Marina Dessì: “vedere che i bambini non riescono a staccarsi dal mio libro…mi fa capire che ho colto nel segno, ho vinto!”

“Ed io… ci credevo veramente!” è il nuovo libro di Marina Dessì, che lavora con i ragazzi dislessici da più di 20 anni, e, in questo libro, racconta la storia di Luca, un personaggio fittizio, sebbene tutto ciò che scrive del protagonista non sia finzione.

“Ed io… ci credevo veramente!” è il nuovo libro di Marina Dessì, Presidente e Amministratrice della Coop. Soc. Facta et Verba.

Marina, lavora con i ragazzi dislessici da più di 20 anni, e, in questo libro, parla della storia di Luca, un personaggio fittizio, sebbene tutto ciò che scrive del protagonista non sia finzione. È una sorta di puzzle ricomposto, i cui tasselli sono le esperienze e le confidenze di diversi bambini con DSA, che ha avuto il piacere e la fortuna di conoscere in tutti questi anni di insegnamento nel suo Centro.

È anche fortemente autobiografico, in quanto molte delle esperienze raccontate, sono realmente accadute all’autrice, che, da ragazzina con problemi specifici di apprendimento, è tuttavia riuscita a laurearsi col massimo dei voti e a metter su un’azienda.

Anche i luoghi in cui si svolgono i fatti e tutti i personaggi che entrano in gioco sono realmente esistiti.

In tutti questi anni, Marina ha raccolto confidenze, pensieri, ansie e paure di centinaia di bambini che raccontavano il loro essere dislessici da un punto di vista diverso da quello degli adulti.

Luca, ormai 17enne, ci conduce per mano attraverso la sua triste esperienza scolastica in modo a volte drammatico, altre leggero e spiritoso e comunque sempre auto ironico, strappandoci qualche lacrima, ma anche tante risate.

La lettura di questo romanzo può aiutarci a porci qualche domanda in più, e, sicuramente, a porcele dalla prospettiva di un bambino con disturbi specifici di apprendimento. Non è un bimbo diverso dagli altri, è un bimbo che nasconde i suoi tanti punti di forza dietro il forte senso di inadeguatezza generato dalle richieste della scuola. È un percorso doloroso, ma anche ricco di speranza.

Ma lasciamo la parola a Marina Dessì…

Marina, com’è giunta a scrivere “Ed io…ci credevo veramente!”?

“Luca, il protagonista della storia, non è un personaggio realmente esistito, ma tutto ciò di cui si parla non è una finzione. È una sorta di puzzle ricomposto, i cui tasselli sono le esperienze di diversi bambini dislessici che ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere in venticinque anni di insegnamento. In tanti anni ho raccolto le confidenze, i pensieri, le ansie e le paure di centinaia di bambini che mi hanno fatto capire che il mondo dei DSA va considerato a 360 gradi partendo soprattutto dal punto di vista del bambino. Il titolo del libro richiama una frase ripetuta spesso dai bambini facendo riferimento a ciò che viene detto loro nelle varie tappe di apprendimento scolastico. Le parole dette ai bambini nei momenti di rabbia, sono delle verità assolute. Se a un bambino viene detto che è assurdo, che ha sempre la testa fra le nuvole, che ci sta facendo impazzire, che avrà tempo per imparare ma improvvisamente gli dite che tempo non ne ha più, che non c’è fretta di crescere ma alla fine gli si chiede di farlo velocemente, lui crederà a certe affermazioni, si porrà mille domande e si darà da solo mille risposte. Difficilmente saprà esternare certi pensieri, quindi la sua autostima cadrà a picco, con conseguenze disastrose. Ho deciso di scrivere questo libro con l’obiettivo di dar voce a tutti questi bambini, aprire gli occhi di tanti genitori e sensibilizzare tutti quei docenti che tendono a negare o anche sminuire i disturbi dell’apprendimento. A molte insegnanti manca, non tanto il corso di aggiornamento con tanto di crediti, quanto una buona dose di intelligenza emotiva (QE), di conseguenza manca loro l’empatia, l’umiltà, la capacità di vedere oltre, la voglia di lavorare divertendosi, indispensabili per ottenere degli ottimi risultati con i bambini e i ragazzi con DSA.”

Cosa sono i DSA, per chi non li conoscesse?

“I DSA sono un gruppo di  disturbi specifici di apprendimento, (dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia) che interessano un particolare settore di competenze in presenza di un normale funzionamento intellettivo e adeguato insegnamento dei programmi curricolari. È fondamentale sapere che non si tratta di una malattia. In pratica per stabilire se un bambino abbia o meno queste caratteristiche di apprendimento si devono anzi escludere alterazioni  neurosensoriali. ( per un approfondimento si veda Lo Presti 2015).”

Anche lei da bambina è stata una ragazzina dislessica che, crescendo, si è anche laureata a pieni voti…Forza di volontà, coraggio, tenacia?

