Made in Italy.

Presentato ieri, all'Adriano di Roma, il nuovo film di Luciano Ligabue, che uscirà nelle sale il 25 Gennaio, con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak.

Dal 25 gennaio al cinema MADE IN ITALY, il terzo film di LUCIANO LIGABUE, con STEFANO ACCORSI e KASIA SMUTNIAK,

Era il 1998 quando, Luciano Ligabue, esordì al cinema come regista. Sono passati ben 20 anni da “Radiofreccia” che con tre David e due Nastri d’Argento, vanta di essere entrato nell’archivio cinematografico del Moma di New York.

I tempi sono divenuti maturi per una nuova storia da raccontare…così, ancora una volta, il Liga lo fa attraverso la sua ultima fatica, “Made in Italy”, che uscirà in sala a partire dal 25 Gennaio.

In un cinema Adriano gremito, ha avuto luogo, ieri mattina, la presentazione di questo film alla stampa. Luciano Ligabue, una carriera da rocker con 20 album e più di 700 concerti e una, decisamente più sintetica, da regista (questo è il suo terzo film), aveva come intento quello di far venire nostalgia dell’Italia, non a chi è andato via, ma a chi ancora ci sta. Così è nato “Made in Italy”, prima concept album, tre volte disco di platino e infine film, che debutta Giovedì in 400 copie, prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci e distribuito da Medusa. Stessa compagine, compreso il protagonista Stefano Accorsi di “Radiofreccia”.

Stefano Accorsi è Riko, alter ego del regista, operaio in un salumificio dove da trent’anni insacca mortadelle, da tanti anni sta insieme a Sara (Kasia Smutniak) che a Reggio Emilia ha un bel salone da parrucchiera. Hanno un figlio, Pietro (Tobia De Angelis), che tra poco andrà al DAMS “il primo della famiglia ad andare all’università”. Riko vive nel paradosso di aspettare un cambiamento – “sono anni che aspetto che le cose cambino” – dice al suo miglior amico, Carnevale (Fausto Maria Sciarappa), artista di buona famiglia che ha sperperato tutto al gioco, ma di non riuscire ad essere il motore di quel cambiamento, è legato alle sue radici, alla sua terra, alla donna di cui si è innamorato tanti anni fa, all’azienda che ha visto crescere e che ora è sprofondata nella crisi.

Nel cast anche Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi, Leonardo Santini.

Un film intenso, di valore e…con valori. Quelli della quotidianità, del dover fare i conti, giorno dopo giorno, della asperità, della fatica sul posto di lavoro, della precarietà. Difficoltà che si ripercuotono poi sulla vita familiare, su una routine monotona divenuta infelice che, un tempo, aveva un ruolo fondamentale. Figli, amici, evasione, coscienze che parlano, che gridano la loro ribellione. Un coro tutto attorno formato da un cast di eccellenza. Là dove non parla il verbo, racconta la grande musica del Liga, sempre rombante ed efficace a narrare storie di tutti i giorni e di bontà d’animo. Sì, perchè per una volta (poche a dire il vero, l’ultima risale al 1971 con il film di Elio Petri “La classe operaia va in Paradiso”), si narra di persone comuni perbene! Anni di esperienze e di amicizie consolidate hanno portato Ligabue a raccontare di esseri umani atti a far bene, seppure nei loro errori, nelle proprie fragilità. E nonostante questo sia un paese dove le persone perbene non fanno notizia, la trama, coinvolgente ed appassionante, lancia, sul finale, un grande messaggio di speranza, di amore. Molti primi piani troneggiano nell’intera pellicola, come a sottolineare le rughe sentimentali del tempo, le inquietudini, le passioni, lo stravolgimento dei vari personaggi, oltre alla bravura recitativa, cosa che, personalmente trovo molto efficace. Grande l’inizio, con Stefano Accorsi, che sulle note di “Mi chiamano tutti Riko”, vestito con un appariscente giubbotto alla Elvis, fa dei veri e propri passi di danza sulle note del Liga, davanti ad un mortadellone da otto metri su una coreografia di Luca Tommassini. Ligabue ha raccontato di aver visto questa mortadella gigante, che producono per le fiere, e aver avuto la visione di Accorsi su un set vuoto con un costume chiassoso. “Voleva un numero che fosse più un qualcosa di atletico che da ballerino” – ha detto Tommassini – “coi 40 gradi che c’erano è stata dura, Luciano ha scelto ogni passo della coreografia che gli ho proposto. Ci ho messo dei momenti tratti da film iconici da Tony Manero a Gene Kelly”.

Un film che ho trovato bello, perchè reale e mai esagerato, che sa ben delineare la normale quotidianità, quella della gente comune che in fondo tanto ordinaria non è!

