Monica Argentino: “Quando si dipinge un corpo è necessario percepire la personalità del modello ed entrarci in empatia”.

LF ha incontrato la poliedrica artista romana che, attraverso la sua pittura sui corpi, vuole trasmettere messaggi sociali, scegliendo come modelli quelli con canoni estetici comuni, per dar modo ad ognuno di potersi identificare con quel messaggio.

Monica Argentino

L’arte in ogni sua espressione, forma, messaggio che vuole trasmettere, racchiude una propria identità, un significato, una peculiarità. Tele, sculture, bassorilievi, dipinti, murales… Assieme a questi, una forma espressiva che, personalmente, trovo molto interessante ed efficace, che, attraverso “pennellate” spalmate con la mano, riesce a scavare nell’anima di chi le ammira e nella pelle di chi le subisce. Sto parlando del Body Painting, la pittura sul corpo, intesa non come ricerca del corpo perfetto, piuttosto a significare che dall’imperferfezione, dalla normalità, possono scaturire messaggi importanti, sociali, universalmente noti…

La pittura del corpo o pittura corporale (conosciuta anche come dermocromia) è una delle arti del corpo che consiste nel dipingere, appunto il corpo umano a scopo ornamentale. Anticamente, la pittura del corpo veniva utilizzata per scopi religiosi, rituali, propiziatori o apotropaici, nonché protettive, dato che, secondo alcuni autori, il colore teneva lontani gli insetti e formava uno strato protettivo contro le intemperie.

I colori con cui la pittura del corpo viene eseguita, a differenza di quelli dei tatuaggi, hanno durata limitata ed il tempo di permanenza di questi ultimi sui corpi dipinti varia da qualche ora a qualche giorno.

La pittura corporale è spesso associata ad altre forme d’arte, tra cui: la fotografia, che permette di immortalare l’attimo e conservare la creazione dell’artista; il video, che riprende in diretta la realizzazione dell’opera; l’esibizione, sia durante la pittura sia ad opera completata.

Pare che questa arte affondi le sue radici nelle usanze di popoli tribali africani, indiani e centroamericani. La mancanza di fonti scritte, tuttavia, rende impossibile sapere con certezza da quanto tempo questi popoli utilizzino la dermocromia.

Il fatto che la pittura corporale interessasse precipuamente le zone del corpo più esposte, lascia credere che essa abbia avuto molta importanza presso le popolazioni che solevano girare nude.

Una tra le più antiche popolazioni a far uso della pittura corporale è quella degli aborigeni australiani: dal 60.000 a.C. i membri di questa tribù dipinsero il proprio corpo e si procurano cicatrici.

Pitture rupestri trovate nell’altopiano Tassili risalenti all’8000 a.C. mostrano come gli uomini fossero segnati sul corpo da pitture e cicatrici.

Gli Egizi ricorrevano alla pittura corporea sia per i defunti sia per i vivi. Nel 4000 a.C. le mummie di due donne erano segnate sull’addome da linee pitturate a mano. Le donne, nella vita quotidiana, dipingevano la linea inferiore dell’occhio di verde, colore a base di malachite (composto dal carbonato di rame), mentre palpebre, ciglia e sopracciglia, erano marcati col carbone. Entrambi i colori erano inizialmente in polvere poi allungati con l’acqua e applicati sul corpo con le dita.

Stesse tecniche venivano utilizzate dai Sumeri nel 500 a.C. che dipingevano il volto con piombo bianco e rosso vermiglio.

Nella descrizione che Tacito fa dei Germani (De origine et situ Germanorum – 98 d.C.) vengono riportati esempi di pittura del corpo.

Nel 300 d.C. i Pitti dipingevano il loro corpo durante le battaglie con pitture intimidatorie.

In Giappone la pittura corporale a partire dal 550 d.C., a seconda della zona del corpo interessata, distingueva classi sociali diverse. Abolito nel 1847 d.C. dall’imperatore Meiji, tornò ad essere legale nel 1945 d.C.

