Maximilian Nisi: “La mia professione, una tela bianca che va riempita di colore”.

LF ha incontrato il noto attore in occasione delle ultime repliche di "Fiore di cactus" che sta portando in scena assieme a Benedicta Boccoli. Una piece rappresentata, con grande successo, da più di 50 anni nei teatri di tutto il mondo.

Stamane LF vi presenta un attore, Maximilian Nisi, che ho avuto il piacere di incontrare per una serie di casualità fortuite…In fondo la vita è quasi sempre questione di fato o di avvenimenti inaspettati!

Una chiacchierata avvincente, quasi travolgente direi, ha fatto sì che si instaurasse un piacevolissimo incontro…di quelli che lasciano qualcosa!

Potrei elencare le varie accademie frequentate, gli stage, i vari Ronconi, Strehler, Klaus Maria Brandauer o Squarzina per identificare Maximilian Nisi, attore nato a Faenza, cresciuto a Torino e residente a Roma, ma preferisco, piuttosto, metterne in risalto il talento, il fine intelletto, la fierezza scenica, mista ad una dose di semplicità, che molti interpreti non raggiungono mai.

Perfezionista, meticoloso, certosino, coerente, peculiarità dovute sicuramente alla sua variegata formazione artistica (ha iniziato con studi di pianoforte e pittura), Maximilian insegna, tra l’altro, recitazione da circa sette anni, a giovani allievi. Formazione importante, questa, e forse, unico mezzo per rilanciare la professione di attore. Nisi che, come afferma, non ha figli biologici, educa i suoi allievi con “amorosa cura”. Adora stimolarli raccontando loro il privilegio e la responsabilità che hanno di potersi avvicinare a questa che è una vera e propria passione. Passione che Maximilian sa rendere nella più totale completezza anche a chi lo ascolta, come è stato nel mio caso… esempio reale di una teatralità ed una competenza tecnica che stanno, tristemente, andando a perdersi.

Maximilian Nisi si è anche affacciato nel mondo della televisione con varie fiction, tra cui “Incantesimo”, “Il bello delle donne”, “Il peccato e la vergogna”, ed al cinema con “La sindrome di Stendhal” di Dario Argento, “Il partigiano Johnny” di Guido Chiesa, e in “Milonga” di Emidio Greco, ma il teatro resta il suo punto di forza…del resto è quì che si misura la grandezza di un attore.

Mezzi espressivi variegati e potenzialità naturali, hanno fatto di quest’attore un eroico interprete in grado di lasciarsi andare con leggerezza sui “legni del palco” e gettarsi totalmente nel plauso del pubblico che lo segue da anni.

Maximilian, che festività sono state queste, di “libagioni” o di lavoro?

“Le festività per me sono sacre. È l’unico momento in cui riesco a ricongiungermi con la mia famiglia e con i miei amici. È molto difficile ch’io accetti di lavorare in questo periodo, è accaduto una sola volta in passato, ma in linea di massima ho sempre cercato di evitare. Non credo che si possa vivere di solo lavoro. Gli spazi ludici e quelli del cuore vanno curati, onorati e riempiti. Libagioni in compagnia, dunque!”

Sei un vero e proprio talento artistico, versatile, eclettico… come ti sei formato?

“Un’accademia europea prestigiosa con degli ottimi insegnanti, qualche importante corso di perfezionamento, alcuni stage mirati e tanto, tanto lavoro svolto sempre con scrupolo, amorosa cura ed attenzione quasi maniacale. Inoltre mi è sempre piaciuto studiare, approfondire e stimolare la mia immaginazione con libri, film, mostre e spettacoli di vario genere. E poi ci sono state, e continuano ad esserci, le esperienze di vita: cosa altrimenti potremmo mai raccontare, noi poveri attori, di interessante, indossati i panni dei personaggi che dobbiamo interpretare? Credo che sia molto importante alimentare la propria curiosità, relazionandosi con la gente per conoscerla e facendo nuove esperienze, anche quando queste non sono propriamente in linea con la nostra sensibilità o con il nostro modo di pensare e di agire.”

Hai più volte affermato che l’attore è un atleta, un ballerino e che ogni applauso è una nuova responsabilità….ma questi applausi erano più “intensi” un tempo o lo sono oggi?

