Marie Corelli, la scrittrice amata dalla regina Vittoria.

Fortemente criticata dai colleghi e dagli addetti ai lavori, potè contare sull'amore del pubblico, Marie Corelli, fu una delle figure più emblematiche dell'Ottocento letterario in Inghilterra.

Eccessiva, sopra le righe e molto eccentrica: la scrittrice Marie Corelli fu una figura decisamente criticata dai suoi colleghi contemporanei, oltre che dagli addetti ai lavori. Tuttavia ebbe tra i suoi più sagaci lettori niente meno che la regina Vittoria e suo figlio Edoardo VII.

Figlia illegittima del celebre giornalista, poeta, nonchè autore di canzoni, Charles Mackay, decise di cambiare cognome all’età di trentuno anni. Di sua madre si sa ben poco, se non il nome: Elizabeth Mills. Con molta probabilità svolgeva la mansione di gorvenante e sposò suo padre quando lei aveva dieci anni. Tuttavia pare che Marie fosse venuta a conoscenza della sua vera madre soltanto dopo il decesso del genitore. Fu mandata a studiare in un collegio a Parigi per quattro anni.

Esordì nel mondo dell’ arte, in primis, come musicista: allora sosteneva di essere la figlia di un conte italiano. Inoltre aveva il vizio di dichiarare dieci anni di meno dal punto di vista anagrafico.  Un vizio che non perse mai nel corso della sua vita, così come quello di raccontare, di volta in volta, storie diverse riguardo alle sue origini familiari e natali. Fu allora che decise di tramutare il suo cognome.

Tuttavia della musica si stancò ben presto e iniziò ad avvicinarsi alla Letteratura: pubblicò quindi il suo primo racconto nel 1886 intitolato A Romance of Two Worlds.

Incominciò per lei la popolarità e con essa presero il via le perfide critiche: in sostanza la accussavano di un eccessivo sentimentalismo e di un gusto fin troppo esagerato per il melodrammatico.

Ma di esse pare che ella non se ne curasse affatto, dal momento che amava definirsi – a quanto sembra – “un gran genio”.

Al racconto seguirono numerosi altri racconti e romanzi, tra cui il suo più famoso: Vendetta.

Il suo genere letterario era in bilico tra l’ horror e il thriller e le atmosfere che si respiravano nei suoi testi sono fosche e cupe. In essi trovavano largo spazio crimini, vendette, intrighi e morti.

Con molta probabilità la Corelli amava trattare di questi argomenti con il preciso obiettivo di creare intorno a sè stessa un’aura da grande diva e da donna che “esce dal coro”. Della serie: anche se si parla male di me, pazienza! L’ importante è che se ne parli e che il pubblico mi ami e compri i miei libri.

E anzi, più la critica la definiva senza mezzi termini “una donna di deplorevole talento”, più la gente correva a leggere e ad acquistare le sue opere.

Narcisa, altera e fin troppo sicura di sè e del proprio talento, divenne ben presto un personaggio emblematico dell’ Ottocento sulla quale il chiacchiericcio non aveva mai fine.

Nonostante tutta questa attenzione nei suoi confronti, le informazioni biografiche sulla sua persona rimangono ad oggi molto scarse. Di lei ci rimangono solo i suoi racconti e i suoi romanzi: ma del resto a Marie Corelli è questo che interessava: farsi amare, criticare e conoscere tramite la sua arte. E per questo lei, a distanza di anni ed anni, ha vinto.

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