Massimo Luca: “Il segreto del successo è la personalità”.

In occasione degli 80 anni di Mina, LF ha incontrato uno tra i massimi esponenti musicali italiani ad aver accompagnato la Tigre di Cremona, per raccontarci i suoi percorsi artistici con i maggiori cantautori dell'epoca, tra cui Battisti, ed i suoi 54 anni di splendida carriera.

La musica, quella d’autore, quella “intonata” sulle giuste corde, quella che ti penetra nelle viscere e non scordi più… La musica italiana cantautoriale, da Battisti a De Andrè, da Guccini a De Gregori, da Branduardi a Concato… Le corde che accompagnano magistralmente testi che raramente avremo la fortuna di risentire e che i giovani neppure ricordano… Io sì! Ho avuto un destino benevolo, musicalmente parlando, ricordo ogni istante, ogni nota sentita attraverso la piccola radio che mi regalò mio zio, o attraverso il mangiadischi che era così in auge ai tempi e che mi seguiva ovunque… Oltre ai cantanti, ho sempre apprezzato la musica, gli strumenti, le band che ‘accompagnavano’ interpreti che hanno fatto la storia della nostra musica!

23 Aprile 1972: registrazione del programma televisivo “Studio Dieci”, la tv era ancora in bianco e nero ma sapeva esaltare la maestria e tutto il talento che vi si respirava… una giovane Mina, (ah che tempi quelli!!!), maestosa, con il dono di una voce che faceva volteggi e cose quasi al limite dell’umano… Ad accompagnarla, tra gli altri, un giovane e sorridente Massimo Luca, “la chitarra di Lucio Battisti”!!! Un privilegiato, oserei dire… ne ha visti di artisti lui! Del resto è un autentico artista lui stesso. Con la chitarra ha reso vividamente tangibili i momenti più gloriosi della nostra musica. Nato come chitarra acustica dei più importanti cantautori italiani della fine degli anni ’60 Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Mina, Francesco Guccini, Paolo Conte, Loredana Bertè, Angelo Branduardi, Eugenio Bennato…solo per citarne alcuni, ha lavorato anche in Spagna negli anni ’80 con Miguel Bosè e Raffaella Carrà. Non tutti sapranno che Massimo Luca ha anche esordito con la sigla di chiusura del famoso cartone animato “Goldrake”, un “cult” ancora oggi, tra i giovani, con un milione e 200mila copie vendute! Adoravo quel brano!!!

Il primo strumento che ha suonato Massimo in assoluto, però, è stata una fisarmonica giocattolo. La musica ce l’ha nel sangue! Poi, sul finire degli anni ’50, brani come “Sleep Walk” di Santo & Johnny e “Apache” degli Shadows, furono la folgorazione che lo portarono a strimpellare la chitarra. Attorno al 1963 con l’avvento dei Beatles, la sua cantina in Corso Vercelli già risuonava di meravigliose note e si esbiva in alcuni oratori ispirato dai fab four.

Di lì successi a non finire, accompagnamenti gloriosi, tra i quali, come citato sopra, Lucio Battisti, che apprezzava il suo tocco delicato. Collaborò con lui fino ad “Anima Latina”, un album molto colto. E poi il grande ricordo del duetto di Battisti con Mina quel 23 Aprile del 1972!!! Se dovessi scrivere l’intera biografia di Massimo Luca, mi occorrerebbe un giornale appositamente pensato… impossibile racchiudere tutto in poche righe!

Vorrei concludere dicendo che ho percepito in Massimo Luca il dono dell’umiltà, del grande che non si sente mai “arrivato”, una forte carica positiva, perfino in un momento difficile come questo, in cui ciascuno di noi sta lottando contro un nemico invisibile, un demone interiore, insidioso e tenace! Una guerra, in cui ognuno vive a suo modo il dolore e la distanza sociale… Ebbene, durante la piacevole chiacchierata avuta con Massimo Luca, ho sentito grande equilibrio, soprattutto, una forma di conforto “inconsapevole” che ha saputo infondermi attraverso le sue parole!

Oltre ad un grandissimo artista ho conosciuto anche una persona dal grande cuore! E per questo non posso che dirgli GRAZIE!

Lascio la parola a Massimo Luca…

Ci racconta quando ha iniziato a fare musica…?