“Sono sempre stati intensi, (ride n.d.r.) almeno nella mia percezione. Gli applausi mi procurano piacere però solo quando sono accompagnati dalla sensazione di aver lavorato bene. Io cerco di svolgere il mio lavoro ogni sera nel migliore dei modi per meritarmi le cose belle che mi sono capitate e che spero continuino a capitarmi. Ogni ruolo che mi viene offerto è un dono, una sfida e può anche rappresentare un’importante occasione di crescita sia artistica che umana. Il momento degli applausi mi crea gratificazione, ma sempre anche un po’ di imbarazzo: quegli istanti in cui mi presento nudo, di fronte al pubblico, spogliato dei panni del personaggio che fino a poco tempo prima amorevolmente mi ha protetto, a volte mi sembrano eterni.”

Che periodo sta vivendo il nostro teatro?

“Un periodo di riforma, di passaggio. Molte cose stanno cambiando e i cambiamenti spesso spaventano. Il teatro in questo momento ha bisogno di lavoro serio, di dedizione costante ed appassionata. È necessario però comprendere a fondo le ragioni di quello che sta accadendo, soltanto così sarà possibile operare consapevolmente ed in modo concreto e costruttivo. In questo periodo di crisi mi è capitato di vedere dei veri e propri miracoli teatrali che mi hanno fatto riflettere e sperare. La messa in scena di testi necessari, diretti con capace ispirazione, interpretati egregiamente, illuminati e musicati ad arte, con bellissimi costumi e scenografie ideate e realizzate sapientemente è esattamente ciò di cui il nostro teatro oggi necessita. Il pubblico non è sciocco, tutt’altro. Desidera essere educato, formato con proposte che possano dargli stimoli, emozioni e conoscenza. Poi, certamente, sono importanti i finanziamenti, le leggi dello Stato, i contributi ministeriali, ma la rivoluzione che deve avvenire internamente, in termini di qualità e di intenti, è fondamentale.”

Al momento sei impegnato in tournèe con una esilarante commedia “Fiore di cactus”…Ce ne parli?

“Fiore di cactus” è stata un’ avventura densa. Ho imparato cose che in futuro cercherò di rammentare. Siamo in dirittura d’arrivo. Ci rimane ancora un piccolo tour in Sardegna e qualche data in Friuli Venezia Giulia e poi le repliche saranno terminate. È uno spettacolo di puro intrattenimento, realizzato con onestà. Il pubblico si appassiona e si diverte. È sicuramente una pièce vincente, da più di cinquant’anni viene rappresentata sui palcoscenici di tutto il mondo e riesce sempre a riscuotere un grandissimo successo sia di pubblico che di critica. È impossibile per la gente non riconoscersi nelle vicende che racconta. Per fare questo spettacolo ho dovuto lavorare molto sul concetto di empatia: in una pièce come questa l’empatia con i compagni di scena e con il pubblico è fondamentale.”

 

Vi sono novità importanti nella tua carriera in questo periodo?

“Novità importanti nelle mia carriera, forse no. Nuovi incontri artistici, compagni di lavoro diversi ed interessanti progetti in cui mi tufferò alla ricerca di stimoli. Il mio è un lavoro creativo, ogni nuovo progetto che mi viene proposto e che decido di assecondare è come se fosse un’ immensa tela bianca che mi vien data in consegna che va riempita di colore e sulla quale è possibile disegnare mille cose. I disegni che faccio non sempre sono belli, ma finora sono sempre stati miei, mi sono sempre appartenuti e sono sempre stati autentici.”

Cosa ami di più, la televisione, il cinema o il teatro?

“Come spettatore adoro il cinema. Capita a volte ch’io veda due o tre film nella stessa giornata. Andare al cinema per me è ancora un rito, un momento sacro ed unico che posso vivere anche felicemente in solitudine. Il cinema mi diverte, mi insegna un sacco di cose e continua a darmi forti emozioni. Ero ancora un bambino quando ho cominciato a pensare che sarebbe stato divertente essere un attore. Mi trovavo proprio in un cinema e con tutto me stesso desiderai entrare nel film che stavo vedendo. Oggi sento ancora quel desiderio solo quando vedo film stranieri. I film italiani, che desidero vedere e nei quali mi piacerebbe entrare (leggi lavorare), sono veramente pochi. Il nostro cinema, che è stato re nel mondo, da molto tempo ha ceduto il suo scettro. Produce, e soprattutto distribuisce, per lo più commedie leggere, simpatiche, ma, a parer mio, di modesto valore. Nessun accenno alla nostra storia, nessun omaggio alla nostra tradizione. Io credo che un paese come il nostro abbia molto di più da raccontare. La televisione la vedo poco, mi annoia. Il teatro lo faccio e continuo a seguirlo con entusiasmo, ma scelgo sempre con estrema attenzione gli spettacoli da vedere.”

