Maurizio Nichetti, “Parola al Mimo”.

E' uscita da pochissimo, una biografia dedicata al grande attore, mimo, regista, attore di pregio, che si è ironicamente raccontato a LF.

Ironia, sagacia, competenza, grande maestria nella conoscenza della vita… Questo mi è apparso Maurizio Nichetti in occasione dell’intervista dedicata all’uscita della biografia curata da Claudio Miani e Gian Lorenzo Masedu, a lui dedicata. Foto inedite, quasi sbiadite dal tempo, che la memoria, però, custodisce indelebilmente nei cuori, percorsi prestigiosi di una carriera che spazia da quella di mimo, a quella di sceneggiatore, regista, attore, televisione… mi resta quasi arduo dare una definizione a questo nostro artista di pregio, che devo confessare, ha reso la chiacchierata molto dinamica e coinvolgente! Vi ho trovato un uomo di acume non comune! Mi sono proprio divertita!

Prima di dar voce a Nichetti, mi piace dare risalto ad una delle sue svariate sfaccettature artistiche, quella di mimo! In un mondo dove ormai la parola GRIDA frasi sconclusionate, insensate, di cattivo gusto, Maurizio Nichetti ha “dato voce” a questa mirabile arte con maestria ed anche coraggio.

Le sue rappresentazioni di azioni, caratteri e personaggi che si servono unicamente della gestualità invece che della parola, sono rimaste vivide nella mia mente. In lui la parola veniva usata con una connotazione neutra, che di questi tempi, in cui si appare solo “di bocca”, di tonalità, di frasi urlate al vento, risulta difficile da immaginare! Maurizio è stato maestro in questo, un innovatore e precursore dei tempi, capace di sperimentare e segnare indelebilmente il cinema di animazione italiano e non solo.

Tornando al libro “Parola al Mimo”, questo è un volume denso di significato, che ci consente di ripercorrere non solamente il suo cinema e lo sviluppo delle tecnologie che hanno segnato gli ultimi 40 anni, ma soprattutto di contestualizzare un cinema all’interno dell’evoluzione sociale del nostro paese. Dai primi esperimenti di animazioni presso lo studio Bozzetto, agli sviluppi e alle idee condivise con Guido Manuli, passando per le stravaganze televisive di Quo Vadiz? e in Pista!, e a quell’intervista a Silvio Berlusconi mai andata in onda.
Maurizio Nichetti ha ridisegnato le intenzioni cinematografiche di un genere in progressivo sviluppo sfidando pellicole come “Fantasia” e “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, arrivando a ridefinire il senso intero dell’accezione animazione.
All’interno del volume, sono presenti tre saggi tecnici, un’intervista al Regista, fotografie e disegni inediti, alcuni dei quali firmati tra gli altri da Giorgio Cavazzano, Leo Ortolani, Furio Scarpelli.

Ora davvero la parola passa…. al Mimo Nichetti!

Benvenuto sulle pagine di LF Maestro! Innanzitutto cominciamo con il parlare del libro che la riguarda: “Parola al Mimo”, curato da Claudio Miani e Gian Lorenzo Masedu…

“Più che parlarne si dovrebbe leggerlo… ma anche sfogliandolo può essere interessante, ho dato agli autori alcune foto inedite che si stavano impolverando nei cassetti, momenti belli di anni e di lavori che molti ricordano con piacere.”

Lei stesso ha iniziato, parallelamente agli studi di Architettura, con l’arte del mimo…. quali sono le difficoltà di una forma espressiva che non contempla la parola?

“Ai nostri giorni le difficoltà sono enormi. Innanzi tutto non si può essere ospiti di un talk show in televisione. Se non urli e aggredisci qualcuno non interessi come ospite, figuriamoci un ospite muto, che potrebbe esprimersi solo con la mimica facciale in risposta a quello che ascolta…”

Io la ricordo per i cartoni animati del Signor Rossi…che esperienza è stata?

“Faticosa. Abbiamo fatto tre lungometraggi in quattro anni ed eravamo non più di venti persone…  Altri tempi: tempi di disegni fatti a mano, colorati di notte, ripresi uno a uno … 24 disegni ogni secondo di proiezione !”

