Manlio Dovì, un “all-around man” del palcoscenico.

Abbiamo incontrato Dovì a pochi giorni dal suo debutto teatrale, assieme a Patrizia Pellegrino, nella piece, "La stranissima coppia", al Teatro Manzoni di Roma.

Manlio Dovì

Risate, allegria, grandi caratterizzazioni, oltre ad una grande passione lunga 35 anni almeno… Queste le peculiarità dell’artista che ha incontrato oggi, per voi, LF MAGAZINE… Un attore, tra l’altro, che adoro e seguo da anni, sia in teatro che in televisione: Manlio Dovì.

Chiacchierare lungamente con Manlio, è stata un’ esperienza semplicemente bella. Ho ascoltato i suoi racconti di un passato televisivo che sicuramente non esiste più, ahi noi, e del teatro vero, autentico, quello che ti fa trascorrere un paio d’ore spensierate e colme di risate! Sì, devo dirlo, con Dovì, al Bagaglino, spesso mi sono piegata in due dal ridere, fino alle lacrime… Come dimenticare l’imitazione di Carlo d’Inghilterra…!?! Oltre alla padronanza della caratterizzazione, che ricorda, molto da vicino, quelle dell’indimenticato Alighiero Noschese, mi piace sottolineare come Manlio Dovì sia un ‘artigiano del mesiere’. Lui è meticoloso, si cala sempre più, giorno dopo giorno, nei personaggi che va via via interpretando. Lui è un attore che conosce il suo campo di elezione, senza tuttavia dimenticare mai il rispetto per il suo pubblico, per i registi e per i direttori artistici. Quasi ad isolarsi dal resto del mondo, in maniera meticolosa e certosina, si cala quasi in un ritiro spirituale, come se dovesse scendere in campo per giocare una importantissima partita di calcio… la SUA partita! E questo fa di lui l’attore eccelso che nulla lascia al caso o all’improvvisazione, cosa che il suo affezionatissimo pubblico (me compresa) sa molto bene ormai!

Giovedì 8 Ottobre, Manlio Dovì debutterà, assieme a Patrizia Pellegrino, nella commedia, diretta da Diego Ruiz, “La stranissima coppia”, al Teatro Manzoni di Roma. Una piece rielaborata ed adattata ai due brillanti interpreti che sicuramente sapranno ‘vestirsi’ interamente dei due personaggi di Diego e Milena. Siamo certi che le risate saranno garantite!!!

La parola passa ora a Dovì, che partendo dal pretesto del debutto, è volato lungo la sua infinita e brillante carriera… Emozioni a go go!

Parliamo di questo imminente debutto con la commedia “La stranissima coppia” che ti vedrà a fianco di Patrizia Pellegrino…

“Questo pezzo, come ben saprai, si ripropone in una nuova veste. Chiaramente gli attori, essendo diversi, debbono adattarsi al meglio al “nuovo abito”… quello di Patrizia e me, nei panni di Milena e Diego. Personalmente, mi piace questo ruolo, dato che mi permette di calarmi, dall’inizio alla fine, in un personaggio vero e proprio, perchè a parte il Plauto in Sicilia e qualche altro, ho sempre fatto dei One-man show, impersonando varie caricature e caratterizzazioni. In secondo luogo, perchè è l’opposto di quello che sono io: non mi sono mai sposato, quindi non ho mai divorziato, ho avuto dei fidanzamenti lunghi, quello sì, ma vivo tutta un’altra dimensione. Quindi mi calo totalmente in questo personaggio, un “poveraccio” che si rimette in gioco dopo un matrimonio fallimentare dove è stato anche tradito e abbandonato, con tutti i pro e i contro di un primo appuntamento, impacciato ed emozionato per il vissuto ancora vivido sia in lui che in lei. Quale desiderio migliore per uno che recita, che quello di interpretare un’altra tipologia di personaggio!?! Un mio motivo di perenne sorpresa è, quando un attore dice di amare un ruolo perchè gli è somigliante… Per me non c’è niente di peggio, perchè il teatro insegna che ogni attore ama calarsi nei panni di un altro diverso da sè.”

Questo è un periodo difficile… Quali sono le difficoltà che avete incontrato o che pensi ancora troverete?

