Luca Verdone: “Tra Sergio Leone e me c’era un affetto profondo… E’ stato la mia guida e il mio mentore!”

LF ha incontrato il regista in occasione della proiezione del cortometraggio dedicato al grande Sergio Leone, suo amico e fonte di ispirazione.

Luca Verdone

La tanto desiderata, sognata, agognata ripresa, infine è arrivata! Dopo tre mesi di quasi totale inattività è stato emozionante poter assistere di nuovo, alla Casa del cinema, ad una proiezione cinematografica… Ancor più entusiasmante poter chiacchierare con un noto regista romano che tanto ha donato e continua a donare al nostro cinema! Un professionista che ha avuto un immenso quanto superlativo mentore: mi riferisco a Luca Verdone, che ci ha deliziati con la visione di un suo docufilm dedicato al grande Sergio Leone!

Posso dire con fervore che si è trattato di una ripresa coi fiocchi… Quì parliamo di giganti del mondo del grande schermo!

Il pomeriggio è iniziato (con le dovute cautele anti Covid) alle 18.00 in punto.

Luca Verdone, pervaso da un’affabilità sorridente, ha avuto modo di fare una breve introduzione alla visione del suo film… L’ho percepito quasi emozionato al pari di tutti noi che eravamo seduti in sala con una gioia “nuova”, rinnovata, seppur “timorosa”!

Alle 18.30 il film ha avuto inizio! Immersa nella mia comoda poltrona rossa ho iniziato ad apprezzare una serie di ricordi e aneddoti che hanno catalizzato la mia attenzione, oltre che il cuore. Del resto, l’opera racconta la favolosa carriera del leggendario Sergio Leone attraverso le testimonianze dei suoi attori, della famiglia, di Ennio Morricone e di tutti gli autori che hanno ammirato il suo cinema, svelando le caratteristiche del suo stile e della sua personalità. Un lungo colloquio quello di Luca Verdone con Leone, registrato prima della sua scomparsa, fà da contrappunto a tutte le interviste e alle note critiche e biografiche… Luca ha dato vita ad una narrazione poetica, ad un “manifesto” d’amore, ad un omaggio amicale di infinita stima per quello che è stato il suo maestro ed il suo amico fraterno! Il racconto commuove, elettrizza, fà gioire e fà riflettere… Quando poi si ascolta il sottofondo di Morricone, a me viene un piccolo “magone”, un’emozione, come sempre mi accade con le sue colonne sonore che spesso una lacrimuccia me la fanno scendere…

Questo film è un pezzo di cuore, una creazione affettiva derivante da una assidua frequentazione di Luca con Sergio Leone, da quando aveva venti anni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1989.

Il Docufilm è intriso di tutta la concezione innovativa di Leone nel fare cinema, avendo inventato, con il western all’italiana, un genere seguitissimo. Tutto, corredato da una linea guida unica: la sua voce, registrata da Luca negli anni Settanta nel corso di una lunga riflessione su tanti aspetti cinematografici. Nel documentario compare ovviamente anche Carlo Verdone (fratello di Luca), pupillo di Leone.

Dopo la piacevolissima e nostalgica visione, LF ha avuto il sommo piacere di poter intervistare Luca Verdone, un uomo di squisita disponibilità che fà del sorriso il suo marchio più spiccato!

Com’è avvenuto l’incontro con Sergio Leone?

“L’incontro con Sergio Leone avvenne la prima volta negli anni ’60, precisamente nel ’68, quando andavo a trovare mio padre al Centro sperimentale di cinematografia, dove era il vice-direttore, e Leone stava girando una scena molto importante di “C’era una volta il west”. Proprio in quell’occasione, venni presentato da mio padre a Sergio Leone. Mio padre non aveva una assiduità di frequentazione con lui, era un suo estimatore e la mia infatuazione di ragazzo… Poi, nel 1975, ebbi occasione di fare il segretario al Direttore Artistico del Festival delle nazioni di Taormina, Guglielmo Biraghi, in quell’occasione, Sergio Leone era il Presidente della giuria internazionale… così ebbi modo di conoscerlo bene durante il lavoro di selezione dei film che man mano andavamo vedendo. Quando gli dissi che conoscevo i suoi film a memoria, ne rimase molto colpito, e nacque l’amicizia, che continuò anche una volta tornati a Roma. Andavo spesso a casa sua per assistere alle proiezioni dei film che gli interessavano, perchè lui aveva anche una società di distribuzione… Mi chiedeva molto spesso le impressioni su quello che vedevo… Mi aveva preso molto a ben volere! Questa nostra amicizia autentica, ad un certo punto, si tramutò in qualcosa di concreto anche per realizzare un libro che io feci su di lui, per la collana Cappelli, sulla sceneggiatura di “Per un pugno di dollari”.”

