Massimiliano Gaudino: “Scrivere per me è terapeutico… mi aiuta nei momenti di bellezza ma anche di difficoltà della vita.”

Uscito da poco con la sua Opera Prima "Il grillo narrante", lo Psicoterapeuta cognitivo comportamentale e Terapeuta EMDR, si definisce un pensatore che fa del suo lavoro una ricerca dell’umanità a tempo pieno. LF lo ha intervistato proprio in occasione della sua uscita letteraria.

Massimiliano Gaudino

Leggendo il libro, che sembra quasi uno scrigno, per argomenti trattati, ma, soprattutto, per la tipologia della narrazione, “Il grillo narrante”, opera prima dello psicoterapeuta Massimiliano Gaudino, si entra in un mondo fantastico, originale e singolare. Non perchè vi siano narrate rocambolesche avventure di improbabili eroi, o storie sentimentali, o biografie di grandi personalità… Quì si parla di vita vissuta, reale e tangibile, di esperienze belle ma anche meno piacevoli, sempre con estrema leggerezza e delicatezza. Mi sono addentrata tra le pagine di questo libro, quasi con stupore, e in men che non si dica, sono giunta all’ultima pagina… E’ stata una vera e propria esperienza “purificatrice”, catartica, terapeutica… Gaudino non rappresenta quì solo lo psicoterapeuta che tratta vicende prese in prestito dal proprio e dall’altrui bagaglio di esperienze… Lui lo fa con leggiadria, originalità, armonia, dolcezza… Grazie a racconti quasi fiabeschi, attraverso animali parlanti, metafore, o analisi del linguaggio, rende l’aspetto psicologico un fatto leggero e godibilissimo… tutto condito da pensieri personali e poesie a fine capitolo.

Non è un libro per bambini, ma ANCHE per bambini, e l’adulto attraverserà, come in un viaggio, sensazioni e deduzioni logiche davvero uniche! E’ sorprendente la grande padronanza della materia di Massimiliano Gaudino e di come sia capace a trasporla con semplicità nelle pagine di questo libro.

Si parla di sentimenti, di cura del proprio io ma anche verso il prossimo, dell’accettazione del sè, di narcisismo, di egoismo, del saper chiedere scusa e dire grazie! Non manca proprio nulla in questo volume, e ci si identifica molto spesso nelle storie che, in alcuni casi, sembrano l’immagine speculare della propria vita, la mia vita…!

Del resto, nella sua introduzione, che tra l’altro trovo molto delicata ed accattivante al tempo stesso, Massimiliano scrive: “Se questo libro ti è stato donato, cura la persona che te lo ha regalato, perchè sogna per te!” A me, difatti, è stato donato e mi sento molto fortunata per questo… Una ennesima conferma della bontà d’animo della persona che mi ha fatto questo regalo prezioso.

Massimiliano Gaudino, sin da piccolo, amante della lettura e dell’arte, si definisce un pensatore che fa del suo lavoro una ricerca dell’umanità a tempo pieno. La sua filosofia di vita è legata all’uso del pensiero perché “le parole hanno un peso emotivo”: attraverso i suoi scritti cerca di riflettere sul momento presente, rendendo pensante tutto ciò che è pesante. Tra le esperienze lavorative più significative, il lavoro in emergenza nell’attentato a Tunisi, nel 2015, di cui fu coordinatore e terapeuta.

Lascio ulteriori commenti all’autore Massimiliano Gaudino…

Benvenuto su LF MAGAZINE e complimenti per questo libro che ho trovato davvero originale, “terapeutico” sì ma con leggerezza! Come nasce questa felice idea di scrivere, sotto forma di racconti, i vari percorsi psicologici e di crescita personali?

“Grazie! Lieto di esserci. Il mio obiettivo era proprio questo: restituire con leggerezza ai lettori alcune riflessioni cercando di rendere “pensante” alcuni momenti pesanti della vita di tutti noi. Mi piaceva l’idea che fosse un libro per tutti: dai bambini agli adulti, in cui i racconti e le favole prendono vita attraverso le metafore, grazie ad animali parlanti o persone e vissuti che appartengono a tutti noi. Le poesie sono una pausa di riflessione tra un racconto e un altro. Scrivere per me è terapeutico e mi ha sempre aiutato nei momenti di bellezza ma anche di difficoltà della vita.”

Lei ha più volte detto che “raccontare la vita e le esperienze anche personali è tornare all’infanzia, per prendersi cura del bambino che è in ognuno di noi”. Quanto è importante mantenere vivo il “fanciullino” in noi e perchè, secondo lei, alcuni sembrano vergognarsene quasi?

“Credo sia fondamentale, ultimamente ripeto spesso che “avere cura significa essere in cura” e se ciò è proiettato sul nostro bambino interiore potrebbe aiutarci a vivere la vita anche con più spensieratezza, senza pensare troppo ai se e i ma. Purtroppo la società in cui viviamo è insita di doveri e condizionamenti e questo spinge tutti noi a crescere velocemente dimenticando, per l’appunto, l’età della spensieratezza.”

Purchè non diventi la sindrome di Petr Pan però…

“Ce ne sono tanti in giro. Bisognerebbe trovare un giusto compromesso tra la parte adulta e la parte bambina, ma non è facile, anzi… in questo il libro aiuta: restituisce emozioni al di là dell’età.”

In un’epoca in cui la gente è molto “costruita”, piena di artifizi, quanto contano invece semplicità e spontaneità…?

