Malisa Longo: un viso indimenticabile del cinema italiano.

Ha girato più di settanta film fra thriller, commedie sexy, molti decamerotici, horror, fantasy, fantascientifici e tanti action; una professionista del cinema di genere. La carriera di Malisa Longo stupisce per la duttilità recitativa, al di là dell’innegabile fotogenia.

Alta, snella, flessuosa, zigomi alti, occhi grandi azzurrissimi e inquieti, capelli lunghi color miele, dolce, raffinata ma l’aria che ha addosso e che trasmette, è sempre quella da ragazza inquieta ed errabonda degli anni ‘70. Sono poche le donne nel cinema degli anni ‘70 e ‘80 che possono vantare una forma fisica incredibile come la sua, miracolo forse del suo DNA tutto veneziano. Una Raquel Welch all’italiana, potremmo definirla. Ha girato più di settanta film fra thriller, commedie sexy, molti decamerotici, horror, fantasy, fantascientifici e tanti action; una professionista del cinema di genere.  La carriera di Malisa Longo  stupisce per la duttilità  recitativa, al di là dell’innegabile fotogenia. Moglie fedifraga, ragazza rivoluzionaria, guardiana delle SS, borghese stuzzicante, ragazza della porta accanto, donna di mafia, persino donna del futuro in innumerevoli film di fantascienza. I suoi grandi occhi azzurri hanno segnato davvero il cinema italiano, occhi seduttivi, a tratti, ma anche pieni di sana grinta. Carlo Giuffrè, Ben Gazzara, Helmut Berger, Lando Buzzanca, Lino Banfi, Christopher Mitchum, Arthur Kennedy, Bruce Lee, sono solo alcuni dei suoi innumerevoli partner di scena.

L’entusiasmo emerge nei racconti di cinema dell’attrice, gentilissima e affabile, che oggi rivela una grande voglia di vivere e di creare, insieme ad un fascino rimasto intatto. Ha lasciato lei stessa il cinema, lo precisa, a inizio anni ‘90; oggi è pittrice e scrittrice in una Roma sempre più caotica ma ancora misteriosamente suggestiva. Persino Fellini la volle nella variegata popolazione femminile del film “La città delle donne”, in un cameo dove esibisce la sua fotogenia e la statuarietà che il maestro amava.

Come è nata la Malisa Longo attrice?

“A Venezia ho sempre frequentato pittori e artisti. Poi con mia sorella facevamo l’autostop e giravamo il mondo (ride). Vinsi un concorso di Miss Cinema. Ero una ragazza vistosa e all’inizio divenni una  cubista del Piper di Milano, dove ero ospite della band “Equipe 84″. Poi venni a Roma e cominciai  nel cinema con piccole parti. Cose minuscole, ricordo “Eat it” con Paolo Villaggio agli inizi …. lui era un orso…poi “Una ragazza piuttosto complicata” di Damiani con la Spaak e la Bolkan, ma ero proprio ai primissimi lavori.”

Terence Young la scelse per “Le guerriere dal seno nudo”, un cult rivalutato molto. Cosa ricorda?

“Ricordo un set attrezzato come pochi. Terence mi aveva scelta dopo un provino. Ricordo in Sardegna, a Liscia di Vacca, l’allenamento a cavallo, lotta, giavellotto, inglese, poi le lezioni di recitazione, per quattro settimane, e poi in Spagna a girare il film.”

Lucio Fulci l’ha diretta in un suo cult, “Una sull’altra”, una storia alla Hitchcock, ricorda Marisa Mell ?

“Certo, ho fatto altre cose con lei; c’era solo una buona amicizia di lavoro. Era una ragazza semplice con questo viso meraviglioso da cinema. Non gongolava, era così, si esprimeva con molta verità, usava sé stessa a livello attoriale. Era una donna semplice alla fine. L’ho rincontrata poi, in altri due film: “Taxi love” e “Amori, letti e tradimenti”.”

Con Barbara Bouchet ha girato “Un tipo con la faccia strana ti cerca per ucciderti”, che ricordo ha di questa collega?

“Mah, all’epoca non abbiamo legato. L’ho riscoperta oggi come amica e ci siamo viste. Io quando recitavo stavo sulle mie, facevo il mio lavoro ma non sconfinavo mai troppo nei rapporti personali sul set, proprio per non dar adito a fraintendimenti; il mondo del cinema è un mondo particolare. Oggi che non ci possono essere rivalità devo dire che Barbara è una bella persona.”