Tu sei anche insegnante di recitazione…che rapporto hai con i giovani?

“Un bellissimo rapporto. Li amo e credo che anche loro amino me. I giovani sono il domani. Mi piace entrare in contatto con loro ed adoro arare e seminare le fertilissime terre di cui son padroni. Sono anime alla disperata ricerca di punti di riferimento reali, di passione vera in cui riconoscersi, di esperienze da analizzare, da carpire e da emulare. Ci sono molte accademie in questo momento in Italia. Troppe. Il numero di attori che ogni anno entra nel mondo del lavoro è impressionante, direi quasi preoccupante. Spropositata è l’offerta rispetto ad una domanda sempre più risicata. Fondamentale per un giovane, che voglia sopravvivere ad un simile caos, è affidare la propria vocazione a strutture solide e competenti, studiare seriamente e poi tentare con consapevolezza il volo.”

Mi sembra di capire che quì, di tempo libero, ce ne sia poco…ma credo che, tutto sommato, non ti dispiaccia poi molto, dalla passione che ci metti…

“Amo il mio lavoro, anche se a volte ho la sensazione di aver sacrificato, per farlo, cose fondamentali. Ho trascurato rapporti con persone che contavano, non ho curato amicizie e ho perso anche degli amori che, chissà, forse nel tempo, avrebbero potuto rivelarsi importanti. Ho viaggiato quasi sempre per lavoro. Sono stati pochissimi i viaggi decisi ed organizzati da me. Inoltre, forse, avrei dovuto curare, non solo la mia anima, ma, con disciplina più ferrea, anche il mio corpo. (Ride n.d.r.) Oggi comincia a ribellarsi. Ma il tempo che potevo e che posso dedicare a me stesso è sempre così limitato… Ho assecondato la mia natura e non credo che avrei potuto fare diversamente.”

Hai un aneddoto riguardante la tua carriera da raccontare?

“Tanta roba. Aneddoti divertenti, vicende spiacevoli, dinamiche disgustose, momenti profondi. Devo dire che non mi è mancato nulla. C’è l’imbarazzo della scelta. Ti potrei raccontare mille cose, ma scelgo un aneddoto che ieri mi è tornato in mente: più di vent’anni fa, a Milano, per superare le mie paure sul palcoscenico mi sono ritrovato a rubare selvaggiamente in un supermercato. Strehler, il mio maestro, qualche giorno prima mi disse: “Hai troppe paure, troppe reticenze! Abbandonati, altrimenti non sarai mai un attore. Domani alzati, esci di casa e fa la cosa che non faresti mai”. L’indomani mi alzai, uscii di casa e la feci. Rubai.”

E cosa, se non sono indiscreta?

“Patè d’anatra, un paio di occhiali da sole, una maglietta e un pantalone…..Ero determinatissimo (ride n.d.r.)!”

Come sarebbe il mondo senza la musica?

“Non sarebbe. Il mondo è fatto di musica. Tutto è musica. Noi siamo musica e tutti abbiamo un disperato bisogno di musica. La musica è esattamente come l’amore. È un’entità astratta, impalpabile, inafferrabile, eppure, se non ci fosse, che vita mai sarebbe la nostra?”

Siamo da poco entrati nel nuovo anno… Come sempre si fanno bilanci, oroscopi, previsioni… Credi nell’astrologia? Ti influenza in qualche modo?

“Mi diverte, la considero un gioco che trovo molto eccitante. Da buon torinese provo un grandissimo interesse anche per la magia e per le scienze esoteriche. Il mondo dell’occulto mi ha sempre affascinato. Sono consapevole dei limiti e delle contraddizioni che possono derivare dall’astrologia, intesa come studio del movimento dei corpi celesti del sistema solare proiettati sulla fascia zodiacale, ma questo non mi ha mai fatto desistere dall’occuparmene, per sollazzo, s’intende. Ho trascinato in questa mia passione molti amici e colleghi e devo dire che la cosa si è rivelata molto contagiosa: sono stati travolti!”

Progetti futuri?

“Un viaggio in India. (Ride n.d.r.) Chissà se mai tornerò.”

Foto: Marco Giraldi

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