“Una lunga notte”

Al Teatro San Genesio di Roma, fino a Domenica 14 Febbraio, il lavoro scritto da Corrado Alvaro che ripercorre la tragica notte vissuta da Medea.

Teatro San Genesio di Roma, zona Prati. Martedì sera, 9 Febbraio, una Prima di alto teatro, messa in scena dalla Compagnia del Tirso, “Lunga notte di Medea” riadattata da Adriana Trapanese, dal testo di Corrado Alvaro.
Innanzitutto la domanda che sorge spontanea è: come mai il titolo della tragedia di Corrado Alvaro è “Lunga notte di Medea” e non semplicemente “Medea”, come lo era stato per le tragedie di Euripide e Seneca? Il motivo sta nel fatto che in questa tragedia moderna tutto accade in una sera e in un’unica notte.
All’inizio della tragedia troviamo Medea, nominata Vasilissa (interpretata da Carla Iacuzio), in compagnia di due ancelle, Nosside (Valeria Cecere) e Layalè (Lilia Nacci), mentre si prepara per l’arrivo di Giasone (Paolo Piazza), che in quel momento era andato presso la corte di Creonte (Paolo Della Rocca). Ma Giasone non arriva e Medea è impaziente. Ella allora, con le sue doti magiche, vede nel disco della Luna proiettato su una parete la scena di Giasone, alla corte di Creonte, che rivolge a Creusa le medesime parole che in passato aveva rivolto a lei per conquistarla.

Medea è sconvolta, ma lo diviene ancora di più quando dopo non molto tempo giunge Creonte stesso a riferirle delle future nozze programmate di Giasone e Creusa e della necessità di una sua immediata partenza insieme ai suoi figli.
Creonte considera Giasone un valoroso eroe greco che non merita di stare con una barbara vagabonda, una persona di una razza diversa, inferiore, ma con una donna pari a lui: sua figlia.
La grande cultura calabrese nella rilettura di un caposaldo del teatro classico è al centro della rappresentazione de “La lunga notte di Medea” di Corrado Alvaro, scrittore, poeta, giornalista e sceneggiatore, nato a San Luca, un piccolo paese sul versante ionico calabrese, ai piedi dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Primo di sei figli di Antonio, un maestro elementare, e di Antonia Giampaolo, figlia di piccoli proprietari.
Lo straordinario testo, che nella rivisitazione del mito di Medea pone l’accento sul dramma della condizione dello straniero, dello scontro tra culture, della condizione della donna, e’ portato in scena, nell’adattamento e regia di Adriana Trapanese, attraverso un percorso di ricerca che sviluppa contemporaneamente il linguaggio del teatro con uno di grandissima modernità. Lo spettacolo infatti scava a fondo il dramma dei personaggi dentro le atmosfere definite da Corrado Alvaro, e per far questo utilizza una suggestiva commistione stilistica ed emozionale. Non effetti visivi, ma singole scene quasi a seguire le diversità di ambientazioni di una sceneggiatura che segue la lettura dello scrittore calabrese del mito classico. Il gesto ultimo di Medea, l’infanticidio, viene visto, in Corrado Alvaro, come la drammatica conseguenza dell’odio razziale, dell’intolleranza umana, del desiderio di preservare i figli dalla miseria e dai soprusi, ed infine, dal linciaggio della folla inferocita aizzata dal potere. Il fato della tragedia classica è modernamente sostituito dalla situazione di emarginazione della protagonista, che conferisce un sapore di necessità ai suoi atti. Egeo (Gaetano Pensabene), che nel testo di Euripide accoglieva Medea ad Atene, in questo di Alvaro, la abbandona al suo destino, per opportunismo e viltà. Il Giasone euripideo sembra voler cambiare la non più giovane Medea, la “barbara” Medea, con la giovane e mite Creusa per il semplice gusto di regnare. Tutto qui, senza tante spiegazioni. Alvaro però prova ad inquadrare lo sviluppo del suo protagonista in una serie molto più ampia della letteratura moderna e contemporanea, facendo di Giasone un arrampicatore sociale per eccellenza, non incapace di sentimenti ma capace di calpestarli per raggiungere lo scopo propostosi.