I nativi nordamericani devono il nome che gli europei affibbiarono loro, e cioè Pelli Rosse, proprio al largo uso che questi facevano della pittura corporale. Solitamente ai morti veniva dipinta la faccia di rosso, così da rimediare al pallore cadaverico. Vi erano, comunque, colori associati ad eventi particolari come quelli impiegati per le pitture di guerra e quelle di festa. I colori erano ricavati da materie di origine minerale, come ocra, creta e gesso, o vegetale, come i succhi delle foglie, gli steli, i semi ed i frutti delle piante. Normalmente le materie prime provenivano dalla flora del luogo in cui gli indigeni erano stanziati. I pigmenti erano poi applicati poi sulle parti del corpo opportune usando le dita, i pennelli o degli appositi stampini in legno o in terracotta detti pintaderas.

Questo artefatto era doveroso verso coloro che conoscono poco questa forma d’arte antichissima e completa! Doveroso anche nei riguardi dell’artista che LF ha avuto il piacere di conoscere, durante un vernissage, nel Gennaio scorso, che l’ha vista all’opera sul corpo di una giovane modella, sto parlando di Monica Argentino.

Monica è nata a Roma, dove vive e lavora attualmente. Nella Argentino ho scoperto un’eclettica artista: pittrice, body painter, video artist, performer, ideatrice di diversi format che uniscono la pittura alla musica e alle arti performative.
Autodidatta spinta da un talento naturale per il disegno e la pittura, ha seguito gli studi come grafica illustratrice ed ha partecipato alla sua prima mostra collettiva “Illustrativa 91”-Casa della Citta’-Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma, dove ha messo in luce la sua speciale peculiarità di colorista.

I suoi progetti contemplano come elemento principale il corpo e la sua trasformazione, un leitmotiv che ricorre nella sua ricerca artistica attraverso una indagine ed una sperimentazione continua, che esprime con performance, body art ed opere pittoriche, il più delle volte contaminandole tra loro. L’ispirazione per le sue opere pittoriche nasce dal suo interesse per il dualismo tra corpo ed anima e per la duplicità della natura umana.
Il filo conduttore è, senza dubbio, la bellezza, non come giudizio estetico ma come ricerca della verità e significato dell’esistenza.
Con il suo progetto “Body To Art-performance art/body painting live”, vuole rappresentare il corpo svincolato dagli stereotipi di bellezza, simboleggiando il cambiamento sia fisico che emotivo: materia e spirito.
Nel progetto artistico vengono dipinte modelle ma anche e soprattutto corpi di persone “normali” con canoni estetici comuni, rivendicando il corpo e la sua grande forza come veicolo di messaggi sociali e le performances come momento di indagine profonda del sè. La corporeità si afferma come il territorio di ricerca identitaria.

Il tocco di colore di Monica vibra nell’aria, oltre che sui corpi, in un suono armonioso di cromia, suscitando emozione mista a stupore… Il corpo non diviene semplicemente una tela da dipingere, ma è cultura. Monica, il corpo lo studia approfonditamente, quasi lo attraversa, riuscendo a percepire la personalità della modella che diviene così una vera e propria opera d’arte!

Ma preferisco sia la poliedrica Monica Argentino a raccontarvi il suo affascinante mondo del Body Painting…

Monica Argentino, il body painting è la tua specialità artistica. Spiegaci un po’ in cosa consiste.

“Nel 2017 ho ideato “Body to Art project/Peformance Human painting”, progetto artistico dove il corpo umano viene utilizzato come tela sulla quale esprimere la propria sensibilità e creatività. Consiste nel dipingere corpi nudi di modelle ma anche, e soprattutto, di persone “normali”, con corpi e canoni estetici comuni, rivendicando il corpo e la sua grande forza come veicolo di messaggi sociali e la performance come momento di indagine profonda del sè. La corporeità si afferma quindi come il territorio di ricerca identitaria. Si vuole rappresentare il corpo svincolato dagli stereotipi di bellezza, simboleggiando il cambiamento sia fisico che emotivo: materia e spirito. Cospargere di colori un anima messa a nudo è un messaggio chiaro e diretto che arriva denso di significato e di emozioni a chi lo riceve. E’ un progetto unico nel suo genere, essendo la pittura del corpo eseguita integralmente dal vivo in un lasso di tempo ristretto, dove riesco a produrre soddisfacenti immagini finalizzate a divulgare e sensibilizzare alcuni argomenti importanti come per esempio l’uguaglianza di genere.”

Le origini di quest’arte risalgono al 60.000 a.C. grazie agli aborigeni australiani, che erano soliti dipingersi cicatrici sul corpo… se non sbaglio!