“Ho iniziato a fare musica, a 9/10 anni, poi verso i 16 è diventata una cosa seria. Quest’anno, infatti, sono 54 gli anni di attività artistica. Ho specificato che ho iniziato seriamente a 16 anni perchè il mese di Marzo coincide con il pagamento del primo contributo da parte del datore di lavoro presso cui suonavo, un’orchestra di Night Club. Gli inizi sono stati come per tutti i ragazzi, si strimpellava in casa, in cantina, ricordiamoci che erano i primi anni ’60, quando c’erano i Beatles e i Rolling Stones, la musica correva in tutte le cantine di Milano, chi passeggiava per le strade sentiva tutti questi suoni provenire da lì, una cosa spettacolare. Le mie prime esibizioni sono avvenute negli oratori parrocchiali, nei teatrini, fino ad arrivare alla professione. Quella che è la mia prima professione, chitarrista di studio, invece iniziò verso il 1969.”

Se le dico Battisti… ?

“Con Battisti, il primo incontro ravvicinato, l’ho avuto nel 1971. Lui mi chiamò a casa, il numero glielo aveva dato Gianni Dall’Aglio, betterista di Celentano, che aveva già lavorato con Lucio… lui chiese a Gianni se conoscesse un giovane chitarrista, capace, con delle idee particolari… Appena sentii la sua voce, riconoscibilissima, mi venne un nodo in gola tale da non riuscire neppure a salutarlo, tant’è che lui mi disse: “Ma è caduta la linea? Non c’è nessuno dall’altra parte?”. Lucio capì che ero emozionato e così continuò a parlare lui dicendomi che mi avrebbe fatto contattare dalla sua segretaria per una convocazione, la registrazione del brano “L’aquila”, ma non cantata da Lucio, bensì da Bruno Lauzi. Lucio, durante quella prova, era dietro di me, non potevo vedere il suo volto, passai quindi il resto della giornata in apprensione, non essendo riuscito a scorgere le espressioni del suo sguardo! Per fortuna c’era un amico, Claudio Fabi, il papà di Niccolò, arrangiatore del brano, a cui ogni tanto chiedevo come stessi andando… Lui mi disse. “Se Lucio non ti ha detto nulla, stai andando benissimo, perchè se c’è qualcosa che non va, chi lo sente!” Questo è stato l’inizio della mia carriera, che ha del leggendario e del magico!”

Cosa ricorda di quel 23 Aprile 1972?

“I ricordi sono tanti… primo su tutti che conobbi Mina! In occasione della registrazione di una puntata della trasmissione televisiva “Teatro Dieci”, passò dai camerini dove eravamo noi 5 componenti del gruppo, e disse -“Allora ragazzi, tutto ok con le prove?”- Noi non avevamo fatto niente, un po’ perchè non ci fu il tempo, un po’ perchè le prove erano solo sui suoni, i microfoni, così io mentii clamorsamente rispondendo – “Mina, è tutto perfetto!” – Solo tempo dopo, quando la rividi in studio, le dissi la verità, e lei mi rispose – “A saperlo ti spaccavo la testa! Comunque andò tutto bene, quindi ti perdono!”.

Proprio oggi ricorrono gli 80 anni di Mina… cosa le evoca questa grande interprete?

“Intanto l’incontro di cui ho appena narrato… lei fu meravigliosa, fece delle cose in diretta incredibili… su “Io e te da soli” simulò, con la voce, i violini del disco con i suoi acuti intonatissimi. Poi la rividi in occasione della registrazione di “L’importante è finire”, insieme a Pino Presti, il suo arrangiatore in quel momento, ricordo una Mina incredibile: la prima traccia che registrò fu buona, perfetta… questa cosa, con l’andare del tempo, le pesava un po’, tant’è vero che i fonici si inventavano una scusa per fargliela rifare, lei così poteva ricantare il brano, era contenta… La ricordo come una grandissima artista, intonatissima, grande cuore, grande personalità, secondo me mai eguagliata da nessuno! Nello stesso periodo abbiamo avuto Ornella Vanoni, Patty Pravo, Milva, cantanti incredibili, ma Mina ce l’ho nel cuore. La ritengo la capostipite delle cantanti italiane, la leggenda!”

Lei ha lavorato con alcuni tra i più grandi della musica italiana… Cosa ha rappresentato per lei?