Ad un certo punto del film domina un discorso sul cambiamento…un pensiero profondo, come una voglia di ricamarci un po’ intorno…

“Siamo tutti consapevoli che il cambiamento fa paura” – ci ha detto Ligabue – “perchè siamo propensi a pensare che il cambiamento non porti buone cose…In qualche modo ci si ancora a quelle due o tre certezze e non si ha voglia di avventurarsi nei cambiamenti…però il cambiamento è il movimento naturale della vita. Cambia il nostro modo di guardare le cose. Io penso che forse più che gli eventi, è il modo in cui noi reagiamo agli eventi a condurre la nostra realtà e quindi siamo resistenti al cambiamento. RiKo e Sara sono due persone che vivono una realtà consolidata per loro, questo ad un certo punto fa sì che arrivi un momento di crisi in cui l’inquietudine di Riko gli fa andare un po’ strette tutte quelle cose che in passato ha sempre amato. Ha bisogno di cambiare punto di vista, e questo gli permetterà di mutare lo sguardo sulle cose che ha sempre avuto sotto mano. “Made in Italy” nasce come progetto “balordo”…era comunque anacronistico fare un concept album negli anni 2000…io sono consapevole di come la musica vada veloce oggi…chiedere a qualcuno di ascoltare un album intero per seguire una storia è al limite della presunzione in tempi come questi. Fare film è un mestire faticosissimo, almeno per me, che sono abituato, in qualche modo, a fare i conti con le emozioni che fluiscono…vado sul palco lascio che le canzoni escano, le canto, le vedo cantare agli altri, ed è tutto uno scorrere di emozioni…fare un film vuol dire invece un po’ progettarle le emozioni, fare in modo che tanti pezzettini di pochi secondi riescano, attraverso un processo molto mentale, a produrre qualcosa di cuore. Io volevo che questo film fosse così e questo ha fatto sì che io mi riavvicinassi alla regia…stavolta avevo questa storia.”

SI TIENE IN PIEDI UNA STORIA D’AMORE ED IL DISCORSO SULL’ITALIA….“L’Italia la vedo in uno stato di incertezza importante” – ha continuato Liga – “però non è tanto importante come la vedo io, quanto il sentimento che continuo a provare. Io ho cominciato a raccontare del mio sentimento verso questo paese esattamente 10 anni fa con la canzone che si chiamava “Buonanotte all’Italia”, poi via via c’è stata qualche escursione in questi 10 anni con “Il sale della terra e “Il muro del suono” che avevano, da un altro punto di vista, la medesima intenzione, quella di raccontare il mio amore verso questo paese che non viene meno nonostante la frustrazione per tutti i difetti che vediamo non venire risolti. Volevo provare a raccontare esattamente questo sentimento attraverso gli occhi di uno che ha meno privilegi di me. Riko vive in un tessuto vivo, normale, ed ha un rapporto forte sia con le proprie radici che con il paese. Credo che tutti concordiamo nel fatto che questo è il paese più bello del mondo. Siamo assuefatti alla bellezza e in qualche modo rassegnati al malfunzionamento…Questo è un film sentimentale, più di tutto mi interessava raccontare di un gruppo di persone perbene che come tali non hanno voce in capitolo perchè poco interessanti dal punto di vista drammaturgico, raccontare dei cattivi è più cool, più figo…volevo che questo concetto si ancorasse all’idea che avevo, che conosco, ho un sacco di amici di vecchia data che sono brave persone, e che spesso dicono che essere brave persone, in questo paese, non paga. Mi piaceva dare un po’ di voce a questa categoria che non è tanto rappresentata.”

Kasia Smutniak è così intervenuta parlando del suo personaggio: “Sara è stato un personaggio importante per me, è stato difficile raccontarlo, mi sono ispirata un po’ alla forza che hanno le donne…di lei mi piace la coerenza, che è una che sta con i piedi per terra, che sa quello che vuole…la vita ti può portare a perderti, ma lei è una risolta, una che poi, nei momenti difficili, prende una decisione e non ha paura di prenderla. Interpretarla non è stato facile, quello che mi ha aiutata è stato poter lavorare su una base musicale di cui conosco il mondo, quello di Luciano, non sapevo neanche cosa avrei fatto sul set, ma mi era chiaro in che mondo stavo e questa è già una buona partenza.”

Stefano Accorsi: “Riko è un uomo che sta…Sta in questa sua vita, ha vissuto anni diversi per questo paese, e all’inizio del film lo troviamo in un momento di crisi. Luciano racconta sì una storia d’amore, ma anche la vita, perchè noi vediamo un uomo in un momento difficile, che se ne vorrebbe andare….Non succede nulla di eclatante nella sua vita, se non cose normali, che accadono, è il suo modo di rapportarsi ad esse, il suo modo di cambiare il punto di vista verso la sua vita, dove non riesce più a trovare linfa vitale, che si rigenera, e questo lo trovo molto raro…Di solito si cerca sempre di mettere in scena i cattivi, qualcosa fuori dall’ordinario, quì invece non è così….Luciano pone il suo sguardo sugli attori, sui personaggi, fidandosi di quello che costruiscono dentro… è come se riuscisse a vedere la grande verità. Ho trovato Luciano in grande forma, un regista con cui è stato un privilegio lavorare.”

Foto: Nick Zonna

 

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