Creatività, intuizioni folgoranti e delicate, gag, hanno dato vita, nel 1978 a “Magic Show”…. Può considerarsi un po’ il precursore della comicità surreale?

“Cosa significa surreale? Per noi, QuellidiGrock, quello che accadeva in Magic Show era la vita di tutti i giorni. La stessa compagnia, lo stesso pulmino (che spesso si fermava) gli spettacoli nel decentramento culturale…  Lo abbiamo mostrato con ironia, ma di surreale c’era ben poco.”

Lei ha lavorato, nonostante successi, diciamo, malvolentieri per la televisione. A cosa era dovuto?

“Questo non è esatto. Io ho lavorato in televisione quando ho voluto, quando mi interessava. Negli anni ottanta, quando stavano diffondendosi le televisioni private e le trasmissioni stavano prendendosi una nuova centralità nella vita delle persone. Quando ho capito cosa significava stare in uno studio televisivo producendo spettacolo seriale per ore e ore, ho deciso di tornare a vivere all’aperto. Ma non ho mai fatto nulla malvolentieri o contro la mia volontà.”

Mario Monicelli, Giacomo Battiato….Cosa le “ricordano” questi mostri sacri del nostro cinema?

“Bei set, belle amicizie, belle occasioni che purtroppo oggi è più difficile vivere (mi riferisco a Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno e ai Paladini, film in costume, scomparsi praticamente dalla produzione italiana contemporanea).”

Il cinema le ha tributato grandi onori… le è più familiare come mezzo recitativo?

“E’ il mezzo attraverso il quale un regista può esprimersi meglio. O forse dovrei dire poteva esprimersi meglio, perchè oggi deve tener conto delle esigenze di un produttore che, dalle nostre parti, è sempre un committente televisivo.”

E la regia teatrale?

“Affascinante per tutto il periodo di prove, poi se un regista teatrale segue le repliche della sua compagnia può anche rischiare una depressione o un esaurimento nervoso. Perchè la tensione di una prima o la precisione di un’azione durante 50 repliche, possono anche modificare tanto una regia teatrale…”

A proposito di quella intervista a Berlusconi….mai andata in onda?

“Mi dispiace averla girata con pellicola invertibile, senza nergativo e averla spedita a Roma senza averne potuta tenere una copia. Il fatto che non sia mai andata in onda, poi, non l’ha fatta rientrare in nessun archivio Rai…”

A che punto è il nostro cinema?

“Bisognerebbe chiederlo a chi lo sta facendo…”

Oggi di cosa si occupa maggiormente?

“Di scuola, ragazzi, laboratori e master. Stare coi giovani cercando di trasmettergli l’entusiasmo necessario per affrontare tutte le delusioni inevitabili di questo lavoro mi sembra un dovere.  Poi preferisco vivere con generazioni che hanno entusiasmi, piuttosto che con coetanei che rimpiangono il passato.”

I suoi figli hanno seguito le sue orme?

“Non sarebbe stato possibile, io lavoravo ai cartoni animati disegnati su acetati trasparenti, facevo il mimo a teatro, e giravo in pellicola… Se avessero seguito le mie orme sarebbero rovinati.”

In epoca di reality, Internet e youtube, la preparazione viene ancora apprezzata secondo lei?

“Bisogna vedere cosa si intende per preparazione. Qualcuno che “manovra” tutti i talent e i reality che sembrano improvvisati e rubati ci dovrà pur essere…  L’importante è sapere che non è tutto improvvisato come sembra…”

Tempo fa le è stata data questa definizione: “la sua maschera abbraccia l’imperturbabilità di Buster Keaton e la repentina mobilità di un cartoon“, ci si ritrova?

“Perchè no? Ho sempre amato Keaton e la follia dei cartoni animati.”

Progetti futuri?

“Ho i cassetti sempre pieni, riuscire a metterli in ordine sarebbe già un buon proposito…”

Concludendo?

“Alla fine di ogni intervista si tira sempre un sospiro di sollievo… fino a che non ne arriva un’altra !”

 

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