Marco Armani: ‘contaminazioni’ jazz e soul per creare un pathos acustico.

Il noto cantante che negli anni '80 spopolò in classifica, e che ha dato il nome alla nota trasmissione di Rai 1 'Techetechetè', si è esibito a Roma nel live 'Canzoni d'amore'.

C’era una volta una ragazzina, che aveva fatto della musica una delle sue ragioni di vita, quella felice delle sue giornate da adolescente spensierata. Con la ‘paghetta’ che le davano i genitori, correva a comperarsi le ultime novità, in fatto discografico, i cosiddetti 45 giri e 33 giri per intenderci. Per non parlare dell’appuntamento imperdibile con il Festival di Sanremo…emozioni, canzoni che le entravano nel cuore, che canticchiava ed ascoltava per mesi. Quella ragazzina ora è una donna matura che tuttavia non ha mai smesso di adorare la musica!

Ovviamente la ‘ragazza’ cresciuta è la sottoscritta, che ancora oggi canticchia (solo sotto la doccia!) e non perde assolutamente le novità musicali.

La vita è come una ‘ruota’, e può anche capitare che per lavoro e per diletto si possa incontrare quello che, in gioventù, era uno dei propri beniamini musicali! Proprio quanto accaduto a me, qualche sera fa, quando ho avuto il piacere di ‘ritrovare’ Marco Armani.

Artista melodico, faccia da bravo ragazzo, ha partecipato, dal 1983, per 4 anni consecutivi, al Festivaldi Sanremo. Chi non ricorda “E’ la vita” il brano con il quale esordì, o “Solo con l’anima mia” di Luca Carboni e Ron, con il quale si classificò secondo nel 1984, dietro ad Eros Ramazzotti, o ancora nell’85 con “Tu dimmi un cuore ce l’hai” e nell’86 “Uno sull’altro” brano scritto assieme al fratello Paolo. Indimenticabili!

Una storia tutta italiana, quella di Marco, nato in Puglia da una famiglia numerosa. La sua propensione musicale, forse, ce l’aveva nel DNA, il papà postino, infatti, per conquistare la madre le cantava serenate….e Marco a 14 anni cantava già nel coro della Chiesa.

Negli anni ’70 viene scoperto da Pippo Baudo, che come ‘pigmalione’ ha sempre avuto un intuito felice! Gli fece fare i primi provini a Roma e lo introdusse verso una ascesa folgorante.

Circa 18 anni fa, una suora diede a Marco dei testi di Sant’Agostino per musicarli e da lì ne uscì un disco cantato ancora oggi durante le funzioni religiose.

Tornando ai giorni nostri, Giovedì scorso, in un gremito ‘Voice’, un ristorante alla moda dell’Eur, Marco, assieme al Marco Armani Quartet formato da Angelo Trane al Sax, da Marco Migliarucci al basso, da Peppe Giampietro alla batteria, si è esibito in un amarcord di canzoni d’amore, rese attualissime da moderne contaminazioni jazz e soul. Un mix davvero armonico, moderno, piacevole.  Man mano che il concerto è entrato nel vivo, il pubblico ha iniziato ad accompagnare Marco attraverso le musiche del cuore. Entusiasmo caloroso per una serata davvero riuscita.

Parlaci un po’ di questa esibizione live densa di ‘contaminazioni’ davvero ben riuscite…

“Questo progetto è nato per caso. C’era tantissima voglia di suonare live e soprattutto senza il supporto di registrazioni varie e di percussioni. Ci siamo riuniti, 4 musicisti, senza neppure una chitarra, per creare un pathos acustico. Pochissime prove, abbiamo quasi improvvisato ed è nata l’idea di fare questo esperimento al Voice, avendo noi, quì, un amico, Adriano. La voglia di sperimentare, di estendere le mie canzoni in una chiave totalmente jazz e soul, pur rimanendo pop, può sembrare un esperimento un po’ strano…ma l’ho trovato molto divertente, dato che non mi piace ripetermi.”

…con incursioni nei nostri grandi interpreti.

“Si, ho cantato alcuni brani importanti di altrettanti artisti eccellenti che si prestavano a questa contaminazione acustica.”

