Menopausa: Fisiopatologia ed effetti.

La menopausa non è una malattia ma un momento fisiologico della vita della donna che coincide con il termine della sua fertilità.

Si definisce menopausa spontanea la cessazione del flusso mestruale protratto da almeno 12 mesi consecutivi, dovuta all’esaurimento dell’attività follicolare ovarica, escludendo che possa essere attribuita ad altre cause fisiologiche o patologiche.
L’età di insorgenza è variabile, con una media a livello mondiale di circa 50 anni, ma è comunque considerata fisiologica se compare dopo i 45 anni: in Italia l’età media del sopraggiungimento della menopausa spontanea è 50,8 anni. Il 95 % delle donne la raggiunge tra i 45 e i 55 anni, mentre il 10% tra i 40 e i 45 anni.
Vari fattori influenzano l’età di insorgenza della menopausa, soprattutto genetici, etnici e legati allo stile di vita (è stato dimostrato che il fumo di sigaretta tende ad anticiparla di 1,5-2 anni).
Quando la cessazione dell’attività ovarica si verifica prima dei 40 anni parliamo di menopausa precoce spontanea o POI (premature ovarian insufficiency), un fenomeno che interessa l’1% delle donne italiane. Viene diagnosticata sulla base dell’insorgenza di amenorrea ipergonadotropa della durata non inferiore a 4 mesi, associata ad aumento dei livelli di FSH (generalmente >30-40 IU/L) e riduzione dei livelli di E2 (<50 pg/ml) controllati in almeno 2 valutazioni, eseguite a distanza di un mese.
Nei due terzi delle donne con menopausa precoce non si ritrovano cause scatenanti e viene definita idiopatica. Negli altri casi può essere causata da:
– Alterazioni cromosomiche o genetiche,
– Malattie autoimmunitarie (sindrome polighiandolare autoimmune, sindrome di Sjogren, miastenia grave, artrite reumatoide, LES, diabete mellito di tipo 1; celiachia, ipotiroidismo, morbo di Addison)
– Deficit enzimatici o disturbi metabolici (galattosemia, emocromatosi)
– Cause infettive, virali, batteriche, protozoarie, soprattutto in pazienti con infezione da HIV (parotite, infezione da CMV o TBC pelvica in pazienti immunocompromessi).

Parliamo di menopausa indotta quando si verifica in seguito alla rimozione chirurgica di entrambe le ovaie (con o senza isterectomia) o alla soppressione iatrogena della loro funzionalità (per chemioterapia, radiazioni, farmaci antitumorali).

La menopausa spontanea è un fenomeno fisiologico determinato dall’ esaurimento degli ovociti a cui segue la cessazione della funzionalità ovarica e della produzione estrogenica. Il quadro clinico e ormonale della donna in questa fase è caratterizzato da una serie di progressive modificazioni che iniziano negli ultimi anni del periodo riproduttivo.
Nel 2001 lo Stages of Reproductive Aging Workshop (STRAW), ha proposto una nomenclatura dei vari stadi dell’età riproduttiva, la quale è stata aggiornata nel 2011 dallo Stages of Reproductive Aging Workshop +10.

La vita riproduttiva della donna è distinta nella fase fertile, nella transizione menopausale e nella postmenopausa, distinguendo per ognuno di questi periodi le principali caratteristiche:

• Stadio riproduttivo iniziale (stadio -5): fase caratterizzata da cicli mestruali che possono avere caratteristiche da variabili a regolari;
• Stadio riproduttivo “al picco” (stadio -4): cicli mestruali regolari e massima capacità riproduttiva della donna;
• Stadio riproduttivo tardivo (stadio -3): è il periodo in cui la capacità di fecondazione inizia a ridursi, diviso in 2 sottostadi, -3b e -3a. Nel -3b, i cicli mestruali rimangono regolari, FSH rimane stabile, ma AMH (ormone antimulleriano) e conta dei follicoli antrali si riducono. Nel -3a i cicli mestruali iniziano a diventare irregolari, FSH aumenta, AMH (ormone antimulleriano) e conta dei follicoli antrali si riducono molto;
• Transizione menopausale iniziale (stadio -2): incrementata variabilità nella lunghezza dei cicli mestruali, FSH elevato con valori fluttuanti, AMH (ormone antimulleriano) e conta dei follicoli antrali molto bassa;
• Transizione menopausale tardiva (stadio -1): cicli mestruali irregolari con periodi di amenorrea anche di 60 giorni o più, FSH elevato (>25 IU/L), sintomi vasomotori. Tale stadio può avere una durata di 1-3 anni;
• Post-menopausa iniziale (stadio +1a,+1b,+1c): lo stadio +1a definisce la fine dei 12 mesi di amenorrea richiesti per parlare di menopausa, lo stadio +1b include l’ultima parte dei rapidi cambiamenti che interessano FSH ed estradiolo, in cui prevale la sintomatologia vasomotoria. Lo stadio +1c rappresenta la fase di stabilizzazione degli alti valori di FSH e dei bassi valori di estradiolo;
• Post-menopausa tardiva (stadio +2): i sintomi predominanti diventano quelli associati all’atrofia urogenitale.

Il quadro endocrino che si osserva durante la menopausa conclamata è caratterizzato da:
– Elevati livelli di FSH ed LH
– Bassi livelli di Estradiolo
– Diminuiti livelli di Androgeni (Androstenedione e Testosterone)
– Totale assenza di Progesterone

La diminuzione degli estrogeni può provocare alcuni disturbi e sintomi, sia di natura neurovegetativa (vampate di calore, sudorazioni profuse, palpitazioni e tachicardia, sbalzi della pressione arteriosa, disturbi del sonno, vertigini, secchezza vaginale e prurito genitale), sia di natura psicoaffettiva (irritabilità, umore instabile, affaticamento, ansia, demotivazione, disturbi della concentrazione e della memoria, diminuzione del desiderio sessuale).
Le conseguenze più importanti del calo degli estrogeni sono: l’aumento del rischio cardiovascolare (infarto cardiaco, ictus cerebrale, ipertensione), le patologie osteoarticolari, in particolare l’aumento dell’incidenza dell’osteoporosi. Fino alla menopausa, infatti, le donne hanno un rischio cardiovascolare inferiore a quello degli uomini perché gli estrogeni prodotti dalle ovaie garantiscono una minore quantità di colesterolo nel sangue. Le malattie cardiovascolari rappresentano, inoltre, la principale causa di morte per la donna in menopausa, superando di gran lunga tutte le forme di neoplasie, compreso il cancro della mammella.
Non dobbiamo inoltre sottovalutare l’aumento del peso corporeo, che si verifica in misura variabile in tutte le donne in menopausa e rappresenta un problema in più del 50% delle donne oltre i 50 anni. La carenza estrogenica condiziona, insieme all’età, un rallentamento del metabolismo in generale e aumenta l’appetito con una distribuzione del grasso corporeo “a mela”, cioè a livello della cintura, un sede tipica del sesso maschile, che comporta maggior rischio cardio-vascolare.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*