“Come dico spesso, trattandosi prevalentemente di cantautori, per fortuna mia, ho potuto respirare quella ‘puzza’ di canzone d’autore, che ricordi per tutta la vita, quasi ti perseguita… Quando ascolti la radio o vedi suonare artisti in Tv, quella ‘puzza’ riaffiora e ti fa pensare “ma cosa stanno scrivendo questi quì, oggi?”. Cose quasi prive di senso. Loro scrivevano con eccellenza, perchè tali erano le loro canzoni, pezzi superbi, insiti di emozioni, cultura, poesia come nel caso di De Andrè, di storia come nel caso di Guccini, e poi, Battisti e Mogol, coppia incredibile, che hanno scritto le pagine più emozionanti della nostra musica.”

Cosa si sente di suggerire ai giovani cantautori di oggi?

“Di ascoltarsi bene tutta la discografia di quell’epoca con un pizzico di umiltà in più, aggiungerei. Oggi i giovani sono molto sicuri delle loro possibilità, della loro piccola storia, piccola, perchè appena iniziata… invece il mio consiglio da “vecchio” è quello di volare sempre bassi, perchè la presupponenza non porta mai niente di buono, meglio essere umili e porsi in tal senso, perchè si è anche più attenti ai cambiamenti. L’arroganza spesso isola, ecco perchè è pericolosa, in un mondo virtuale dove si è da soli senza un confronto con altri… L’umiltà, invece, serve per vivere tra la gente e capire in tempo reale i cambiamenti. Come dico spesso, quando si sale su un palco, si hanno due possibilità: diffondere cultura o diffondere ignoranza.”

Lei ha scritto anche un libro “Rock the Monkey”, ce ne parla?

“Sì, è una specie di manuale di poche pagine, leggero, sotto al titolo si legge, “Manuale di sopravvivenza per non perdersi nel mondo della musica”. E’ una raccolta di mie esperienze che potrebbero essere utili ai giovani, soprattutto a coloro che accedono a questo mestiere senza una necessaria esperienza. In realtà poi, in questi anni, il libro è uscito 5 anni fa, è stato venduto più che altro a quelli della mia età… perchè, come mi è stato segnalato vi si leggono cose che oggi non ci sono più, vissute, è un ricordo piacevole. Il problema dei giovani è che non leggono, vanno su internet, e questo è un problema… c’è un detto che dice “Sei quello che leggi e quello che ascolti”, più leggi ed ascolti, più hai la possibilità di costruirti una tua identità privata, che non somiglia a nessun’altra. Il segreto del successo è la personalità.”

Il suo primo successo discografico in assoluto, mi sembra di ricordare, è stata la colonna sonora di Goldrake…

“Sì, fu una canzone del 1978, in Aprile compie 42 anni. Goldrake è stata una canzone fortunata per me, perchè mi ha aperto delle strade, delle possibilità. All’inizio non sapevo neanche che sarebbe stata una colonna sonora di cartoni animati giapponesi! Mi fu chiesto da Vince Tempera se avessi una canzone da proporre, ne cantai tre, e ne scelsero una, appunto questa… in seguito fui convocato in studio dalla Fonit Cetra per registrare la base, ma non c’era ancora un testo, per cui non sapevo come sarebbe andata a finire. Più avanti sentii in televisione che ne era nata la sigla di chiusura di Goldrake… Fu una sorpresa incredibile.”

Progetti futuri?

“Un altro libro, più autobiografico, quindi più diretto. Approfitto di questi tempi drammatici da recluso, anche fortunato, perchè sono tra le persone che non escono e che quindi stanno bene. Mi getterò a capo fitto in questo mio nuovo libro, sarà benefico, perchè, secondo me, sono queste cose a tenerci in vita. Il mio lavoro in campo musicale si è totalmente fermato, i concerti tutti annullati. Vivo a Milano dove, assieme a Bergamo e province, abbiamo un triste primato di contagiati e di morti, quindi stare a casa, per noi, equivale ad una sopravvivenza.”

Concludendo?

“Aggiungo che ne usciremo con le ossa rotte rotte, però auguro a tutti, me compreso, che la ripresa, dopo questa tragedia, lenta e per niente facile, ci faccia riflettere di più sul senso della comunità e della solidarietà. Vedo in giro ancora tanta gente senza mascherina che se ne frega delle regole… siamo italiani, riluttanti alle regole. Io spero che questa esperienza ci dia davvero modo di riflettere su chi siamo e su cosa vorremmo essere nel futuro, magari anche più consapevoli, questo è quello che mi auguro.”

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*