Martin Provost: il regista che ‘ama le donne’.

'Quello che so di lei' (Sage femme) é l'ultimo film di Martin Provost, con Catherine Frot e Catherine Deneuve in uscita il prossimo 11 Maggio. Abbiamo incontrato il regista francese nell'ambito della manifestazione Rendez-Vous Nuovo Cinema Francese, in corso nella capitale.

Martin Provost ha un legame particolare con le donne. Regista affermato, sa ben rappresentare i sentimenti, le fragilità, il carattere, la determinazione del gentil sesso. Séraphine, con il quale è stato anche candidato al Premio César come miglior regista, Violette ed ora Sage Femme, sono alcuni tra i suoi capolavori a loro dedicati. Provost è gentile, sorridente, delicato, raffinato, profondo…Lui, che solitamente vive in campagna, scrive le sue sceneggiature isolandosi nel suo pied-à-terre parigino. Provost è un verosimile interprete del mondo femminile che LF ha avuto modo di incontrare durante una piacevole mattinata di sole su uno splendido terrazzo romano di un noto albergo del centro.

Martin Provost è a Roma per presentare il suo ultimo film Sage Femme (Quello che so di lei), presentato alla 67° Berlinale.

Film che ha come protagoniste Catherine Deneuve e Catherine Frot, narra una vicenda capace di sprigionare un’empatia che non lascia indifferenti. La storia d’amicizia fra due donne, così sensibile, tenera, che colpisce e strazia lo spettatore. Claire (Catherine Frot) è una levatrice appassionata del suo lavoro, oltre ad essere una donna generosa, totalmente votata verso il prossimo. Già preoccupata per la prossima chiusura del reparto di maternità dove lavora, vede la sua vita sconvolta dal ritorno inaspettato di Béatrice (Catherine Deneuve), l’affascinante quanto stravagante ex amante del defunto padre. Dall’effervescente incontro tra le due donne, così tanto diverse, nascerà paradossalmente un’amicizia edulcorata ed inaspettata, che porterà ad una serie di accadimenti importanti per l’esistenza delle due protagoniste. In Sage Femme, Provost, si addentra in un legame molto particolare tra queste due donne, caratterialmente agli antipodi, che tuttavia riescono ad instaurare un bel rapporto d’amicizia, di confidenza, di pura beatitudine. Una commedia agrodolce che celebra la vita, il tempo, onnipresente, ed il potere catartico dei cambiamenti, assoggettati dal solito destino.

Lei è un regista interessato da sempre all’universo femminile con ‘Seraphine’, ‘Violet’ ed ora con ‘Sage Famme’…com’è nata questa storia?

“Il punto di partenza per la trama è stata una storia vera. Io stesso sono stato salvato da un’ostetrica alla nascita, perchè ho avuto bisogno di una trasfusione…i miei hanno scoperto che lei aveva il mio stesso gruppo sanguigno, così si è prestata a darmi il suo sangue. Non riuscendo più a trovarla, ho deciso di rendere omaggio a questa professione fatta di donne coraggiose, dotate di spirito di abnegazione, che addirittura un tempo accompagnavano non soltanto verso la vita ma anche verso la morte! Ho deciso, a quel punto, di metterla a confronto con un tipo di donna completamente diversa da lei…nel ritrovarsi, queste due donne, riescono a superare gli ostacoli del passato.”

La scelta delle due protagoniste le è stata chiara sin dall’inizio o è nata in seguito alla stesura della vicenda narrata?

“Ho pensato alle due protagoniste, Catherine Frot e Catherine Deneuve, sin dalla scrittura della sceneggiatura ed ho anche pensato a Olivier Gourmet per il personaggio maschile. Ho avuto la grande fortuna che accettassero tutti e tre questi ruoli che erano proprio tagliati su di loro, perchè la mia proposta è stata fatta a conclusione della scrittura…”

Questo film, a differenza degli altri, è una commedia in cui si piange e si ride. Aveva bisogno di una maggiore libertà e ‘leggerezza’ rispetto ai film precedenti?

“Sì. E’ un film che ha un tono diverso, un tono che forse è più vicino alla mia natura ed è il motivo per cui, per la prima volta, ho scritto la sceneggiatura da solo. Ho sempre scritto con una co-sceneggiatrice, Martà, che ad un certo punto ha detto ‘forse è giunto il momento che tu scriva da solo’. Ci ‘scontravamo’ troppo, ed io ho scoperto questa leggerezza, un tratto della mia persona, che ora ho voglia di trasferire al cinema. Non rinnego assolutamente quello che ho fatto fin’ora ma questa nuova chiave mi è vicina. Sono una persona al tempo stesso esageratamente allegra e tendente alla disperazione.”

Il ruolo della donna, secondo lei, quant’è cambiato in Francia?

“Il problema sostanziale è che la parità non esiste, forse non esisterà mai! Se ne parla tantissimo, sui mezzi di informazione, a livello politico, ma non si raggiunge mai l’eguaglianza perfetta…tutta una serie di ruoli sono preclusi alle donne e c’è un’altra forma di aberrazione che è quella della differenza salariale a parità di impiego..una donna viene pagata molto meno! E’ un mondo che continua ad essere gestito e diretto da uomini. Prendiamo anche il cinema, ci sono molti meno ruoli per la donna, e non so bene come sia la situazione in teatro, ma sospetto che in qualche modo sia simile, non conosco il motivo di questa discrepanza che esiste, probabilmente è il desiderio degli uomini di tenere saldamente le briglia in mano. So che un mondo governato dagli uomini, sarebbe molto più equo e pacifico se fosse governato dalle donne.”

C’è già in progetto l’idea di un altro film con protagoniste sempre donne?

“Questa volta il film avrà come protagonista un uomo. Un pittore che è realmente esistito nel secolo scorso, Marcel Pascular che ha condotto una vita da clochard, quindi la storia ruoterà attorno a questa figura.”

Tra l’altro lei dipinge mi pare?

“Vero…Molto tempo fa ho cominciato facendo il pittore, ma non ho avuto abbastanza coraggio per andare avanti.”

Concludendo?

“Sono felicissimo di essere quì. Gli Italiani sono amabilissimi.”

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