“Credo che siano due elementi che ti salvano. Così semplici quanto complessi. Ci sono persone ricoperte di aculei che hanno paura a mostrare la loro semplicità e si difendono. Altri che “subiscono” la realtà di questa società moderna molto richiedente con standard di bellezza e magrezza. Credo fortemente che la semplicità e la spontaneità se non sono innate possano diventare una conquista.”

Le persone si prendono ancora cura del prossimo o sono intente più in uno sfrenato narcisismo?

“Bellissima questa domanda. La verità è che oggi ci sono anche personalità narcisistiche che accudiscono gli altri semplicemente per sentirselo dire, senza sentirne l’empatia. Curare l’altro significa avere cura di se stessi; sono convinto che le azioni “sentite” tornano sempre e senza pagare alcun conto. Dovrebbero insegnare dall’asilo il potere della parola cura, eviteremmo un po’ di sofferenza tra le persone.”

Il tempo di oggi è il tempo dell’eterno presente in cui c’è la tendenza a comunicare a distanza in maniera sfasatamente frammentata. L’uomo tecnologico manifesta, infatti, una crescente difficoltà nel “sentire l’altro”, nell’ ‘agganciare’ l’altro, mentre in psicoterapia, se non erro, il tempo è essenziale, quasi in contrasto con la società contemporanea…

“In terapia il tempo si ferma, almeno così succede a me, a volte si sta così bene che non ricordo quando è iniziato un percorso ed è così anche per i pazienti. È uno spazio protetto dove si è liberi di essere e ci si lascia guidare in uno scambio di parole e di emozioni. Spesso le più grandi lezioni le ho imparate in terapia, il problema è quando si esce dallo spazio protetto e si torna nella società.”

Quanto è stato utile per lei, scrivere questo libro?

“Se penso che l’ho scritto io, mi congratulo con me stesso, non perché sia un testo interessante, ma perché è per me la dimostrazione che i sogni nei cassetti possono essere realizzati. Mi piace molto pensare ad ogni singola dedica che faccio guardando negli occhi le persone, oppure sentire cosa ne pensano gli altri. Le cose più belle che ho sentito dire del libro sono state che leggere questo libro è come fare terapia, mentre un’altra persona  mi ha detto che io ho la capacità di sciogliere le parole e le emozioni ingarbugliate dell’altro. Mi emoziono quanto me ne vergogno e spesso parlo del libro come se non lo avessi scritto io, un meccanismo dissociativo… insomma.”

Il lockdown cosa ha insegnato alle persone e quanto, invece, ha danneggiato la psiche di ognuno?

“Durante il lockdown ho proposto diversi progetti per supportare le persone. Come terapeuta EMDR ho supportato i medici e figure affini e alcune persone colpite da questo virus, in più ho supportato le persone per tutto il periodo con una diretta Instagram di 1.30/2 ore ogni giorno. Nel primo giorno ricordo che invitai tutte le persone a scrivere su un foglio i “buoni propositi” di quando tutto sarebbe finito. Ricordo l’entusiasmo e la voglia di cambiare e di modificare i propri schemi interpersonali. Il risultato? Non appena abbiamo avuto la possibilità di uscire, la maggior parte di noi ha dimenticato i buoni propositi ma anche le buone maniere. Non tutti, per fortuna, altre persone hanno avuto il coraggio di cambiare e prendersi cura di se stessi. Ciò ti dà la misura che la psiche è tanto rigira quanto variabile. Non conta tanto quanto cambierai ma quante volte ci proverai.”

Che rapporto ha con i suoi pazienti?

“Un rapporto che non si può spiegare. Tutto succede nella stanza. Mi definisco un terapeuta atipico dove la stanza diventa uno strumento di riflessione non solo di pensieri ma anche della nostra immagine. Invito sempre le persone alla sincerità, al rispetto, alla comunicazione. E anche agli abbracci.”

Quanto c’è di autobiografico in questo libro?

“Ho scritto in prima persona perché mi piaceva l’idea che uno psicoterapeuta, ma, prima ancora una persona, si esponesse nel raccontare alcune esperienze ed espedienti di vita. Il libro infatti inizia con la mia esperienza con la vitiligine. Non è però totalmente autobiografico. Quando le persone ti affidano il loro dolore diventa una responsabilità e bisogna trovare quel canale per rispettarlo e restituirlo con amore. Se ciò succede, quel dolore diventa anche un po’ tuo e allora accedi alla comunicazione in prima persona. Parlo di me e delle persone dentro di me che mi hanno attraversato.”

Come mai oggi le parole “scusa” e “grazie” sembrano essere desuete e così difficili da pronunciare?

“Probabilmente ci difendiamo anche quando dovremmo riconoscere un errore oppure non dare per scontato le cose. Per questo Grazie e Scusa sono due parole fondamentali nel libro. Ma non vi svelo altro… qualora vogliate andate a leggere la loro storia nel libro. 

Progetti futuri?

“Sto scrivendo il mio nuovo libro dal titolo: Non c’è mai fine. Sembra il proseguo della mia opera prima ma è un libro probabilmente più maturo, dove ho cercato di eviscerare tutto quello che di buono e doloroso ho vissuto o che potrei vivere. Vedremo.”

Concludendo?

“Non sarò mai abbastanza grato alle persone che con curiosità si “affacciano” chiedendomi di questo libro. Ho trascorso parte della mia vita a scrivere per me stesso per liberarmi delle tensioni e sapere che oggi può essere uno strumento di sintonizzazione con l’altro mi fa sentire una persona migliore, un riferimento per tutti quelli che a causa degli altri hanno sempre pensato di non valere e invece hanno una storia da raccontare che se non aiuta, libera. Ed io oggi mi sento così.”

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

What do you want to do ?

New mail

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*