Marie Anne.

Il cortometraggio realizzato dai registi Daniele Caon e Ivan Mattei, riesce, in soli 7 minuti, a raccontare in maniera esaustiva il dramma della violenza di genere.

La violenza di genere. Se ne parla e sente parecchio, purtroppo. Ma non è mai abbastanza. L’informazione, in questi casi, è di primaria importanza. Serve a tutelarsi, proteggersi, cercare di fuggire da queste devastanti situazioni e denunciare SEMPRE! Lo ripetiamo spesso anche noi di LF.

Film, libri, cortometraggi, reportage….quanto è stato fatto per trattare le violenze di genere. Ma non tutti leggono, si sa, così a questa falla, si interviene per immagini, attraverso un altro metro di giudizio, un punto di vista differente, un’angolazione nuova, nel caso di questo cortometraggio, “Marie Anne” per la regia a ‘quattro mani’ di Ivan Mattei e Daniele Caon, che abbiamo visto ieri all’ANICA di Roma.

Tre storie che si intrecciano: quella di una donna maltrattata, quella di un uomo maltrattante, e quella, presa a simbolo di tutte le donne maltrattate, di Marie Anne Erize Tisseau, origini francesi, stuprata e torturata da Jorge Olivera, ex maggiore dell’esercito argentino negli anni della dittatura. Da quest’ultima, ci si è ispirati per il nome del Centro Antiviolenza che accoglie donne maltrattate situato a Tor Bella Monaca e gestito da Stefania Catallo, la combattiva responsabile, presente ieri alla Conferenza Stampa.

La cosa che colpisce del corto è l’efficacia, l’immediatezza, il colpo allo stomaco che se ne riceve, senza, tuttavia, vedere mai vere e proprie scene di violenza. Si guarda un po’ come dal buco di una serratura i due protagonisti, Giada e Fernando, interpretati alla perfezione dall’attrice Cosetta Turco e da Emanuele Cellini, visibilmente traformatisi per quanto calati nei rispettivi ruoli, che narrano le proprie vicende personali, uno con la voce dell’altro. Il fatto di ascoltare la storia di Giada dalla voce di Fernando e viceversa, dona un grande ed immediato impatto alla narrazione, un punto di forza molto originale che dà fiducia, perchè se ne trae un messaggio forte e chiaro, ossia che il problema va visto da entrambe le parti per poterne, in qualche maniera, uscire….

“Per quanto riguarda la narrazione incrociata” – ci ha raccontato Ivan Mattei – “l’idea, suffragata anche dalla scelta delle storie, è quella di far capire che il problema non è da una sola parte, e che uomo e donna fanno parte del problema e della risoluzione.”

Un video che, a ben pensarci, rappresenta un po’ tutti noi, afflitti da questa grande piaga, mettendo anche in risalto la figura del maltrattante che quì, però, si redime.

Corti di questo tipo vanno visti, è necessario, affinchè la donna possa essere messa in condizione di avere la giusta assistenza psicologica e sanitaria a fronte di una violenza subita, e dall’altro lato avvenga il recupero dei maltrattanti e l’educazione all’affettività ed al rispetto della donna in tutte le sue sfaccettature.

Non a caso il corto viene presentato anche nelle scuole.

“A questo corto”– ha continuato Mattei – “ne seguiranno altri due, sempre sulla violenza di genere, uno dedicato all’omosessualità e l’altro alla violenza sui minori. Un sogno, quello di riuscire a realizzare anche uno spettacolo teatrale che per ora, resta appunto, un sogno.”

Da sottolineare le musiche realizzate dagli Angostura, ben calibrate con la storia narrata.

Per chi fosse interessato a visualizzare il cortometraggio: https://youtu.be/ZjhDmucgzGs

Foto: Daniele Loi

 

 

 

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