Matteo Salvatti, un uomo camaleontico.

Salvatti, giornalista e scrittore italiano, è diventato famoso per il suo stile reazionario, una spiccata capacità divulgativa ed una proprietà di linguaggio raffinata e colta.

Laura Gorini e Matteo Salvatti

E’ un uomo intraprendente, solare, simpatico e molto coraggioso Matteo Salvatti che, giovanissimo, ha deciso di diventare direttore ed editore di realtà editoriali locali da lui stesso ideate. Il tutto, senza dimenticare la sua passione per la Letteratura e la buona lettura che lo hanno portato a pubblicare un bel libro. Dulcis in fundo è anche un dolcissimo e assai premuroso papà e marito. Salvatti ha aperto il suo cuore durante una puntata del programma “Uomini di Oggi”, in onda la Domenica mattina su Radio Senise Centrale.

Matteo, quando ci siamo conosciuti, anni e anni fa, collaboravamo entrambi ad alcune testate locali, poi mi hai chiamato qualche anno dopo per chiedermi di collaborare ad altre realtà editoriale da te ideate… Che cosa ti ha convinto a diventare editore ancora giovanissimo? Quali sono state le maggiori difficoltà che hai riscontrato all’inizio del tuo nuovo percorso lavorativo?

“Io all’epoca frequentavo l’Università Cattolica a Milano e sulla metropolitana trovavo dei giornali free press: ne riscontravo le potenzialità ma anche i forti limiti, il tipo di carta, la qualità dei contenuti, ma anche le fotografie e anche certi approfondimenti. Allora ho cercato di portare a livello territoriale in determinati contesti della provincia di Brescia quello che, secondo me, poteva essere un valore aggiunto, cioè un’informazione territoriale capillare gratuita che avesse però un aspetto esteriore estetico e anche dei contenuti di un certo pregio. E così è nata la prima edizione de “Il Punto” a Lumezzane, poi sono nate altre edizioni in Franciacorta, a Brescia Est. E per inciso ho potuto avvalermi anche della tua collaborazione, inoltre per un determinato periodo sei anche stata caporedattore, quindi  la nostra, cara Laura, è stata un’amicizia che si è realmente consolidata nell’attività lavorativa.”

Dicevamo dell’informazione locale che è una cosa un po’ diversa dall’informazione nazionale o internazionale… Tra l’altro pure io all’inizio della mia carriera ho incominciato facendo informazione locale che è una cosa molto bella e affascinante. Ma come si può fare bene e ad un livello efficace questo tipo di informazione?

“Innanzitutto operare a livello locale significa essere scevri da etichette ideologiche e da sorti di appartenenza, perché quando ti scontri col territorio il difficile è riuscire ad esprimere e valorizzare quelle potenzialità che spesso rimangono inespresse ma non per questo meno talentuose. Noi vogliamo fare il “bel giornale” e portare all’onore della cronaca tutti quei personaggi e quelle personalità che hanno molto da dire e che hanno quelle caratteristiche e quelle peculiarità che, però, spesso non vengono nemmeno conosciute da quelle persone che abitano a pochi metri di distanza.”

Però tu come scrittore sei uscito dai confini provinciali eccome! Ma qual’é stata la genesi di questo libro e com’è stato portarlo al di fuori dei confini della provincia?

“Il libro si chiama “Meglio di come credi – Dizionario per non perdere la bussola” e ha goduto di ben 64 presentazioni in Italia, toccando quasi tutta la Penisola. A livello personale è stata un’esperienza che ha poi indubbiamente inciso anche su tutti i lavori che si sono susseguiti, perché ho avuto modo di conoscere la gente di ogni regione. Questo libro è nato come l’unione di una serie di riflessioni che spesso si possono estrapolare dai discorsi quotidiani che si possono sentire praticamente dappertutto, impreziosite da una serie di citazioni di scrittori, filosofi, dal mondo della Cultura dell’Arte, della Musica, dei grandi pensatori… Vedi, per riuscire a dimostrare che quello che le persone pensano nella quotidianità dei loro giorni era già stato in qualche modo elaborato e assimilato da uomini del passato per trovare delle risposte a quei dilemmi che, del resto, altro non sono che dei drammi quotidiani che ci ritroviamo a dover affrontare.”

Matteo, abbiamo parlato di te come editore, come giornalista e come scrittore, però tu hai un altro ruolo molto importante secondo me, perché io sono legata a questo ruolo e a chi lo rappresenta nella mia vita, ovvero papà Ermanno. Come ti ha cambiato la vita diventare genitore? Che cosa ti ha insegnato diventare padre?

“Lo sono diventato 4 anni fa, ma mi piacerebbe diventarlo ancora! Io penso che diventare genitore significa cambiare le priorità dell’esistenza. Poi è quasi egoistico volere che qualcuno ti aiuti a crescere e a maturare, perché io credo che un figlio ti aiuti in questo forse più di quanto tu aiuti lui a crescere, quindi penso proprio che il figlio sia una terapia per sè stessi ma anche per la coppia. Molti professionisti mi dicevano che mio figlio sarebbe stato la mia cura, e così è stato! Perché sembra davvero che un figlio ti indichi in modo istantaneo e istintivo quel che è giusto per te! Mettere al mondo e crescere un figlio significa dedicargli del tempo, quindi è come quando si vuole creare un scultura e sia ha a disposizione un blocco di marmo… Il figlio ti toglie il superfluo e lascia poi che la scultura si formi man mano.”

Che meravigliosa metafora! Per concludere questa nostra chiacchierata… Che altro dire? Abbiamo parlato del Matteo di ieri e del Matteo di oggi, ovvero un libero professionista e un papà appagato, che spera anche di diventarlo ancora, e a questo punto dobbiamo parlare assolutamente anche del Matteo di domani… Che  cosa ti aspetti dal futuro e cosa bolle in pentola?

“A livello editoriale come azienda non vogliamo rimanere in recessione ma neanche in stagnazione, quindi abbiamo nuovi obiettivi e non potranno prescindere dai nuovi aspetti online dei nuovi media, dato che tutti continuano a coesistere. Sarò più chiaro al riguardo: il cinema non ha mai superato la televisione, come la televisione non ha mai superato la radio, così come il digitale non ha mai superato il cartaceo. Pertanto continuo fortemente a crederci. A livello umano, come ti ho già detto, vorrei allargare la famiglia!”

 

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