“Anche io sono stata una bambina con problemi di apprendimento. Una bambina che aveva accettato la sua “mediocrità”, convinta di non essere poi tanto intelligente. A quei tempi si poteva essere alunni eccellenti, mediocri o asini. Sono andata avanti così sino a 17 anni, quando ho iniziato a capire che il mio canale di apprendimento preferenziale non era quello della lettura ma quello visivo. Imparavo molto più facilmente associando ai concetti delle immagini. Ecco che ho iniziato a inventarmi tutti quei trucchetti della memoria che hanno dato la svolta al mio metodo di studio. Ancora oggi li insegno  ai miei alunni. Da allora gradatamente sono migliorata tantissimo sino a capire che io non ero meno intelligente degli altri e che, anzi, la mia abitudine a trovare delle strategie mi aiutava a superare brillantemente gli esami all’università. Mi sono laureata in lingue e letterature straniere con indirizzo critico letterario, quindi potete solo immaginare quanti libri ho dovuto leggere. Ho iniziato a lavorare con i bambini con problemi specifici di apprendimento quando ancora ero una studente. Dopo il diploma alle magistrali ho iniziato subito a lavorare e a metter su le basi della mia azienda. Avevo ben chiaro in mente quello che avrei voluto  fare da grande: Aiutare i bambini a non sentirsi come mi ero sentita io. Non volevo vedere bambini rassegnati e ragazzi privi di ambizione solo perché la scuola non aveva saputo mettere in luce i loro punti di forza. Ho studiato tanto, e ancora oggi lo faccio perché in questo settore non si smette mai di imparare. Sicuramente io ho avuto tanta forza di volontà e tenacia, caratteristiche che ancora oggi mi contraddistinguono. Non tutti le hanno, quindi sta a noi, che lavoriamo nel settore, insegnargliele o semplicemente fare in modo che le scoprano in loro stessi.” 

Quale messaggio vorrebbe che giungesse forte e chiaro attraverso il suo libro?

“Il messaggio del libro è chiaro: “Tu bambino dislessico voglio che ti riconosca in questa storia triste ma anche che intravveda il messaggio di speranza che c’è dietro la storia di Luca” E vedere con i miei occhi che i bambini non riescono a staccarsi dal libro perché totalmente coinvolti ed emozionati per aver trovato qualcuno che ha dato voce alle loro frustrazioni e mostrato una via d’uscita, mi fa capire che ho colto nel segno, ho vinto! Questo era il mio principale obiettivo. Anche per i genitori e gli insegnanti il messaggio è chiaro: “dietro quella diagnosi di DSA, c’è un essere umano con le sue sofferenze, le sue debolezze, e con i suoi punti di forza che hanno bisogno di essere messi in luce”. La soluzione al problema non è un perfetto piano didattico personalizzato (PDP), ma una interazione a 360 gradi, sistematica tra scuola, casa, specialisti e bambino.”

La sua giornata tipo come si svolge?

“La mia giornata tipo è scandita dalle ore di lavoro. Un lavoro che alla fine sono tanti lavori. La mattina mi occupo dell’amministrazione e della contabilità dell’azienda, della progettazione, della formazione. Inoltre mi dedico ai colloqui con i genitori, con la scuola, con gli specialisti (psicologi, logopediste, pedagogiste, educatrici professionali) che lavorano in equipe nella coop. Facta et Verba. Inizio a lavorare molto presto per poi fermarmi per una breve pausa pranzo. Il pomeriggio invece lo dedico esclusivamente all’insegnamento nel nostro Centro Studi. Insegno prevalentemente a bambini con Dsa ed è la parte più bella del mio lavoro. Il doposcuola è fonte di grandi soddisfazioni per i risultati ottenuti, ma soprattutto per ciò che i bambini tutti i giorni ci insegnano. Io sono quello che sono oggi grazie a loro. In estate la giornata è un po’ diversa perché si aggiunge, a tutto il resto, il nostro Campo Estivo che quest’anno ha raggiunto l’importante obiettivo di realizzare una totale inclusione con bimbi con diverse problematiche. (ADHD, DOP, ASPERGER, LIEVI RITARDI COGNITIVI, CON DSA). La felicità che provo nel veder realizzato tutto ciò è indescrivibile. Dopo anni di tentativi ci siamo riusciti ed è un successo. I bambini giocano tutti assieme senza che nessuno affibbi loro delle etichette o che siano vittime di assurde discriminazioni.”

Ed ai genitori dei suoi alunni con DSA cosa consiglia?

“Ai genitori consiglio innanzitutto di informarsi e di formarsi, di rivolgersi inoltre a strutture specializzate e di evitare di fare l’errore di credere che tutto sia risolvibile con qualche punizione o improvvisandosi insegnanti del pomeriggio. Devono chiedere consigli, unirsi in associazioni di genitori, studiare la normativa (L.170/2010) che può tutelare i loro bambini e che troppo spesso non viene rispettata. Inoltre consiglio loro di leggere il mio libro, ma anche quello di G. Lo Presti ‘Nostro figlio è dislessico’.”

La società riesce ad aiutare questi bambini?

“La società attualmente non fa abbastanza per la scarsa informazione. Moltissimi non sanno esattamente neanche di cosa si tratti e si continua a pensare che i bambini con DSA siano dei fannulloni o dei bambini con un QI inferiore alla media. Nel Paese in cui vivo, Sestu, la situazione è decisamente migliorata, grazie anche alla particolare  sensibilità dei dirigenti scolastici e alla grande professionalità di diversi insegnanti. Però non è ancora sufficiente. Un solo insegnante disinformato e poco empatico può rovinare decine e decine di bambini. Ecco perché è necessario fare dei convegni, degli incontri per diffondere una corretta informazione e per sensibilizzare l’intera società.”

Progetti futuri?

“In cantiere c’è un nuovo libro ma anche diversi progetti in collaborazione con esperti e specialisti nel settore.”

Concludendo?

“In conclusione voglio dire che spero che il mio libro sia letto da più persone possibile proprio per dare un contributo a questa campagna di informazione necessaria per aiutare concretamente i bambini con DSA. Il libro è disponibile anche in versione Ebook, scaricabile gratuitamente dal sito EricksonLive. La versione cartacea invece può essere ordinata dal sito Erickson o ordinata in qualsiasi libreria.”

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