“Io sono un po’ fatalista, quando c’è un grosso problema, paradossalmente, penso… ‘conosci il problema, come fu anche per l’AIDS, cerchi di evitarlo e prendi le contromisure’. Sicuramente siamo stati messi a dura prova, noi attori in particolare … Abbiamo bisogno della condivisione, del resto ci chiamiamo compagnia. Gli attori hanno il dovere, – come i medici che curano il corpo dalle malattie – di curare l’anima con il sorriso, con la fantasia… il pubblico vuole vedere un altro mondo, in fondo quando si apre il sipario, vuole sognare e vedere un’altra dimensione, questa è la magia del teatro e di tutte le forme d’arte. Come quando si ascolta la musica, ognuno apre la mente ai propri ricordi, alla propria immaginazione, tocca le corde dell’animo… Quindi noi il problema lo conosciamo, ma dobbiamo andare oltre, per tanti motivi… E’ la nostra missione! L’ attore sacrifica tutto… Io, ad esempio, nei momenti di prova, sono costantemente concentrato nei miei personaggi, e, nel caso specifico, per non prendere alcun tipo di virus, spesso rifiuto gli inviti… Quando mi calo nei personaggi, faccio come il calciatore che prima di una partita importante va in ritiro… mi isolo per trovare la concentrazione. Anni fa, Arnod Schwarzenegger doveva prepararsi per una gara importantissima, il giorno prima gli morì il pade e neppure andò al funerale! Ora, questa è una tipologia un tantino estrema … gli costò anche l’affetto della famiglia che non volle più vederlo per un po’ di anni! L’uomo quando è chiamato ad una sfida, deve mostrare rispetto non solo per il proprio talento, ma anche nei riguardi di ciò che ha scritto l’autore, per quello in cui ha creduto il gestore del teatro e nei confronti del pubblico, si esige la professionalità. Io ho la mentalità dell’artigiano.”

La tua notorietà viene da lontano, da un mitico “Fantastico 7″… Cosa ti ha lasciato lavorare con il grande Pippo Baudo?

“Mi ha lasciato quello che tutt’ora ancora non mi abbandona… l’enorme felicità, la soddisfazione che ha uno che non ha fatto scuole di recitazione e ha sempre avuto il desiderio di esibirsi, di intrattenere, di dare sfogo a una sorta di arte, e quindi, aver calcato quel palcoscenico, con tutti quei personaggi, e con Baudo, un riferimento per noi che siamo cresciuti con le Domenica In di Corrado e, successivamente, le sue! Mi dispiace dirlo, ma era tutto un altro mondo, a detta anche dei protagonisti attuali della televisione. Mi ha lasciato un’emozione che ancora oggi sento viva! Figurati che quel “Fantastico 7” si trasmetteva da uno studio Rai di Via Monte Zebio, esattamente di fronte al teatro Manzoni, a quelle porte che danno all’interno di questo meraviglioso teatro! Quindi ora, ogni volta che vado al Manzoni, rivivo quell’emozione. E’ stato un sogno che sentivo difficile da realizzare… Invece poi, tra gli autori, all’epoca, c’era Pingitore, che mi portò al Bagaglino! In seguito, Marco Risi mi vide proprio in quel Fantastico e mi chiamò per il film “Soldati”! Poi dovetti andare a fare il soldato davvero, e Moretti che mi notò nel film di Risi, mi offrì una parte che, purtroppo non potei accettare, per via del militare… Quel periodo fu ricco di gioie immense ed anche di delusioni … io non ero figlio di un De Sica… nessuno mi avrebbero aspettato, l’unica porta fu quella del Bagaglino, dove continuai per 30 anni.”

Dove hai fatto innumerevoli imitazioni… Come ci si prepara per calarsi in questi personaggi?

“All’inizio il regista, che era nella sua fase massima di creazione assieme a Castellacci, individuò alcuni personaggi come Carlo d’Inghilterra, che mi somiglia anche un po’ fisicamente… Poi scoprii, a distanza di anni, che io sono nato lo stesso giorno e mese di Carlo d’Inghilterra, il 14 Novembre, la mia vita è costellata tutta di stranissime coincidenze, nel bene e nel male. Altri personaggi poi, vennero scelti in base all’attualità, come Cossiga quando era in auge con l’era del picconatore… Il regista cercava di vedere, nella mia recitazione, qualcosa del personaggio… sebbene io ami una imitazione più ironica che precisa, come quella che era tipica di Noschese. Preferisco la mimica facciale e del fisico, al trucco. Mi piace l’imitazione come era nella caricatura di Forattini, ossia individuare i lati da colpire, da rimarcare, i talloni di Achille, e amplificarli. Poi, che la voce fosse molto vicina all’originale, quello è un dono che ritengo c’entri poco con lo studio… La storia ci insegna che si può imitare anche come fa Crozza, senza alcun tipo di somiglianza, nè vocale, nè fisica. Poi dipende da come la si vede, ognuno ha la sua chiave. Per esempio nel cinema, quasi mai si era vista una somiglianza, con un trucco fedelissimo come quella di Pierfrancesco Favino con Caxi nel film “Hammamet”. Prima il cinema guardava inorridito a fare il personaggio… Favino, incarna proprio Craxi. Copiando un po’ gli americani, che solitamente creano somiglianze incredibili!”

