carriera attoriale, branca nella quale è indubbiamente dotato e preparato… Il suo lato combattivo e positivo, ne siamo certi, lo condurranno molto lontano!

Ma preferisco che sia proprio Luca Seta a raccontarcelo…

Luca, parlaci dei tuoi esordi artistici, tra l’altro, molto variegati…

“Io parto come attore, ho iniziato a Milano nella scuola di recitazione “Teatri possibili” diretta da Corrado d’Elia, e nel frattempo facevo anche pubblicità. Dopo un paio di anni mi sono trasferito a Roma per iniziare ad intraprendere cinema e televisione. Dopo un anno di porte in faccia ed ulcere da stress, mi hanno preso come protagonista in un film, “E guardo il mondo da un oblò”, per la regia di Stefano Calvagna. Questo primo film è stato un po’ il viatico dopo un periodo difficile durante il quale lavoravo nella mia stanza davanti alla telecamera… mi è servito per arrivare sul set.”

Io ti ricordo, in particolare, nella sit-com “7 vite” e nella soap “Un posto al sole”, entrambe girate a Napoli tra l’altro… che esperienze sono state?

“Tutte e due fantastiche in modo diverso. “7 vite” era il primo lavoro veramente importante da protagonista, in televisione, – prima avevo fatto solo qualche posa per “Capri”, – era la prima sit-com in Italia che veniva registrata con il pubblico dal vivo, un mix fra teatro e televisione, con un gruppo fantastico… c’erano Michela Andreozzi, Max Pisu, Max Tortora, da lì sono passati tantissimi bravi comici, uno dei registi era Marco Limberti. Ho imparato le regole della commedia divertendomi tantissimo, anche se lavoravamo tutti i giorni tranne la Domenica! Un’esperienza fantastica… e poi non ero mai stato a Napoli che è follemente meravigliosa… Tra “7 vite 1” e “7 vite 2” sono andato a Torino per girare “Il Bene e il Male” una fiction per Rai 1 con Bianca Guaccero e Gianmarco Tognazzi, ed ho iniziato a lavorare sulle mie canzoni, per il primo album, “In viaggio con Kerouac” con un mio amico d’infanzia musicista, Alessandro Calvi. Con lui abbiamo portato in scena un teatro-canzone che racconta storie attraverso la musica. Pochi mesi dopo è arrivata la chiamata per fare il provino per “Un posto al sole” ed è stato un po’ come tornare a casa. Alcuni operatori erano gli stessi della sit-com ed ho ritrovato molti amici… Tutti gli attori di “Un posto al sole” mi hanno accolto benissimo… Patrizio Rispo, Ilenia Lazzarin, Marina Soldano, Michelangelo Tommaso… con lui e Samantha Piccinetti siamo ancora amici e anzi, durante il lockdown abbiamo realizzato una sit-com “Lui Lei & Gli Altri”. Sia umanamente che artisticamente è stato un bel viaggio. Ad un certo punto però, la città e la civiltà mi avevano stufato così ho iniziato un’altra avventura che mi ha portato a diventare istruttore di kitesurf per un paio di stagioni in Sardegna. Nel frattempo ho fatto anche altre cose… “Don Matteo”, “Rocco Schiavone”.

Due anni e mezzo fa ho avuto un infortunio abbastanza grave al dito medio della mano sinistra mentre lavoravo in spiaggia, rischiando di perderlo, e quindi gli ultimi tre anni sono stati impegnativi… ho subìto due interventi, con due anni di fisioterapia, ho conosciuto il dolore! E quando ho ricominciato a lavorare mi è tornata la voglia di concentrarmi sull’attività dell’attore, avendo avuto la possibilità di entrare a far parte della fiction “Bella da morire” con Cristiana Capotondi, un bel ri-inizio.”

Dicevamo, appunto, teatro, cinema, anche cantante… Da cosa nasce questa esigenza?

“E’ proprio l’esigenza di comunicare qualcosa in un modo diverso. Una volta è recitando, una volta è cantando, poi è anche uscito il mio primo libro di poesie che si intitola “Attimi”…

…la poesia è molto collegata con la musica!

