Motor Valley e Moto GP: la strategia di sviluppo di Misano Intervista con Andrea Albani, alla guida del circuito romagnolo.

Nell’immaginario collettivo Misano è sempre stato il fratello povero di Imola, specie quando a Imola correva la F1: da un po’ di tempo a questa parte, invece, sta acquisendo una maturità e una immagine che ne fanno un caso interessante e un esempio di scuola anche per altri circuiti italiani...

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Il termine Motor Valley, ormai da tempo entrato nell’immaginario collettivo, come esempio della capacità italica di fare sistema, identifica il tratto della via Emilia che va da Piacenza a Rimini, caratterizzato dalla concentrazione di tante grandi e piccole case del motorismo italiano, di quindici musei d’auto e moto d’epoca e di tanta passione e tanta cultura collegate allo sport dei motori.

Come ci ha detto Giancarlo Minardi: “Motor Valley è il termine più appropriato per accumulare la passione e le capacità Industriali che questa terra, l’Emilia-Romagna, sprigiona da tutti pori …  direi che abbiamo molto da insegnare e quindi attrarre verso la Motor Valley tanta gente desiderosa di apprendere le nostre tecnologie, conoscere le eccellenze, visitare i nostri musei e le nostre terre”.

Un sistema, in cui è forte anche il supporto delle istituzioni: per Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna, “la Motor Valley dell’Emilia Romagna rappresenta per le sue molteplici valenze una risorsa unica per il nostro territorio. Sono oltre 66.000 gli occupati nelle 16.500 imprese attive, con 5 miliardi di euro di fatturato dall’export”. Altrettanto significativo è l’impatto in termini turistici, come ci tiene a rimarcare Andrea Corsini Assessore Regionale al Turismo.

Dalla Motor Valley prende spunto l’intervista con Andrea Albani, alla guida di MWC Misano World Circuit “Marco Simoncelli”, la società che gestisce il circuito, che con quello di Imola ne rappresenta il cuore agonistico.

Albani ha iniziato nel 1999 ad occuparsi di eventi culturali nell’area riminese, nell’ambito di Terre di Motori, in seguito divenuta Motor Valley e con Federico Minoli di Ducati ha lavorato su progetti legati all’heritage (es. World Ducati Week). E’ vice presidente e membro del board di Motor Valley. Recentemente è entrato nel  consiglio di Federturismo per conto di Confindustria Romagna.

Secondo Albani la Motor Valley si compone in realtà di due parti ben distinte, ma profondamente integrate tra di loro: una parte “meccanica e industriale” tipica dell’Emilia, ed una “agonistica e motorsport” più squisitamente romagnola.

Tra campionato mondiale di motociclismo e Superbike, sono infatti ben 15 i piloti “nativi” che corrono, senza contare quelli che in Motor Valley si sono trasferiti per motivi agonistici (es. Bagnaia da Torino, Petrucci dall’Umbria).

Con lui abbiamo ripercorso la storia del circuito di Misano e il progetto di sviluppo attualmente in corso.

Nell’immaginario collettivo Misano è sempre stato il fratello povero di Imola, specie quando a Imola correva la F1: da un po’ di tempo a questa parte, invece, sta acquisendo una maturità e una immagine che ne fanno un caso interessante e un esempio di scuola anche per altri circuiti italiani, in un periodo in cui le affluenze, eccetto che per le gare di grande richiamo internazionale, sono un elemento critico per i bilanci e per la sopravvivenza stessa delle strutture.

A parte le due punte di diamante (MotoGP e Superbike) che ne hanno sancito il prestigio a livello internazionale, è interessante vedere come il management non abbia dormito sugli allori, ma sia stato capace di  avviare un progetto e un processo di sviluppo mirato da un lato a mantenere gli standard raggiunti e dall’altro ad andare oltre in un’ottica di lungo periodo. Con tanta attenzione al territorio e all’ambiente.

Il circuito di Misano nasce negli anni ’70, sulle ceneri di alcune gare su strada dell’epoca, es. la Temporada, che si tenevano nell’area di un aeroporto militare statunitense.

Nel 1972, il primo grosso evento: il GP motociclistico delle Nazioni, chiusosi con Giacomo Agostini e Renzo Pasolini al primo e secondo posto rispettivamente.

Il circuito è dagli anni ’80 di proprietà del Gruppo Financo, che fa capo ad una famiglia umbra ed è proprietario anche di Colacem, Colabeton e altre importanti aziende.

una famiglia imprenditoriale romagnola, nota per i marchi Colacem e Colabeton, che se lo è trovato “in pancia” di un’azienda acquisita.

