Natalia Simonova: “A Roma mi sento un po’ come una libellula.”

L'attrice, nativa della Russia, trapiantata a Roma dal 2001, ci ha raccontato gli esordi artistici nella sua madre terra e del suo grande amore per la Capitale dove si sente a casa.

Natalia Simonova è un’artista a ‘tutto tondo’! Esordisce come ballerina ma si è poi ‘laureata’ come attrice, cantante e regista.

“Dalla Russia con amore” per riprendere il titolo di un noto film, è il motto che mi è balenato nella mente per lei…perchè Natalia, nata in Russia, si è trasferita a Roma dal 2001, folgorata letteralmente dalla nostra città di cui si sente, a tutti gli effetti, cittadina ‘ad honorem’.

Il suo innato talento, da piccolissima già improvvisava parodie e pezzi tratti dai grandi films, l’ha condotta a lavorare in teatro, dov’è stata protagonista di vari balletti nella sua terra natale, ed a vincere anche il titolo di Miss Georgia nell’universo.

Bella, ma in modo non ‘convenzionale’, sguardo profondo, allegra e portata sempre ad un sorriso, l’ho conosciuta in occasione del suo ultimo spettacolo “Lasciando un segno”, una performance dedicata alle donne, incentrata proprio sulla parola femminilità, sulla bellezza ed unicità delle donne. Natalia Simonova racconta, attraverso flash, monologhi e canzoni, le suggestioni ed il lascito di grandi personaggi femminili, per raccontare un visione rosa del mondo alle generazioni successive, da parte di grandi donne del secondo millennio. Ingrid, Evita, Marlene, Maja, Judy… Storie di grandi donne, di origini e culture diverse. Donne che si raccontano, spogliandosi in una sorta di liberazione, dei ruoli che hanno incarnato durante la loro vita, frammenti di un tutto, lasciando un segno…Attraverso la sua performance recitativa e musicale, Natalia, ci ha fatto rivivere in scena la personalità di ognuna di loro, esaltandone i pensieri sulla vita vissuta. L’intensità interpretativa della Simonova, incorniciata in un contesto musicale a completamento dell’opera, ha evidenziato ulteriormente gli straordinari frammenti di vita delle protagoniste.

Ma lasciamoci raccontare dalla nostra protagonista il suo percorso artistico e quello di vita…

Natalia come ti sei formata artisticamente?

“Da bambina, vivevo ancora in Russia, avevo una grande predisposizione che individuò proprio mia a madre…Davo vita ad una sorta di ‘caricature’ , parodie, pezzi di film che elaboravo con grande disinvoltura. Così mia madre mi iscrisse al corso di balletto classico e da lì, pian piano, iniziai a prendere parte ai primi balletti, a 10 anni….Mi è sempre piaciuto interpretare…così anche nel balletto, davo una mia caratterizzazione, entravo nel personaggio. Poi mi sono trasferita, dopo il secondo matrimonio di mia madre con un georgiano, in Georgia, e lì ho iniziato la scuola di arte drammatica, mi sono laureata come attrice, frequentato poi tre anni di corso come regia del palcoscenico e cinematografia. Ho fatto anche televisione in Georgia ed ho partecipato al concorso Miss Georgia nell’universo vincendo. Ancora oggi mi aggiorno sempre con stage, approfondimenti, lo studio è necessario in questo lavoro.”

 

Poi, hai scelto l’Italia…una opzione casuale o voluta?

“Racconto sempre che quando avevo 13 anni, durante un saggio in Russia, premetto che dell’Italia conoscevo solo Al Bano e Romina Power che cantavano ‘Felicità’, mi chiesero quale paese preferissi ed io, non so neppure il motivo, scrissi che la città più bella e poetica, la città dell’anima era Roma. Sono stata lungimirante…Nel 2000 quando vinsi Miss Georgia nell’universo, mi si presntarono tre possibilità, Parigi, Roma, Mosca, e scelsi quella che, in quel momento, reputavo la meno adatta a me. A mio parere, per il mio modo di pormi ed i canoni fisici, mi vedevo più a Parigi…invece scelsi Roma, seguendo l’Accademia Koefia di Alta Moda. Sono arrivata quì nel 2001 e sono 16 anni che vivo a Roma.” 

Pensi che l’Italia ti abbia dato, professionalmente parlando, il giusto valore?

“Penso che la mia natura, la mia anima, abbiano scelto questa città, ancor prima che per il mio lavoro. Più ci vivo, più mi affascina. Mi presenta sorprese, stupore, certe magie non le sai spiegare….dal sorriso di un bambino, alla meraviglia di Villa Borghese, alle amiche attrici che mi vogliono bene, che mi donano la leggerezza dell’essere. A Roma nonostante tutte le difficoltà, mi ci sento come una libellula. Quando parto e torno a Fiumicino, sono contenta, a prescindere dal successo professionale.”

Parlaci un po’ del tuo ultimo lavoro “Lasciando un segno” dove interpreti brani di grandi donne.

“Sono rimasta sconvolta dalla morte di due grandi donne: Anna German, che era una cantante polacca famosa in Russia, dalla voce angelica, e Whitney Houston, per la quale ho pianto come se la conoscessi. Da lì, tre anni fa, mi è sorta spontanea la domanda sul perchè donne così grandi, siano finite disilluse e sole…Il mio volto, oltretutto, molto ‘retrò’ si presta bene per un concerto di questo tipo, per trasmettere un piccolo messaggio da parte di ognuna di loro, come un breve testamento, attraverso il quale lasciare un segno di ognuna. Sul palco dipingo anche un quadro molto minimalista, come se, con ogni schizzo del pennello, rappresentassi la diversità di ciascuna di loro. E’ un po’ il concetto dell’effimero, del non detto. Poi volevo anche trasmettere il feeling che avevano con i propri maestri, per questo ho inserito due figure, una, un pianista, Luca Ruggero Jacovella, la mia spalla, l’altra, invece, Alessandro Tomei, sassofonista e flautista, che rappresenta l’effimero, l’anima.”

Lo riporterai n scena?

“Lo riporterò di sicuro! L’attore è talmente folle che vive per uno sguardo, per quel pubblico che lo osserva illuminato… quella suspence, la magia post spettacolo che vivo più che mai.”

Sogno nel cassetto?

“Rappresentare più in grande questo spettacolo. Non per snobbare palchi piccoli…ma sto pensando di rappresentarlo in modo più ampio. Vi terrò informati.”

A cosa stai lavorando ora?

“Sto lavorando ad un monologo “Mahta Hari”, un personaggio femminile che mi piace molto, che ha fatto parlare di sè, ed è stata vista da vari punti differenti. Questo, in particolare, è stato scritto da Alessandro Iori, che me lo ha dedicato. Lo portai già ad un concorso teatrale con successo.”

Concludendo?

“In questo mondo, dove sempre più spesso ci affidiamo al web, ai social, e ci abbracciamo e parliamo sempre meno, dovremmo guardare maggiormente al nostro vicinato, nei nostri quartieri. Aiutiamo, ad esempio, gli anziani ad attraversare la strada…Nel mio piccolissimo, io ci penso…Vorrei unire, portare un abbraccio, vorrei che i giovani si dessero più calore, tralasciassero più i cellulari…questa cosa mi preoccupa parecchio! Vedo tanta solitudine….Guardate chi è vicino a voi!”

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