“Secondo me la scrittura in generale è musica. Ho anche finito un romanzo che ho scritto con Marco Limberti, uno dei registi di “7 vite”, nonchè carissimo amico.”

Chi sono stati i tuoi maestri?

“Il mio maestro in assoluto si chiama Mamadou Dioume, un attore-regista senegalese che ha lavorato per 10 anni con Peter Brook, il più grande regista, poi anche Dario Manfredini è stato importante a Milano… E poi il campo… la più grande maestra è stata la strada! Il primo spettacolo,”Romeo e Giulietta” lo abbiamo rappresentato a Verona, in strada, in mezzo ai turisti. Eravamo io, Giulietta ed il narratore… facevamo tre spettacoli al giorno… Mi è servito tantissimo per comprendere come farmi ascoltare… i primi giorni non ci filava nessuno, ma alla fine c’era un capannello notevole ad ascoltarci. Questa cosa l’ho ritrovata anche da musicista, perchè sono andato a fare il “Barca festival” a Ferrara ripartendo da zero… Ho avuto parecchi ‘ricomincio da quì’ come il titolo del mio ultimo album, dopo l’infortunio.”

Cosa racconti in questo album?

“C’è un po’ di tutto, amore, anche tre poesie, una “Hiroshima”, e “Winnie the Pooh” che in realtà parla di violenza sui minori…poi “Quando piove a Milano” che non è altro che una litigata in macchina con una mia ex fidanzata.”

Questo periodo di lockdown appena trascorso, per te com’è stato… più di riflessione o anche produttivo?

“In qualche modo i periodi di chiusura forzata e totale sono di riflessione… nei lavori artistici capita spesso che si stia immobili e non “succeda nulla”, quindi ero anche più preparato di altri. Ho fatto un sacco di cose, a parte i concerti in diretta Istagram o Facebook, ho ricominciato a lavorare attorialmente davanti alla telecamera dell’ I-phone… monologhi, scene su scene, e poi abbiamo deciso di far uscire, insieme a Michelangelo, Cristina e Samantha la sit-com “Lui Lei & Gli Altri”, perchè se uno dei compiti dell’artista è quello di far riflettere di più sulla realtà, dall’altro è anche quello di regalare pace e serenità in un periodo non troppo allegro. La sit-com è piaciuta molto e abbiamo ottenuto quello che volevamo, la gente ci ringraziava perchè aveva trascorso mezz’ora di sano divertimento.”

Qual è la differenza tra pubblico virtuale e quello dal vivo nei teatri?

“Quando stai sul palco la differenza fondamentale è l’energia, al di là delle parole… Li senti… Sono due cose proprio diverse, anche se poi, alle volte, il pubblico virtuale si traduce anche in quello che viene a vederti… è più immediato, più empatico, più di pancia… Il social, che tanti demonizzano, se usato bene naturalmente, dà una possibilità di comunicazione in più, c’è un contatto con tante persone. Si crea un legame, anche sano.”

Fra la tv, la musica e il teatro quale ti è più congeniale?

“In realtà tutte… mi viene in mente un’arancia: tutti gli spicchi, diversi tra loro, fanno parte di un unico frutto. Come dicevo prima… sono la stessa cosa che esce fuori in modo diverso, sono sempre io.”

Progetti futuri?

“Lockdown permettendo, sono in ballo con un po’ di lavori da attore… navighiamo a vista. Ho terminato un romanzo e l’idea era quella di farlo uscire… ed ho finito anche il terzo album. Del libro avevo anche organizzato delle presentazioni, ma si è bloccato tutto. Al momento ho molta voglia di fare l’attore però…”

Concludendo?

“A causa del dolore dopo il mio infortunio al dito, – dato che un quarto del cervello si occupa delle terminazioni nervose della mano – non ho dormito per 4 mesi, e ancora oggi, a distanza di 3 anni, prima di andare a dormire mi bendo il dito! Ne ero cosciente anche prima, ora è solo una conferma: stare bene è veramente una cosa fantastica! Quindi, prima di tutto, l’obiettivo è la salute, perchè quando stai bene puoi fare tutto! Ora mi sento di poter fare qualunque cosa e mi sono gettato a capo fitto nel lavoro, e sono felice di questo, quindi, spero di continuare così.”

 

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