“Cristiana Studentessa degli scandali” di Bergonzelli, un film forte da ragazza ribelle, ce ne parla?

“Il regista Bergonzelli, con cui ho lavorato anche in seguito in altri due film, cercava un’attrice  per interpretare il ruolo di una ragazza ribelle e orgogliosa. Una protagonista assoluta. Una bella prova per un’attrice. La sceneggiatura era un bel spaccato femminile del ’68, e di quegli anni della rivoluzione dei costumi. Giravamo a Mondragone. Io forse ero un po’ quel genere di ragazza sessantottina. Un bel film devo dire. In quel periodo avevo incontrato Antonioni, che mi voleva protagonista di un suo film, che poi non fece. Venne anche al montaggio di “Cristiana” per vedere come recitavo. E gli ero veramente piaciuta! Peccato. Avevo una parrucca mora, nel film c’era anche Rossano, un cantante in voga all’epoca, che ricordo in calo, ma molto vanesio.”

Un altro bellissimo film è “Il Trapianto” del grande Steno, con Rascel e Giuffrè, come li ricorda?

“Dei grandi ….il film era divertente e scritto bene, Rascel era buffo davvero e poi Giuffrè un grande attore che ti metteva a tuo agio, un gran signore partenopeo.”

“Afyon Oppio” un film sullo spaccio in Turchia dove lavora addirittura con Ben Gazzara; che rapporto c’è stato con questo mito?

“Avevo un piccolo ruolo, ma in un film forte. Ben Gazzara era meraviglioso ed era amico di Terence Young, l’ho visto spesso all’Olgiata dove Terence Young lo invitava; oppure al ristorante. Una volta al “Piccolo Mondo” Terence, in omaggio a Ben, e noi amici, fece arrivare addirittura Roberto Murolo, che per lui era un mito. Ricordo belle cose di Ben, un gran signore che parla benissimo italiano.”

Con Lando Buzzanca ha fatto “Il domestico”, come è andata con questo attore che è ancora molto amato oggi?

“Lando è semplicemente delizioso, lo frequento ancora. Un grandissimo artista declassato per anni per problemi di vedute. Ha lavorato tanto perché è un big, ma non meritava vent’anni di fango, per la sua arte lo dico, è stata un’ingiustizia. Oggi, forse, hanno capito che al cinema, per uno che fa ridere, fare il drammatico è acqua fresca….. Ma oggi… anche grazie a lui.”

Facendo un salto indietro, lei è famosa e ricercata in tutto il mondo per aver lavorato con Bruce Lee in “L’urlo di Chen che terrorizza anche l’Occidente”. L’hanno accreditata nei titoli di testa come Italian Beauty per motivi di coproduzione. Che tipo era Bruce Lee? Era gentile con lei?

“Sì molto galante e signore; sai non mi aspettavo che questo cinese, che aveva però un corpo bellissimo, avesse una tale risonanza mondiale negli anni, chissà se non fosse morto così giovane se sarebbe partita questa leggenda. Lui poi aveva una sua filosofia, era un rigoroso, un sano, mi è sembrata strana anche la morte del figlio, devo dire. Ho le mie ipotesi…”

Ha girato un film scandalo “Adolescenza perversa” con Femi Benussi, sex symbol slavo, attrice sparita nel nulla, ma che sappiamo vive in Istria come se la ricorda?

“Femi Benussi era una persona particolare, pareva un’impiegata del cinema, non chiacchierava per niente coi colleghi e dopo le riprese spariva. L’ho incontrata per strada,  anni dopo il film, era con un mio amico, ma si era già ritirata, il Regista Josè Benazeraf, era un autore che poi passò al porno ma in Francia era molto ben visto all’epoca. E devo dire che pure io in Francia ero apprezzata molto. Oltre al film con Benazeraf, feci altri film in Francia. Due di questi ebbero molto successo, ma in Italia fecero poco, perché uscirono in sordina, senza pubblicità. In Francia all’epoca, dopo il set, la sera noi attori, ci incontravamo con il regista e vedevamo il girato del giorno prima. Così, fra una coppa di Champagne, e uno stuzzichino, ci scambiavamo le idee, confrontandoci anche sugli errori. Da noi questo non succedeva mai, avevano paura che l’attore potesse dire qualcosa contrario alle idee del regista. La voce poi, in Francia, assolutamente ti facevano usare la tua, anche se eri straniera, in Italia invece, il più delle volte volevano che fossi doppiata. Castellitto, era già famoso, prima di essere famoso in Italia, proprio in Francia. Raf Vallone idem. Io ricordo di ricevimenti a Parigi da Salvador Dalì con la sua stravagante corte attorno. Momenti Indimenticabili. Se hai un’artisticità forte vieni davvero considerata in Francia.”