“Sì, esatto, una tra le più antiche popolazioni a far uso della pittura corporale era proprio quella degli aborigeni australiani nel 60.000 a.C. Anticamente, la pittura del corpo veniva utilizzata per scopi religiosi, rituali, propiziatori o scaramantici, nonché protettivi. Anche gli Egizi ricorrevano alla pittura corporea sia per i loro defunti, sia per i vivi. L’origine della pittura corporale moderna viene fatta risalire al 1933 quando Max Factor, dopo aver truccato interamente la sua modella con un nuovo cosmetico, la espose alla Fiera Mondiale di Chicago, dove furono arrestati entrambi per oltraggio al pudore. Tornò quindi di moda una delle forme d’arte tra le più antiche, e negli anni ’70 assunse un significato totalmente diverso. L’esibizione di corpi dipinti diventa una forma di protesta ed un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi scottanti. Sempre negli anni  ’70, si diffuse anche il movimento della “body art”, in cui il corpo non è solo tela per colori, ma verrà utilizzato per vere e proprie performance, prevalentemente basate sui tentativi di modificazione estetico-funzionale del proprio corpo. Con l’esibizione dal vivo e con la partecipazione dello spettatore, nasce quel ramo della Body art che è la performance art. Le mie artiste preferite sono senza dubbio Marina Abramovich ed Orlan. E proprio a quest’ultima, nel 2018, ho voluto rendere omaggio con la mia performance “Intimante Chrisalys”, in occasione della IX settimana della cultura francese a Roma “L’art dans toutes ses formes”,  presso la Galleria d’Arte Polmone Pulsante Centro promozionale per le arti Museo permanente Saverio Ungheri.”

Com’è iniziato questo tuo percorso artistico?

“Avevo fin da piccolissima la passione per il disegno e la pittura, e ho seguito le mie naturali attitudini coltivandole da autodidatta. I miei genitori non erano d’accordo con la mia richiesta di iscrivermi al Liceo Artistico e quindi, subito dopo aver conseguito il diploma in Chimica Industriale, ho deciso di proseguire gli studi come Grafica Illustratrice. Ho partecipato all’età di 21 anni alla mia prima Mostra collettiva “Illustrativa 91” alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma. Sempre in quegli anni ho iniziato a maturare le mie prime esperienze lavorative con le illustrazioni per bambini e con i fumetti. Mi avvicino alla pittura grazie all’amore per gli impressionisti francesi, verrò definita, nel mio corso di grafica, una colorista, per la peculiarità di plasmare il colore e di dare forma quasi senza il disegno preparatorio. Nonostante i miei inizi affondino le radici nel figurativo, sto cercando di creare un mio stile che, però, ancora è in continua evoluzione. In assoluto mi piacerebbe che il mio processo artistico non finisse con l’opera ma continuasse con l’occhio di chi la osserva. Sono alla ricerca perenne di nuovi stimoli e questa continua ricerca artistica mi ha portato a sperimentare sempre nuove tecniche e a sposarsi con ogni supporto e materiale, dai più svariati, compreso il corpo umano. Da quì l’ideazione del mio Progetto “Body To Art/Performance Human Painting”.”

Quali sono le “difficoltà” di disegnare su un corpo, anzichè su una tela?

“Quando si dipinge un corpo è necessario percepire la personalità del modello ed entrarci in empatia, almeno per me è una condizione irrinunciabile. Mentre dipingo un corpo, che sia il mio o quello di un altro essere umano, non lo faccio pensando di dipingere ma di trasmettere con il colore il mio sentire, la mia necessità in quel momento è di comunicare qualcosa. Questo tipo di approccio è molto istintivo, quasi ancestrale, come un bisogno di sfruttare il corpo al massimo in una specie di liberazione catartica.”

Ci sono dei corpi sui quali è più “semplice ” disegnare?

“No, in realtà tutti i corpi parlano di qualcosa, basta saper ascoltare le forme. Quando dipingo entro in totale empatia con la persona, quasi a volerla far diventare un prolungamento di me stessa. Ogni corpo ha una sua storia, delle sue cicatrici visibili e non, cerco di portare alla luce quello che sento e di generare una energia potente e condivisa nel momento della creazione, e, nello stesso momento, di mettere in condizione la persona di divenire una vera e propria opera d’arte. Il mio progetto nasce dal desiderio di far passare, attraverso la forza prepotente di un corpo, messaggi sociali, quindi per scelta i miei modelli sono quelli con canoni estetici comuni, per dar modo ad ognuno di potersi identificare con quel messaggio.”

