NETWORKING…

...la rete che funziona.

La competenza – nella più ampia accezione del termine – non è più richiesta da tempo e la leadership (non la vera, nel significato più pieno e autentico del termine, ma quella sdoganata dalla solita famigerata cricca di coloro che ‘contano’, di quelli che ‘sanno’, di chi fa girare il mondo delle human resources) è appannaggio di pochi eletti. Da qualche tempo la dote più richiesta, l’unica che fa palpitare i cuori e i sensi dei cacciatori di teste più agguerriti e a-la-page del momento è il networking, quell’ineffabile capacità di tessere la tela delle amicizie, delle complicità, delle conoscenze più o meno approfondite, più o meno importanti e di ‘peso’. In pratica quello che già le nostre nonne conoscevano sotto il nome di inciucio, di portierato, di cortile, solo che adesso è stato nobilitato, assurto al rango di ‘relazioni interpersonali’.

Ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro non si chiede più la competenza, in questo o quel settore, la passione per il lavoro, l’ambizione e quanto vogliono mettersi ‘in gioco’. O almeno non solo. Così come alle società fresche di costituzione, alle associazioni in cerca di affiliati e di contatti, ai gruppi di professionisti operanti negli ambiti più disparati e via discorrendo, si formula solo una domanda a monte di tutto: ‘chi avete dietro?’ da leggersi anche ‘chi conoscete che ci può interessare, che può esserci utile?’.

E più grande è l’ambizione del singolo di scalare le vette di brillantissime carriere, più la rete deve essere vasta, capillare e mirata. E non solo. La rete conta poco se tu non sei predisposto alla rigida osservanza delle sue regole di base.  Poche, semplici, lapidarie.  Prima di iniziare il cammino verso la meta, capire il tuo obiettivo di vita e stilare la mappa di chi e cosa può aiutarti a raggiungerlo. Sembra una cosa da niente, in realtà è l’esercizio più difficile e se non viene fatto a regola d’arte si rischia di lavorare una vita per l’obiettivo di qualcun altro, cosa che succede a tantissimi. Altra regola d’oro, non avere opinioni proprie. O meglio, averle e tenersele per sé. Essere duttili, malleabili, posizionabili in ogni dove è indispensabile. Udito fino e sguardo attento per fiutare le correnti, per slalomare con stile tra una ‘parrocchia’ e l’altra, tra una cordata e l’altra, sono essenziali. La rete si nutre di ‘fellowship’, di appartenenti a congreghe, associazioni, lobby, ma anche a licei e università più o meno prestigiosi, ovvero inseriti nelle liste dei centri di potere che contano, vivaio dei futuri professionisti e alti dirigenti della qualunque. Non importa se la gran parte di questi centri non dia affatto garanzia di preparazione e di competenza, tanto questa non è più richiesta, anzi molto spesso risulta essere un fardello, un freno a mano. Sì, perché il competente infastidisce, s’impiccia, sentenzia, si sente in dovere di gestire quando invece l’unica cosa che gli si richiede è appunto, l’elasticità e l’adattabilità. Ecco un’altra regola: avere quello che chiama un ‘buon carattere’. Sorridere tanto, essere affabili con tutti, non lesinare i complimenti anche e soprattutto verso i più spregevoli del reame. Elastici nel capire e giustificare le ragioni di tutti, adattabili nel ricoprire qualsiasi ruolo anche e soprattutto quelli in cui si è incompetenti. E infine, regola di platino, avere un’ottima memoria. Di tutto e di tutti. Dai nomi e ruoli, ai cambi di poltrona, alle alleanze e anche alle cose che potrebbero sembrare futili e poco funzionali. E’ proprio lì che si annidano le migliori opportunità. Perché un buon networking è anche quello che ti aiuta nel privato. Ad esempio per un ‘buon’ matrimonio, funzionale ad una carriera di tutto rispetto. Eh sì perché questo fenomeno è ancora in auge, eccome. Ci si sposa meno, è vero, ma forse ci si sposa ‘meglio’. Cosa c’è di meglio infatti, che so, di un suocero ben introdotto nella rete che ti piazza là dove hai sempre sognato di operare? E poco importa se dovrai sopportare una compagna che già alla fine della luna di miele vorresti soffocare nel sonno. Per evadere si sa, ci si può sempre affidare al networking, ma di un altro genere

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*