Milvia Marigliano: un’attrice che arriva diritta al cuore.

LF ha incontrato l'attrice Milanese durante le repliche del monologo 'Ombretta Calco' al Piccolo Eliseo di Roma.

Vedere Milvia Marigliano a teatro è davvero un’esperienza emozionante sotto vari punti di vista. LF ha avuto l’occasione di apprezzarla in un monologo scritto da Sergio Pierattini, ‘Ombretta Calco’, che va diritto al cuore, parla di emozioni, rancori, rimpianti, solitudini, rammarico, vita e morte….Una storia in cui ciascuno può trovare qualcosa di se stesso.

55 minuti in cui l’attrice ci fa sorridere, pensare, interrogare, riuscendo a parlare al nostro cervello, passando per il cuore di ogni singolo spettatore, che diviene quasi parte integrante della rappresentazione.

La sua voce, di cui personalmente ho apprezzato il timbro vocale, entra prepotentemente nei panni di Ombretta Calco e la arricchisce di quella energica vitalità che è la sua cifra stilistica.

La Marigliano non ha bisogno di mostrare la sua potenza in scena, lei il palco lo domina, pretende il suo spazio ‘sospeso’, nella fattispecie, sdraiata su una panchina che l’elegante scenografia ha collocato a metà di una parete nera, con il solo tocco di vita di un albero bianco che mostra le sue radici.

Milvia, a mio parere, è tra il novero delle più grandi attrici teatrali, non molte a dire il vero, che calcano i nostri palcoscenici.

Raccontaci del monologo appena andato in scena “Ombretta Calco”.

“E’ un monologo scritto per me da Sergio Pierattini. Io ho avuto la fortuna di recitare già prima, in due testi scritti da Pierattini, “Il ritorno” e “Un mondo perfetto”, slpendidi, legati al tema della famiglia, della fatica del vivere, quasi al paradosso…un po’ come Ombretta Calco, una donna in cui ciascuno può trovare un riferimento in se stesso. Pierattini ha un grande valore che è quello di scrivere con un linguaggio concreto, semplice, che contiene la vita, il mondo, l’ironia, la tragedia, la fatica, la gioia, il dolore, la disperazione, e anche la morte. Io che sono abituata a leggere e recitare Giovanni Testori, un altro mostro sacro, lo paragono a lui, perchè colpisce ed ha grande padronanza e conoscenza delle miserie umane. Ombretta Calco si trova in un momento della sua vita che la porta ad essere sospesa. Infatti, metaforicamente, nel pezzo, mi trovo sospesa scenograficamente in aria su questa panchina, che ha creato per noi Roberto Crea, un grande scenografo pluripremiato. Ombretta Calco spazia nella narrazione tra presente e passato, perchè tra la vita e la morte…in un limbo. Sergio quindi ha immaginato questa donna della quale non si sa bene se se ne stia andando, o se rinascerà a nuova vita. Si crea un bilancio dei suoi momenti topici di vita, riempiendoli con altri personaggi. A volte il monologo è racconto, narrazione, quì per niente. E’ teatro vero in cui la protagonista si rapporta con i personaggi della propria vita…un fratello, la madre che se ne sta andando, dei fidanzati, dei divorzi. Mi dicono che quando io, Milvia, scendo da quella panchina, è come se scendessero tanti personaggi….non che li interpreti, io li evoco, perchè li ho lì. Pierattini ha creato 55 minuti di vita, e come disse il grande Testori “le parole si fanno carne e si vive, poi si ride”, e questo è bello. Io tendo a fare dei miei personaggi un miscuglio di tragedia, comicità, ed è il cappottino in cui mi ritrovo.”

Lei ha dato prova di grande sensibilità interpretativa e direi anche di fatica fisica…

“Si. La fatica fisica è anche dovuta al fatto che sono sospesa e che soffro di vertigini. Ma per l’importanza che questa scenografia riveste, patisco, anche se poi mi abituo, perchè sento che è giusto così. Crea una magia, una sospensione, un punto interrogativo, quindi la parola concreta, ma non con i piedi per terra.”

L’incontro con Pierattini com’è avvenuto?

“E’ avvenuto cent’anni fa…neanche ce lo ricordiamo più. E’ stato nel 2000, per caso, ci siamo subito sintonizzati, non tanto sulla scrittura, quanto sulla parola detta, per i tempi comici, per il sarcasmo verso noi stessi, la vita, gli altri…Dopodichè mi ha subito coinvolta ne “Il ritorno”. E siamo arrivati fino a questo monologo che ha scritto ‘su misura’ per me. E’ pieno di emotività…non è la mia storia, ma è sicuramente un linguaggio che mi appartiene, con vicende che mi hanno ‘graffiata’.”

La sua carriera artistica com’è iniziata?

“Sin da ragazzina ho fatto tanta danza classica e saggi di un certo livello…ricordo l’emozione del palcoscenico, la disciplina e questo corpo che a me piaceva muovere nello spazio. Sono stata molto sportiva e lo sport ti da competizione, disciplina, ti fa stare insieme agli altri . Ero una studentessa borghese e dopo la maturità ho avuto il permesso dai miei a stare per un bel po’ nei villaggi turistici, in quelli di una volta, dove si faceva tutto, dall’alba fino a notte fonda, e lì mi sono accorta che mi piaceva farmi notare, e di ricevere un consenso che non avevo avuto neppure a scuola, dato che non ero la prima della classe. Tornata a Milano ebbi la fortuna di poter partecipare alle selezioni dell’Accademia dei Filodrammatici e lavorare con gli allievi migliori usciti da Lecoq di Parigi. Ma avevo paura di mollare per andare a Parigi, anche se ho sempre avuto più odor d’Europa che odor d’Italia. Comunque ho sempre lavorato tanto. Ultimamente ho la fortuna di lavorare con registi grandi e sensibili come Arturo Cirillo, Valerio Binasco con tracce di Carlo Cecchi. Lavoro tanto ed ho soddisfazioni bellissime.”

Lei è apparsa anche nel film “The young Pope” nel ruolo di Suor Maria…

“Sì. Io ho paura dell’aereo e per quel ruolo sono dovuta andare a Città del Capo, in sud Africa, ma per Sorrentino, questo e altro…Ho avuto una magnifica esperienza con un ruolo importante in puntata, una parte terribile, una suora missionaria cattivissima, però per me, che faccio sempre teatro, è stata un’esperienza bellissima.”

Progetti futuri?

“Mi sto dedicando al tour di ‘Ombretta Calco’ che rifaremo a Milano a Settembre…Voglio portare in giro questo nostro gioiello.”

Concludendo?

“Sono tornata a Milano stanca ma contenta! E’ stato un anno ricco, completo di grandi personaggi, belle soddisfazioni, quindi si spera di continuare così ed avere sempre più spazi per ‘Ombretta Calco’. Colpisce al cuore e colpendo gli altri ne vengo investita anch’io nell’anima.”

 

 

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