A “Tale e Quale”, infatti, oltre alla voce, si è curato il trucco!

“Sì, infatti. Io soffro molto il trucco di quella tipologia, sento l’effetto gabbia! A me piace l’imitazione, però, ti sembrerà una contraddizione, amo quella originale, dove tu interpreti, pur imitando una persona, metti un tuo tratto, una tua firma, mentre in quel caso ti devi completamente spersonalizzare, e a me non è mai piaciuto… Non mi interessa fare il clone, l’ho fatto, perchè lì viene richiesto quello, e perchè mi piace cantare… Infatti anche in “La stranissima coppia”, Diego Ruiz mi dà la possibilità di cantare, perchè è richiesto nella commedia. Poi capirai per quale motivo…”

Hai un aneddoto da raccontarci della tua carriera?

“Ne ho svariati… Come dicevo poco fa, sono un attore che cerca sempre di personalizzare al massimo e adattare il più possibile il vestito a me. Anche quando feci un “Plauto” con Walter Manfrè, il regista de “La confessione”, un regista classico quindi, lui mi fece recitare contaminando il testo, facendomi lavorare liberamente con gli attori che lavoravano con me, senza discutere, non si capiva dove finisse l’attore ed iniziasse l’artista… quindi racconto un aneddoto risalente ai primi anni in cui lavoravo al Bagaglino: accanto ad Oreste Lionello, e senza dire niente a nessuno, durante le prove, feci una battuta, Pingitore sorrise… Poi dopo mi disse: “Bravo! Hai detto una battuta fuori copione, in questo caso la battuta ha fatto ridere, sei stato sicuro del suo effetto, quindi te la faccio passare! Ma sappi che quando tu penserai una battuta fuori dal copione, dilla soltanto quando sarai sicuro al mille per mille che sortirà un effetto… Quì non dovrai mai dirla! Quella ramanzina la ricordo ancora (ride n.d.r.). Comunque ci vuole il rispetto per il regista, questo mi fu di insegnamento e mi rimase a vita in testa…! E poi un altro, quando, assieme ad Oreste Lionello, che aveva grande memoria, interpretammo i due amanti di Montecastrilli, di cui si parlò molto, quando la signora scappò con il bambino e si lamentava che il marito era piuttosto violento… Oreste, che all’epoca doppiava molti film, non aveva studiato la parte, quindi andò in scena davanti al pubblico facendo continuamente, come se la donna fosse divenuta sorda, “Eh, eh, che dice?”, questa la trovai una genialata. Un altro aneddoto me lo raccontò Pino Caruso… A lui non erano molto simpatici i registi, e quindi non era particolarmene propenso a sottoporre le sue battte, le diceva e basta… un giorno mi disse: “Il regista chi è? E’ uno che disturba durante le prove!”.

Invece nel caso de “La stranissima coppia”, devo dire che Ruiz scrive benissimo e sono molto contento di poter interpretare il mio personaggio ora, a 55 anni, perchè ascolto molto e capisco quando un regista o autore del testo, tiene a sottolineare una intonazione… Prima andavo di istinto dando più peso al suono che al contenuto. Credo che Diego Ruiz sia molto portato per teatro e cinema, perchè conosce bene la costruzione, la successione, gli effetti teatrali. Sono rimasto piacevolmente sorpreso e conquistato dal fatto che ci sia stata subito un’intesa lavorativa tra noi.”

Progetti futuri?

“Intanto, considerando tutto quello che sta succedendo, – non avevo messo in conto nulla – mi sono state proposte partecipazioni televisive, questo pezzo a teatro, e il doppiaggio, che amo da morire, con Massimo Corvo, ed è già tanto! A causa di questo Covid, dobbiamo parlare dei progetti di adesso … viverli alla giornata… qualcosa bolle in pentola, ma tutto dipende da come andrà l’evoluzione di questa malattia.”

Concludendo?

“Come diceva Peppino nella scena della lettera assieme a Totò, “Senza nulla pretendere”.

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