E’ una serata che avrà un seguito?

“Credo proprio si. Questa è stata la serata ‘zero’, verrà perfezionata, limata, ma siamo contenti di come sia riuscita, c’era molto affetto, molto pathos, la voglia di comunicare.”

Quanta strada hai fatto dai tempi del tuo gruppo i ‘Parsifal’…e dai vari Sanremo…?

“Dai Parsifal è passato davvero tantissimo tempo, sono trascorsi quasi 40 anni, che non sono pochi! Un gruppo, che prese il nome proprio dal fatto che amavamo molto le canzoni dei Pooh. Le canzoni, scritte in quel periodo, vengono ancora ricordate oggi dalla mia generazione, ed anche i più giovani le ricordano. Un segno che quando le canzoni sono scritte per puro piacere di farle, restano impresse.”

Le tue varie esperienze a Sanremo come sono state?

“Sono state straordinarie. La prima, del 1983 con il brano ‘E’ la vita’, presentata nel medesimo anno in cui Vasco Rossi cantava ‘Vita spericolata’, l’anno dopo con il brano ‘Solo con l’anima mia’, mi classificai secondo, dietro Eros Ramazzotti, ci sono stati 4 festival uno dopo l’altro, con ‘Tu dimmi un cuore ce l’hai’ e ‘Uno sull’altro’, poi per un bel po’ di anni non ho più partecipato al festival, volendo sperimentare nuove strade. Ho conosciuto diversi autori importanti, tra cui Pasquale Panella che è quello che, in qualche modo, ha rivoluzionato il mio modo di scrivere…ho iniziato a scrivere le musiche sui testi, un modo piuttosto inedito, e poi ho fatto altri album che non hanno avuto il grande successo dei brani sanremesi, ma sono entrati a far parte di un certo tipo di musica.”

Quant’è cambiato, secondo te, il festival dagli anni ’80 ad oggi?

“E’ cambiato molto, perchè allora si scriveva e si faceva musica per cercare di rimanere nel tempo, e un po’ ce l’abbiamo fatta. Oggi è più uno show televisivo dove si pensa più al personaggio, all’abito che indossa, a tutto il contorno che alla canzone vera e propria, anche perchè si scrive molto spesso per quello che vogliono nelle radio, un modo di scrivere meno estemporaneo. Le canzoni di oggi, forse in virtù del fatto che molto spesso si ispirano a quelle del passato, non è facile che restino impresse tantissimi anni.”

Quale artista ami ascoltare?

“Naturalmente la musica italiana e non solo. All’epoca, ascoltavo moltissimo Stevie Wonder, Elton John, una musica che in qualche modo ti insegnava tantissimo, oltre ad essere musica che veniva dal cuore, interpretata da grandissimi cantanti, e ancora Gino Vannelli, e tanti altri.”

Tu insegni anche musica mi pare?

“Si, insegno canto, soprattutto ai giovani. Mi piace tantissimo impartire tecniche vocali e mettere a frutto la mia esperienza. Lo scorso anno ho insegnato nella scuola di Enrico Brignano a Pomezia, e non è detto che quest’anno non possa ripetersi nuovamente.”

Cosa ti senti di consigliare a questi ragazzi?

“Innanzitutto di avere tanta pazienza! Oggi è molto facile arrivare al grande successo attraverso i talent, ma meno rimanere nel tempo, è tutto ‘usa e getta’, i dischi quasi non si vendono più, quindi le leggi ottendono a sfruttare questi ragazzi per un anno o due per poi trovarne altri. E’ un peccato per questi ragazzi che poi passano dalle stelle alla grande depressione, ed in quel caso, purtroppo, se non hanno spalle forti, non riescono ad andare avanti.”

Progetti futuri?

“I miei progetti sono a medio raggio, non a lungo raggio. C’è il progetto di un disco nuovo per il quale sto raccogliendo un po’ di materiale. Non è detto che a Settembre non ci possa essere un singolo.”

Concludendo?

“Sono contento di questa serata, ci siamo divertiti, abbiamo cercato di trasmettere emozioni e spero che sia arrivato! Grazie a voi!”

 

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