Maurizio Matteo Merli: “La regia è il mio campo solitario, mi ci sento comodo.”

LF ha incontrato il regista e produttore romano in occasione della presentazione di "Pizza Marconi" un cortometraggio che presto diventerà un film che si intitolerà "Il primo degli ultimi".

Maurizio Matteo Merli, romano di nascita, quasi inutile dirlo, è figlio di un famoso padre, Maurizio Merli. Nome che evoca un grande periodo cinematografico, quello dei film di “genere”, dei polizieschi, della scaramanzia di portare sempre le stesse scarpe, ovviamente risuolate prima di girare una scena, dell’attenzione maniacale per le inquadrature interpretate dal “re dei commissari e dei poliziotteschi”, morto a soli 49 anni dopo una partita a tennis il 10 Marzo del 1989.

Maurizio junior, degno ‘erede’, seppur in generi cinematografici differenti, ha iniziato il suo percorso professionale, giovanissimo, in teatro, diretto da Antonio Racioppi. Proprio durante questo periodo di formazione professionale, entra nell’accademia di arte drammatica più antica di Roma, la Pietro Scharoff.

E’ un periodo importante, diviso fra studi accademici e diversi palcoscenici sui quali ormai stabilmente riesce a trovare collocazione con ruoli di primo piano.

Il 2005 è un anno importante, perché segna il passaggio dal Teatro alla macchina da presa, partecipando con ruoli minori a fiction come “Papa Luciani”.

Sono il 2006 e il 2007 gli anni della svolta, nei quali Maurizio viene scelto da Claudio Fragasso per il grande successo cinematografico “Milano Palermo il Ritorno” e per il piccolo schermo in fortunate fiction come “Aldo Moro il Presidente” di Gianluca Maria Tavarelli e “Ris. Delitti imperfetti”.

Nel 2008 e nel 2009 Maurizio si conferma in televisione con la fiction “Paolo VI” ma soprattutto nel Cinema, suo grande amore, continuando il sodalizio artistico con Claudio Fragasso, che lo sceglie come uno dei protagonisti de “Le Ultime 56 Ore”, film venduto in tutto il mondo.

Sempre nello stesso periodo, Maurizio partecipa alla realizzazione del cortometraggio “15 Seconds” premiato ai nastri d’argento, con Raoul Bova, per la regia di Gianluca Petrazzi.

Il 2010 e il 2012 sono anni importanti, la paternità e la voglia di allontanarsi dall’interpretare ruoli maggiormente action, portano Maurizio a sperimentare nuove strade artistiche, sia come interprete che dietro la macchina da presa, andando alla scoperta del cinema indipendente (Zombie3D e Monologo per un attore).

La nascita del secondo figlio dà una netta accelerata emotiva alla carriera di Maurizio che subisce una svolta sia come regista, con il premiato cortometraggio “Fedeltà”, per i 200 anni dell’Arma dei Carabinieri, e, successivamente, segna il suo ritorno a teatro, debuttando al Quirino nello spettacolo “Il Congresso degli Arguti”. E’ nel cinema però che ritorna con decisione e notevole crescita artistica e umana, interpretando un intenso protagonista nel film per il cinema “La grande rabbia” di Claudio Fragasso e subito dopo confermandosi ne “L’uomo dentro la Macchina da presa” di Michele De Angelis.

La voglia di continuare la tradizione di famiglia, porta Maurizio, nel 2014, a fondare una casa di produzione cinematografica, chiamandola non a caso “Father and son”.

La crescita è graduale ma costante, l’esperienza accumulata dopo tanta gavetta tra set e palcoscenici, e gli ultimi anni spesi a stretto contatto con il cinema indipendente, spinge Maurizio, nel 2016, alla produzione del suo primo lungometraggio dietro la macchina da presa dal titolo “Murphy” fino ad arrivare a “Pizza Marconi”, ultimo suo cortometraggio, che LF ha avuto il piacere di vedere in anteprima.

Una storia attuale, dalle profonde problematiche sociali, piaghe radicate, mai dissoltesi totalmente, che affliggono Roma, come tante altre città…Storie di solitudini, di coraggio, di arroganza, di spietatezza…

Andrea e Massimo, due amici che lottano per arrivare a fine giornata, si arrabattano lavorando nella pizzeria di Erminio, padre di Andrea. Auto veloci e corse clandestine sono lo sfondo di una storia che ricorderà ai due ragazzi, sospesi tra sogno e realtà, una verità dolorosa. Ambientato negli anni ’90 nel giro delle corse automobilistiche clandestine romane, per la sceneggiatura, Merli, si è avvalso anche dei consigli dei “ragazzi dell’obelisco” che frequentavano Roma Sud dove si svolgevano queste gare.

Un corto che in pochissime manciate di minuti sa svelare un epilogo amaro, inaspettato, quasi inevitabile.

Ben strutturato, veloce, coinvolgente, sa delineare alla perfezione una drammatica quanto pericolosa realtà che ci passa accanto notte dopo notte, dramma dopo dramma. Un ottimo cortometraggio, che a dispetto del piccolo budget a disposizione e dei soli tre giorni di riprese, risulta decisamente convincente. Merito della passione e del sacrificio di tutto il cast, artistico e tecnico.

La riprova che non sempre i ‘figli d’arte’ si nutrono dell’ombra ingombrante dei propri padri! Maurizio Matteo Merli ne è la dimostrazione lampante…anzi, con la sua abilità nella regia e nella produzione, attesta, giorno dopo giorno, di saper “camminare sulle proprie gambe”.