C’è un corpo “ideale” sul quale vorresti disegnare?

“Non ho un corpo ideale per i motivi che ho spiegato precedentemente, ma nei miei desideri c’è quello di dipingere corpi di donne con cicatrici dovute ad interventi chirurgici, come operazione di rinascita sia estetica che interiore.”

Esegui Body Painting anche su te stessa?

“Sì, da diversi anni eseguo una particolare performance di self painting dal titolo “Oltre il corpo”, davanti ad un grande specchio dove si riflette l’immagine che piano piano prende forma in maniera quasi onirica. Utilizzo il corpo come soggetto ed oggetto, mezzo di massima espressione artistica, utilizzando una simbologia figurativa che rappresenta una metamorfosi, il cambiamento sia fisico che emotivo. La scelta pittorica di dividere il corpo a metà è per esprimere la duplicià ed il concetto di identità e alterità. Le crepe invece simboleggiano la difficoltà ed il dolore delle mutazioni. Il colore rosso, come il sangue, serve a far emergere il segreto della propria eterna “crepa”.

In cosa consiste una Body performance, e quanto dura?

“Le mie performance di Human painting sono studiate singolarmente per ogni evento e portano insite un messaggio sociale che è a monte del progetto e sono tutte in interazione con videoproiezioni e sonorizzazioni. E’ un coro a più voci, pittura, video art, musica che dialogono tra loro, susseguendosi su di un corpo nudo che diviene una vera e propria opera d’arte in movimento. Un progetto di contaminazione tra vari linguaggi artistici per innescare una riflessione fatta di forme, immagini, corpi e suoni. Gesti, suoni, colori si fondono per dare vita ad uno scenario emozionante tra immagini ed immaginario, interamente dal vivo sotto gli occhi del pubblico presente. I lavori di Body to Art possono essere declinati nella durata adattandosi alle esigenze stesse del luogo ospitante e compatibili con il progetto stesso. Ma la durata consigliata è di 30 minuti e quella massima 50 minuti.”

C’è un luogo o sito particolare dove hai espresso al meglio questa arte?

“Ogni luogo ha una sua differente carattistica ed io ideando e adattando le performance anche in base all’ambiente che le ospita, mi sento di dire che dal punto di vista artistico ogni location mi ha lasciato qualcosa proprio per la sua unicità. Sicuramente si riesce a valorizzare maggiormente in ambienti multifunzionali e di grandi dimensioni, uno tra i miei preferiti è stato il Macro Asilo Museo di Arte Contemporanea di Roma, dove ho potuto pensare un intervento site specific dal nome Archetipo Umano che ha dato un risultato eccellente, ed è stato inserito in un programma di Arte al Femminile promosso dall’azienda speciale Palaexpo di Roma e da Macro Asilo, a Marzo 2019.”

Ti hanno mai richiesto un disegno particolare su un corpo da realizzare?

“Ho eseguito ed eseguo lavori su commissione per fotografi, performer, danzatori. Uno degli ultimi è sulla Brexit ed ho dovuto prima invecchiare di parecchi anni la modella e poi trasformarla in una bandiera inglese consumata, stracciata e svolazzante. Un’altra interessante trasformazione nella quale mi sono cimentata per uno spettacolo di corti teatrali, è stata la realizzazione di una pittura su tre corpi in contemporanea on stage.”

Oltre a “Body to Art/Performance Human painting” hai qualche altro progetto che ti ha dato particolari soddisfazioni?

“Senza dubbio la mia Video Art “Involucro”, che ha vinto il Premio della critica alla Bibart Biennale Internazionale d’Arte di Bari area Metropolitana nel 2019, e del Miami New Media Festival è stato presentato a Novembre 2019 al DORCAM Doral Contemporary Art Museum di Miami ( Florida ). A Dicembre 2019 Selezionato e proiettato all’International Roma Film Corto Festival-Indipendent Cinema and Artistic Contaminations. “Involucro” descrive i conflitti di una drag queen, uomo ed eterosessuale, in una società come la nostra, stigmatizzata secondo certi ruoli e canoni conformati e della difficile espressione della libertà individuale. Il protagonista, attraversando cambi d’abito, di trucco, di espressioni corporee e di stati d’animo, dimostra di essere se stesso, nella unicità di Essere Umano.”