Quindi possiamo dire che Leone è stato un po’ la sua guida…?

“Assolutamente sì. Io poi, ogni volta che facevo un documentario gli chiedevo pareri e consigli, che puntualmente mi dava sempre, come sempre si prestava ad essere intervistato per i miei lavori. Nel 1975 ne realizzammo uno anche assieme che andò al Festival di Cannes… C’era proprio un affetto profondo!”

Arriviamo al Docufilm a lui dedicato…

“E’ un omaggio a questa amicizia. Che però vuole anche essere un canto al suo cinema, al suo modo di vedere le cose, all’umanità che lo forgiava.”

Che cosa ha significato lo “Spaghetti western” nel cinema italiano ed in quello internazionale?

“Tanto! Perchè lui ha rivoluzionato il genere western, lo ha riportato ad un livello di testi nuovi, da rimeditare… non ha soltanto riscoperto il western ma ha riportato il grande pubblico al cinema con quelle sue pellicole. Un successo internazionale che non smette mai di cessare… ancora oggi i suoi film hanno un ruolo di rilievo nelle televisioni del mondo e anche nei festival.”

E poi non dimentichiamo il connubio con Ennio Moricone, autore delle colonne sonore…

“Un connubio favoloso! Un grande musicista che io ho conosciuto bene nell’arco degli anni e che indubbiamente ha dato molto sia all’uno che all’altro!”

Sergio Leone era un perfezionista, meticoloso e pignolo…ha un aneddoto a rigurardo da raccontarci?

“Era di una pignoleria assoluta. Quando lui mixava i film, il povero Ancillai, che era il fonico di mixage, impazziva quando doveva inserire il fischio di una pallottola, il riverbero, o il canto del corvo… Sergio aveva inoltre la fissa dei rumori “ambientali”, come quello dei grilli, per esempio… mi ricordo che in quel tavolo a Cinecittà, dove si mixavano i film, c’erano centinaia e centinaia di nastri magnetici che riproponevano i vari suoni dei grilli… grillo 1, grillo 2, grillo 3 e via dicendo, e non era mai contento… Quindi il perfezionismo non lo si vedeva solo nella costruzione del set ma anche in fase di mixaggio.”

Secondo lei, oggi, cosa manca del cinema di Sergio Leone?

“Il respiro epico. Non ci sono più quei registi che hanno la forza di tradurre l’immagine, la potenza di una scena, riproporre il ritratto di un’epoca, con quella potenza ed incisività, con quella scelta di tempi, anche, che aveva Leone nel montaggio, ma, soprattutto, la visione grandiosa dello spettacolo cinematografico, quello a cui accenna un po’ Tornatore nel documentario. Non ci sono registi attenti al dettaglio, tranne Sorrentino e Garrone… eccetto loro due, di grandi esempi non ce ne sono molti.”

Progetti futuri?

“Sto curando, per la Fondazione-Museo Sordi, la riedizione di “Storia di un italiano”, il famoso programma televisivo, che verrà alleggerito in 4 puntate anzichè le 37 come aveva fatto Sordi… Verrà riproposto in televisione entro l’anno. Ho anche un progetto di commedia, l’idea di fare un affresco affettuoso, tenero, poetico, del quartiere di Trastevere.”

Magari anche con suo fratello Carlo?

“Se riesco a trovare una produzione, perchè è molto difficile trovarne di questi tempi con la crisi che c’è, ci sarà sicuramente un suo cameo!”

Concludendo?

“Sono grato a Sergio Leone per tutto quello che mi ha dato e anche per aver accettato di produrre mio fratello nel suo primo film… è stata la “ciliegina sulla torta”. “

Si ringrazia l’Ufficio Stampa Francesca Piggianelli

Foto: Marco Bonanni

 

 

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