Maurizio parlaci di questo cortometraggio e di come è nata l’idea di mettere in risalto il mondo delle corse clandestine.

“Fondamentalmente era un soggetto che mi è stato presentato da alcuni ragazzi e da una associazione che volevano realizzare qualcosa a livello professionale. Nasce durante una chiacchierata a Trastevere tra un pezzo di carne ed un bicchiere di vino… l’idea era buona ma seguiva troppo il “genere”. Intendiamoci sono il figlio di una delle icone dei film di “genere” e non posso che amarlo ma sono anche dell’idea che ci debba essere un “look” da dare al film, non una filosofia o, peggio ancora, una tradizione da seguire seguendo archetipi ormai stereotipati. Il “genere” va riscoperto, aiutato da una scrittura convincente, solida, che esca dagli schemi, semplicemente una storia come un’altra, raccontata con uno stile diverso. Così, il giorno dopo io salgo su un aereo per la Malesia, decido di scrivere la sceneggiatura e fare questo gioco con loro, traformatosi, poi, in un corto che è stato a Cannes e ci ha dato tante soddisfazioni. A breve diverrà un film vero e proprio. “Pizza Marconi”, che inizialmente doveva chiamarsi “Piazza Marconi”, non ha pretese… se non quella di raccontare una piccola storia di una piccola realtà romana e di offrire al pubblico la possibilità di vivere e di farsi raccontare una favola attraverso uno stile che non smetteremo mai di amare. Vorrei aggiungere che “Pizza Marconi” è dedicato a Gianluca Petrazzi (famoso stunt coordinator), che è venuto a mancare recentemente e doveva essere con noi qui oggi, per me e parte della troupe era come un fratello!”

 

La scelta degli attori com’è nata?

“In realtà la scelta è stata un po’ forzata, perchè tutto è stato fatto velocemete. Dato che ero in Malesia, abbiamo concordato di far scegliere ai miei colleghi gli attori…bravi, ma non adatti a questo tipo di storia. Quindi, in una notte, siamo riusciti a prendere Giacomo Polverari e Roberto Bagagli, decidendo di affidare a loro questa responsabilità.”

Dove verrà presentato il corto?

“E’ stato presentato in anteprima allo Show Corner di Cannes, al “Festival delle Storie” in Val di Comino, dove abbiamo fatto un’altra presentazione, e oggi, la Premiere quì, al cinema Lux. Per chi volesse, lo può trovare sui link preposti di YouTube e Video, e se tutto andrà come deve andare, a Dicembre o a Gennaio, avremo una distribuzione cinematografica in 20 sale di questo corto. Avrà così anche un suo proprio percorso prima di diventare un film.”

Tu hai perso il tuo papà che eri bambino. Quanto ti è mancata la figura paterna?

“Mi è mancata tanto, ma da un lato è stato anche lo stimolo per portare avanti una tradizione di famiglia, spesso mi soffermo, quando sono in coda in macchina, a guardare le scritte sui cartelli pubblicitari o fuori dai negozi del tipo “tipo quì si produce pasta dal 1920″…La mia è una famiglia di “cinematografari”, lo dico con l’accezione bonaria del termine…Dato che mio padre era nato nel 40, l’idea di poter dire che facciamo cinema dal 1940, è una cosa che mi riempie di orgoglio.”

Però sei entrato nella regia e nella produzione per dimostrare che sai “camminare sulle tue gambe”?

“Diciamo che sono un attore particolare che non si è mai pubblicizzato troppo. Ho scelto di fare tutto ciò che andava contro alla sovraesposizione mediatica che non mi ha mai interessato. Però, da attore, è inevitabile che ci sia sempre il confronto con lui, mentre la regia è il mio campo solitario nel quale non esiste alcun paragone, mi ci sento comodo. Quando lavoro come attore, invece, mi sento sempre come se ci fosse una parte di incompletezza, come se fossi solo un esecutore e non mi appagasse completamente. Queste sono state le cose che mi hanno spinto alla regia.”

Invece tu come padre come sei?

“Sono un bel rompipalle come padre! Non me lo aspettavo! Ho un bambino di 7 anni ed uno di 3 anni, due età diverse, complicate entrambe, ma meravigliose. Sono un padre molto attento alla presenza, non tanto da un punto di vista quantitativo, dato il lavoro che faccio sono un po’ nomade, ma alla qualità del tempo che passo con loro…Ad esempio ieri sono stato, con uno dei miei figli, alla mia prima gara di golf…mi faceva male una spalla, però non volevo mollare dato che c’era lui…volevo dimostrargli che lo sport è un po’ come la vita, nonostante difficoltà non bisogna abbattersi. Quando siamo tornati a casa gli ho chiesto cosa gli avesse lasciato questa giornata insieme, mi ha risposto: “Che nella vita non bisogna mai mollare!”. Quando un figlio attraverso il comportamento di un genitore coglie la parte bella della vita è un premio inestimabile.”

Quali sono i tuoi “punti di riferimento” nel cinema?

“I miei punti di riferimento sono Guy Ritchie per l’azione e i fratelli Coen per il lato grottesco.”

Concludendo?

“Spero di potervi invitare nuovamente alla Premiere del “Primo degli ultimi” che sarà il film di “Pizza Marconi”. Evviva il cinema Italiano che ha tanto bisogno di amore.”

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