In questo momento così delicato, di reclusione forzata a causa del Coronavirus, la tua arte si sprigiona maggiormente od hai subìto uno stallo?

“Questo è il tempo per stare concentrati e per riflettere sul proprio lavoro. Sono molto impegnata nella strutturazione dei prossimi impegni insieme ad altri artisti, confrontandoci e ponendoci anche domande esistenziali. Certamente un periodo di quarantena così lungo ed il blocco di tutti gli eventi artistici, non è facile da affrontare per chi come me vive della propria arte, però è anche la condizione ideale per ogni artista che resta solo con la sua fantasia e capacità di creare. Non si ha la frenesia di dover esser presenti a tutti i vernissage, finissage, presentazione o qual si voglia evento mondano, ma ci si può immergere totalmente nel proprio mondo interiore e dipingere. Questa è in assoluto la parte migliore della forzata segregazione.”

Come trascorri queste giornate particolari?

“Abbiamo davanti a noi un lungo momento da passare in casa, ma io sono fortunata perche la mia casa è anche il mio studio. Ovviamente, come tutti, avevo tanti impegni ed è tutto saltato, però non dobbiamo commettere l’errore di fermarci. E anche se ce lo saremmo risparmitati molto volentieri, saremo nostro malgrado testimoni di un cambiamento radicale nella storia dell’umanità. E come hanno fatto gli artisti del passato, ispirati a comporre grandi opere dai momenti di difficolta del genere umano, cerco nel mio piccolo di trasformare questo tempo sospeso in creatività. Dedico tutta la giornata alla concentrazione e allo studio su nuovi lavori che sto realizzando.”

Progetti futuri?

“Sto lavorando giorno e notte per terminare la serie di opere dedicate alla forza generatrice e alla resilienza delle Donne dal titolo “WoMen”, per presentarle nel 2021 con una Mostra personale. Sarebbe la seconda personale, dopo “Chimera: le forme del male” nel 2017. Ho un’opera di questa serie ferma a Reggio Calabria, nella splendida cornice del Forte Gulli del Parco Ecolandia, nel quale con il Movimento Riarteco avevamo inziato un progetto collettivo di esposizioni e sensibilizzazione del territorio attraverso l’arte, che doveva iniziare il 27 Febbraio da lì e proseguire per altre città, tra le quali Roma, Siena, Genova ed altre ancora, ma che è ovviamente in stasi pronta a ripartire non appena tutto sarà tornato nella normalità… speriamo presto! Sempre appena finita questa emergenza, parteciperò al Coex 2020, dove presenterò “Idiosincrasia” una mia opera pittorica e DEJA VU un lavoro sui ricordi e la memoria, tratta dal mio progetto Body To Art, un lavoro sui ricordi e la memoria, tratta dal mio progetto Body To Art . Sono particolarmente affezzionata a DEJA VU, che ho presentato in anteprima in occasione della Roma Art Week 2019 settimana dell’arte contemporanea ad Ottobre scorso, in quanto tocca un tema molto delicato e caro per motivi personali, che è quello delle sfortunate persone affette da Alzheimer. Tra gli impegni procastinati per colpa di questo maledetto virus, anche una performance contro la violenza sulle donne “Flowerincage” sempre tratta da Body to Art,  a sostegno del Movimento Non Una di Meno NUDM Roma, che avrei dovuto portare in scena l’8 Marzo all’Esc Atelier.”

Concludendo?

“Un augurio che questo momento terribile finisca al più presto e ci lasci pronti a disegnare insieme un nuovo mondo in grado di ristabilire equilibri di armonia nel genere umano, attraverso l’arte, la natura, la solidarietà.

Ringrazio di cuore te Marlene per la bellissima occasione che mi hai dato nel poter parlare di me attraverso questa intervista.”

 

Per vedere i suoi lavori e contattarla: www.gigarte.com/monicaargentino  

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YouTube Monica Argentino artist  

argentinomonica@gmail.com

1 Commento su Monica Argentino: “Quando si dipinge un corpo è necessario percepire la personalità del modello ed entrarci in empatia”.

  1. Luigi Pesenti // 31 Marzo 2020 a 23:45 // Rispondi

    Monica è un’artista speciale che crea opere d’arte originali, uniche e particolari ognuna delle quali diventa un capolavoro grazie alla sua passione, sensibilità e bravura che coniuga magistralmente con il corpo che fa da tela.

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