L’intero spettacolo, ben congeniato ad opera della Trapanese e della sua compagnia del Tirso, mette in posizione “centrale” tutte le figure femminili, una narrazione squisitamente poetica e corale, con i monologhi lirici, drammatici e di alto valore poetico di Medea. Nosside, la nutrice dei figli di Medea, pur non comprendendo il gesto estremo della sua padrona, le resta accanto fino alla fine! Layalè più critica verso l’arroganza e la tracotanza della cultura dominante. Quì Giasone viene presentato, pirandellianamente, in duplice aspetto, da un lato odioso come lo è un marito traditore, ma, al contempo, imbrigliato nel suo ruolo di eroe in cui gli altri lo hanno collocato. Egeo vigliaccamente opportunista, rallenta per un po’ la tensione che seguirà quando esploderà tutto il dramma finale. Il popolo di Corinto che non appare mai in scena ma si fa “sentire” con le proprie minacciose voci, che teme lo straniero, colui che è diverso, perchè minaccia il benessere conquistato. Uno spettacolo che ripercorre una storia davvero antica, che si ritrova nelle “radici del mondo” eppure così attuale, moderna…molto “femminile”! Metafora del disagio femminile che ancora oggi vede la donna tradita, “sottomessa”, passiva anima, costretta a subire le decisioni del “maschio”! E poi il tema della paura…di tutto ciò che è diverso, quindi sconosciuto, da evitare!

Bravi interpreti che sanno dosare tutto il dramma interiore del proprio vissuto.

Lo spettacolo e’ arricchito da suoni, canti e musiche della cultura medio orientale e bizantina, che sottolineano ancor di più tutta la tragicità di quella notte!

Ringraziamo Adriana Trapanese e la compagnia Del Tirso per saper donare due ore di vero teatro impegnato…

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Adriana Trapanese

 

 

6 Commenti su “Una lunga notte”

  1. Daniela Boccardo // 11 Febbraio 2016 a 11:52 // Rispondi

    Concordo pienamente con le splendide parole che Loredana Filoni ha espresso in merito a questo spettacolo. Aggiungerei che gli attori hanno saputo trasmettere un’emozione unica ed hanno saputo catturare l’attenzione del pubblico lasciandolo “incollato” alla poltrona per tutto il tempo dello spettacolo.
    Congratulazioni alla Compagnia del Tirso ed alla loro guida e regista Adriana Trapanese

  2. Gentilissima Loredana,
    grazie di cuore per le tue bellissime parole! Le abbiamo lette tutti insieme e ci siamo commossi nel realizzare che il nostro lavoro é arrivato a toccare le emozioni del pubblico. Grazie per la tua sensibilità e per la grande competenza teatrale che hai dimostrato! Tutto ciò ci da la forza di continuare il nostro percorso anche in mezzo alle molteplici difficoltà che si incontrano inevitabilmente! Grazie!
    Adriana Valeria Carla Lilia Gaetano Paolo Paolo

    • Loredana Filoni Loredana Filoni // 11 Febbraio 2016 a 15:15 // Rispondi

      Avete commosso me!!! Queste sono le immense gratificazioni e gioie della mia professione! Sapere che ho “centrato” il punto mi rende soddisfatta!
      Grazie a voi per tutto ciò che fate per il teatro e per noi fruitori!!! Il palco ha bisogno di persone come voi!!!

  3. Myriam Ambrosini // 15 Febbraio 2016 a 19:29 // Rispondi

    IL TEATRO E’ ESSENZIALITA’ … IL TEATRO E’ RIGORE. SONO LE EMOZIONI A DOVER PARLARE … E, VI GARANTISCO, CHE NELLA VISIONE DI QUESTO SPETTACOLO HANNO PARLATO FORTE!
    ASSENTE LA RETORICA, PUR FRA LE OMBRE SEMPRE IMMINENTI E PALPABILI DELLA TRAGEDIA IMMINENTE; FORTE IL PATHOS CHE TRASCINAVA E COINVOLGEVA INFINE GLI SPETTATORI.
    PUREZZA TEATRALE DOVE OGNI ORPELLO ERA SUPERFLUO … PERSINO INUTILE.

    • Grazie di cuore per le tue bellissime parole! Sempre più siamo confortati nel vedere che il nostro lavoro è stato apprezzato! Questo è il “motore” che ci spinge sempre a continuare!

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