Il circuito è in realtà l’insieme di tre differenti ambienti agonistici:

  • Il circuito Internazionale in asfalto
  • Il cosiddetto “Misanino” (minikart, miniauto)
  • L’area Flat Track, ovvero la parte in sterrato della strutura, gestita insieme a Graziano Rossi, padre di Valentino, ciò che consente una grande versatilità e flessibiità di utilizzo, nonché di attrarre pubblici anche molto differenti.

I numeri e il piano di sviluppo

Un circuito, per poter sopravvivere ed essere economicamente sostenibile e giustificabile, deve avere i “numeri”, a maggior ragione se la proprietà è un’azienda di matrice imprenditoriale che ai conti presta la dovuta attenzione.

Dice orgogliosamente Albani: “L’affluenza si mantiene su livelli sempre molto elevati: al Moto GP 2018 gli spettatori sono stati 160.000, mentre la SBK ne ha avuti 58.000 nel 2018 e 60.000 nel 2019”.

E estremamente significativo è l’indotto economico sul territorio. Continua Albani, citando anche i risultati di uno studio realizzato da Trademark Italia: “oggi il circuito dedicato a Marco Simoncelli vale circa il 2% del PIL della provincia di Rimini e genera oltre 700.000 euro in termini di prenotazioni alberghiere. L’indotto 2018 della sola Moto GP è stato di 62,139 milioni e si stima possa arrivare a 65 milioni quest’anno”.

Particolarmente interessante e rilevante il moltiplicatore che emerge dallo studio: ogni euro investito dal territorio per organizzare l’evento ne genera 7,1!

Fare i numeri, non significa però solo guardare ai costi, bisogna lavorare anche sui ricavi e per farlo bene è necessario investire “per attrarre una domanda di eventi automobilistici in crescita”, come emerge con chiarezza dal nuovo piano industriale recentemente presentato.

Vediamo brevement i punti qualificanti del piano, che ha due forti principi ispiratori: integrazione con il territorio e sostenibilità ambientale.

Implementazione del numero dei box e aumento degli spazi (meeting room e hospitality; l’archivio storico del circuito, una nuova area per esposizioni, shop, caffetteria)

Intervento sul Misanino per coprire una porzione dell’area, così da consentirne un utilizzo ulteriore nel quadro del progetto The Riders’ Land che vede MWC e Federmoto impegnati con un centro federale dedicato alla velocità e alla formazione di giovani piloti. Aumentare la capacità di servizio del Medical Center, già oggi uno dei più attrezzati al mondo all’interno dei circuiti, e la sua ricaduta sul territorio.

A proposito di sostenibilità, in occasione della gara di Moto GP si svolgerà la quarta edizione del programma KiSS Misano (Keep it Shiny and Sustainable), una iniziativa promossa da Misano World Circuit, FIM, Dorna e IRTA per migliorare l’impatto ambientale e sociale in un grande evento sportivo. Racconta Luca Guzzabocca, General Manager della società RIGHT HUB, che gestisce il progetto: “ci focalizzeremo sulle attività di sensibilizzazione di operatori, spettatori e team per il miglioramento della raccolta differenziata e replicheremo la raccolta delle eccedenze alimentari. Novità: la raccolta di fondi di caffè che saranno utilizzati da una cooperativa sociale  per la coltivazione di funghi commestibili.  Infine l’ emozionante iniziativa del pit walk solidale che coinvolge le associazioni locali che assistono persone con disabilità.”

Generare ricavi, significa anche esplorare nuovi territori. In questa direzione va interpretato il lancio dell’operazione DTM (la serie tedsca del turismo, che ha un grandissimo seguito di pubblico in Germania).

L’iniziativa nasce in maniera molto semplice e quasi casuale, come racconta Albani: “mi chiama Stefano Domenicali e mi mette in contatto con Gerhard Berger (l’ex grande ferrarista e patron del campionato), che mi dice vogliamo portare i tedeschi in Riviera romagnola”.

Inizio un po’ travagliato: unico spazio disponibile in calendario il mese di agosto, tre giorni di tempo pessimo nell’edizione dello scorso anno. Risultato: solo 18.000 spettatori.

Quest’anno si è puntato sulla presenza di Andrea Dovizioso alla guida di un‘Audi: il pubblico ha gradito (21.000 le presenze), anche se siamo ancora lontani dalle folle oceaniche dei circuiti tedeschi dove si registrano spesso oltre centomila spettatori. L’operazione è culturalmente e agonisticamente valida, ma forse richiede in Italian un tempo di gestazione un po’ più lungo. Vedremo…

Intervista originale pubblicata su Suissemotorsport.

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