Ha collaborato molto con Tinto Brass, in almeno 4 film ed è una sua grande amica, in particolare di “Saloon Kitty” cosa ricorda?

“Una grande famiglia tutti insieme in albergo. Helmut Berger è, come persona, un poco evanescente ma come attore era un grande, giustissimo per la parte. Poi ricordo Jost Jocobs, il costumista di Brass, un genio assoluto, creatore di cosmesi e parrucche, era un grandissimo professionista. Ricordo la moglie di Tinto carinissima come persona. Ma attenzione…..con Tinto si crea una famiglia sul set ma anche un rigore assoluto, lui come regista pretende tantissimo.”

Poi un film mitico in cui interpreta la bellissima moglie bionda di Banfi che deve vedersela col fascino della Cassini, mora, in “La dottoressa ci sta col colonnello”, era molto bella in quel film, quasi da far scomparire la Cassini. Come si è trovata con Banfi e la Cassini?

“Mah la Cassini è la tipologia di attrice perennemente preoccupata solo della sua bellezza e non c’è stato rapporto, Banfi è una persona squisita con cui è un piacere lavorare. Silvio Laurenzi (il costumista delle dive NDR ) mi aveva reso carina, tra pizzi, guanti ero seducente …”

Con la sua fisicità atletica ha partecipato a dei fantasy come “Gunan il guerriero” di Franco Prosperi, e “Thor il conquistatore” di Tonino Ricci, dove interpreta una schiava. Cosa ricorda di queste pellicole?

“Pochissimo di quei set…pochissimo, ricordo i miei partner, nel primo, Pietro Torrisi, e nel secondo, Bruno Minniti, entrambi con una grande fisicità e grandi performance atletiche.”

Con Alfonso Brescia ha fatto moltissimi film soprattutto fantascientifici, donna del futuro minacciosa ma seducente. Sono tantissimi, come mai?

“Nei film di  fantascienza ci sono stati dei rimontaggi. I film erano solo tre e sono diventati cinque. Con Brescia, comunque, mi sono sempre trovata a mio agio anche nei ruoli più folli; ho fatto 8 film con lui, mi ha fatto fare l’amazzone in “Supermen, Superdonne Superbotte”, la dottoressa in “L’adolescente”, la mamma in “Zanna Bianca”, la sexy cameriera in “Amori, letti e tradimenti” e persino la moglie napoletana di Mario Merola in “Il mammasantissima” …..Ho lavorato parecchio con lui davvero, anche prima dei film fantascientifici.”

“Frati Rossi” un film sulle sette, secondo me da vedere, un girato enigmatico, complesso, ipnotico, ma cosa le è rimasto della sua partecipazione con un personaggio di governante alla Rebecca di Hitchcock ?

“Ricordo degli animaletti che giravano, degli insetti in quella magione antica del conte Giovannelli…mi divertono questi ruoli severi e rigorosi. Sono piuttosto dolce di carattere, compagnona, non mi sono mai sentita la bella, l’attrice erotica. Vorrei ricordarti anche che fra un film e l’altro del teatro, ho presentato spettacoli televisivi, ho cantato, e ho fatto addirittura la soubrette in una rivista che si chiamava “Bentornata Signora Rivista”. Grazie alla mia performance, le mie foto e la locandina, sono state inserite nel libro ufficiale che racconta la storia delle “Folie Bergère”. Una bella soddisfazione.”

Perché ha smesso col cinema, ancora bellissima?

“Ho smesso perché non avevo più voglia di fare i casting, era faticoso perché erano tutti scottati dalla crisi. Mi sono dedicata alla scrittura e alla poesia ed al giornalismo. Come scrittrice ho scritto due libri di poesie, un saggio politico, e due romanzi, di cui uno con la Mondadori. Si possono trovare presenti anche in Internet in versione Ebook. Come pittrice, invece, ho partecipato a numerose mostre, e ho vinto anche dei premi. Poi, due volte l’anno, espongo a via Margutta con l’Associazione dei 100 Pittori. Insomma non  mi fermo mai… Al cinema però… ci penso ancora..Chissà….se dovesse capitare l’occasione giusta..Perché no?”

1 Commento su Malisa Longo: un viso indimenticabile del cinema italiano.

  1. Uma bela e merecida entrevista a esta grande mulher e artista de nosso tempo.

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