“Monna Lisa Unplugged”, un viaggio che dalla parola diviene musica.

Al Teatro Lo Spazio di Roma, proseguono, fino a Sabato 6 Aprile, le repliche di questo splendido spettacolo che vede in scena Maria Letizia Gorga, coadiuvata musicalmente da Cinzia Pennesi, per la regia di Pino Ammendola.

La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, il celebre dipinto su olio realizzato da Leonardo da Vinci, conservato nel Museo del Louvre di Parigi, è forse l’opera iconica più enigmatica della pittura mondiale, nonché una delle opere d’arte più note in assoluto. Il sorriso impercettibile del soggetto, col suo alone di mistero, ha ispirato tantissime pagine di critica, letteratura, opere di immaginazione e persino studi psicoanalitici: sfuggente, ironica e sensuale, la Monna Lisa è stata di volta in volta amata e idolatrata ma anche derisa o aggredita.

Il sorriso, appunto, di Monna Lisa, un pianoforte, suonato magnificamente da Cinzia Pennesi, un’attrice straordinaria, Maria Letizia Gorga, tutto, “condito” dal grande Pino Ammendola che ne cura la regia: questi gli ingredienti di “Monna Lisa Unplugged”, in scena al Teatro Lo Spazio fino a Sabato prossimo, 6 Aprile, liberamente ispirato al libro: “Così parlò la Gioconda” di Carla Cucchiarelli.

Inizia lo spettacolo, sulle magnifiche note provenienti dal pianoforte di Cinzia Pennesi prende vita il racconto di Maria Letizia Gorga che veste i panni di Monna Lisa….Scalza, con un lungo abito nero, sembra l’opera d’arte stessa che si incarna, che ci osserva, ci scruta, narrandoci la sua lunga ed eterna esistenza, l’opera stessa, che rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè “Monna” Lisa, moglie di Francesco del Giocondo (quindi la “Gioconda”). Lo fa in maniera delicata, soave, sublime… Maria Letizia Gorga ha dalla sua, una voce potente, profonda, inconfondibile. Seguendo ormai una tradizione consolidata che la vede, da tempo, interpretare grandi figure femminili, la Gorga, non si è smentita neppure questa volta, e, coadiuvata da una altrettanto valida “spalla”, appunto Cinzia Pennesi, ha dato il via alla grande magia del teatro.

“Nell’ Agosto 1911 la Gioconda venne rubata. Della sottrazione si accorse un copista, Louis Béroud, che aveva avuto il permesso per riprodurre l’opera a porte chiuse. Fu sospettato il poeta francese Guillaume Apollinaire che venne arrestato dopo aver dichiarato di voler distruggere i capolavori di tutti i musei per far posto all’arte nuova. Anche Pablo Picasso venne interrogato in merito, ma, come Apollinaire, fu in seguito rilasciato. Franz Kafka vide una cornice vuota e dopo un po’ il posto lasciato dalla Gioconda sulla parete fu preso dal Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello.

In realtà, un ex-impiegato del Louvre, Vincenzo Peruggia, convinto che il dipinto appartenesse all’Italia e alimentato dalle vicende sulle spoliazioni napoleoniche di opere d’arte italiane e non dovesse quindi restare in Francia, lo aveva rubato. Messa l’opera in una valigia, posta sotto il letto di una pensione di Parigi, la custodì per ventotto mesi e successivamente la portò nel suo paese d’origine, a Luino, con l’intenzione di “regalarlo all’Italia”, ottenendo da qualcuno delle garanzie che il quadro sarebbe rimasto nel suo paese.

Sicuramente il furto contribuì alla nascita e all’alimentazione del mito della Gioconda; dalla cultura più alta, per pochi eletti, la sua immagine entrò decisamente nell’immaginario collettivo.

Durante la prima e la seconda guerra mondiale, il dipinto venne di nuovo rimosso dal Louvre e conservato in luoghi sicuri.

Nel 1956, la parte inferiore del dipinto venne seriamente danneggiata a seguito di un attacco con dell’acido. Diversi mesi dopo qualcuno lanciò un sasso contro il dipinto; attualmente viene esposto dietro un vetro di sicurezza. Sull’episodio fornì una lettura psicoanalitica Salvador Dalí: “Molte persone se la sono presa con la Gioconda, anche lapidandola come qualche anno fa, caso tipico di flagrante aggressione contro la propria madre. [… Leonardo], inconsciamente, ha dipinto un essere che riveste tutti gli attributi materni. Ha due grandi seni e posa su chi la contempla uno sguardo totalmente materno. Però sorride in modo equivoco. […] Ora cosa succede al povero infelice che è posseduto dal complesso di Edipo […]? Egli entra in un museo. Un museo è una casa pubblica. E vede il prototipo dell’immagine di tutte le madri. La presenza angosciante di sua madre che gli lancia uno sguardo dolce e gli rivolge un sorriso equivoco…

Nel 1962 il quadro fu prestato agli Stati Uniti dove, accolto dal presidente John Fitzgerald Kennedy, dalla first lady Jacqueline Kennedy e dal vicepresidente Lyndon Johnson, fu esposto alla National Gallery di Washington e al Metropolitan Museum di New York.”

 

La musica è la chiave per raggiungere l’impensabile, unendo l’immaginario al reale e la musica di Cinzia Pennesi, smuove, rende dinamico il quadro di Leonardo: Monna Lisa, ascoltando le note, prende coscienza di sé, si libera della tela che la imprigiona e comincia a raccontarsi al pubblico, sia come donna, che come icona della pittura mondiale.

Maria Letizia Gorga, tra le musiche di Ivan Graziani, Mango, Nat King Cole e molti altri, dà vita a questa icona mondiale, sottovoce e con garbo, in maniera affascinante ed enigmatica, elegante e sublime, con perfetto accento fiorentino, chiedendosi cosa la abbia resa così celebre nel mondo….un gioco, un viaggio lungo cinque secoli che dalla parola diviene musica. Leonardo, del resto, era un grande amante della musica, compositore, suonava e cantava… Va annoverato il bel supporto multimediale che crea un linguaggio non verbale, dando vita ad un bel viaggio, un autentico percorso musicale che, grazie a Claudio Ammendola e Sara Angelucci, protagonisti silenti, avvolge l’intero pezzo con le immagini da loro create in un velo davvero poetico.

Da vedere sicuramente per coloro che desiderano un teatro di qualità. Un’ora di rilassamento totale, di pace interiore… Io stessa ero giunta piuttosto stremata per varie contrarietà che la vita pone davanti a ciascuno di noi, e ne sono uscita liberata, rigenerata, paga!

 

 

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