Niky Marcelli torna in libreria con le gesta della Contessa Rossa.

"I Misteri di Hatria" è la seconda avventura del ciclo dedicato alla Contessa Sara Varzi, personaggio a cui lo scrittore e giornalista Niky Marcelli è particolarmente affezionato. LF ha incontrato Marcelli per un'intervista da leggere tutta d'un fiato!

Niky Marcelli nello scatto di Simona Poni

Niky Marcelli nasce come giornalista d’inchiesta e autore satirico, prima di virare con decisione verso la carriera di romanziere. Dopo aver mosso i primi passi con il ciclo di racconti “Sotto la pergola del bar che non c’è più”, affinato l’arte con il giallo “L’Ultimo Swing” e condito il tutto con il manuale di cucina “Tegame di Scrittore Non Ancora Bollito” (culto ereditato da suo padre Augusto, giornalista anch’egli e più che apprezzabile gourmet) ha pubblicato nel 2015 il romanzo d’avventura “La Contessa Rossa”, primo volume della – per ora  – prevista quadrilogia imperniata sulle gesta della contessa Sara Varzi di Casteldelbosco e della giornalista Anna “Care” Caremoli.

Da qualche giorno è uscito il secondo volume delle avventure della Contessa Rossa, “I Misteri di Hatria”, con il quale Marcelli torna ad emozionarci e tenerci con il fiato sospeso.

Niky è un personaggio entusiasmante quanto sagace e raffinato cultore dell’arte del sapere e della scrittura. I suoi ‘racconti’ di vita, i ricordi, il cammino professionale che si sono andati, man mano, a delineare, durante questa lunga chiacchierata, sono fonte inesauribile di aneddoti, di personaggi straordinari, luoghi da scoprire…e gli amici di famiglia, che così tanto hanno donato alla nostra cultura, al teatro, alla letteratura, hanno reso tutto straordinariamente coinvolgente!

Leggere per credere!

Niky, parlaci un po’ di questa tua ultima fatica letteraria…

“I Misteri di Hatria è la seconda avventura del ciclo della Contessa Rossa, personaggio – insieme alla coprotagonista Care – a cui sono particolarmente affezionato. Sara, la Contessa Rossa, è una ragazza del jet-set. Insieme con la sua amica inseparabile Anna, detta Care, si trovano regolarmente e quasi per caso invischiate in situazioni più grandi di loro, dalle quali riescono ad uscire con nonchalance e ironia, anche se quasi sempre per il rotto della cuffia. Nella loro prima avventura, La Contessa Rossa, si sono conosciute e hanno unito le loro forze per risolvere il mistero che ruotava intorno ad un dossier ritrovato accanto ai resti della nonna di Sara – a sua volta detta “La Contessa Rossa” – comandante partigiano scomparso nel nulla alla fine della seconda guerra mondiale e i cui resti sono stati rinvenuti in un crepaccio settant’anni dopo. Questa volta, invece, le due amiche si trovano alle prese con un mistero molto più antico, sepolto sui fondali dell’Adriatico. Per aiutare la giovane figlia di un archeologo rimasto ucciso in un incidente in mare, partiranno alla ricerca della leggendaria città di Hatria “dai tetti d’oro” e si troveranno ad affrontare – sott’acqua e in superficie – tutta una serie di pericoli, tra i quali una banda di pericolosi criminali decisi a mettere le mani sui tesori di quella civiltà perduta.”

E’ già uscito in libreria?

“E’ uscito, per l’esattezza, su tutte le librerie on line: da Amazon a La Feltrinelli, a Ibs a Unilibro, eccetera. Ma si può ordinare in qualsiasi libreria, a patto che il commesso non lo cerchi esclusivamente sul catalogo del suo distributore – a meno che non sia Feltrinelli e Arion, dove è presente – ma perda dieci minuti in più su internet.”

Hai lavorato in Rai, sei giornalista….quando ti sei accorto di avere anche una vena da scrittore?

“In realtà credo di essere nato abbracciato alla macchina da scrivere. Fin da piccolissimo, infatti, “pestavo” su quella di mio padre, a suo volta giornalista e scrittore, finché – disperato – per il Natale dei miei otto anni non mi ha fatto trovare sotto l’albero una Olivetti Lettera 22 DL che ho ancora e che ho usato fino a pochissimi anni fa. Da lì ho cominciato prima a scrivere pensierini e pretesi articoli, poi, piano piano, ho imparato il mestiere sia di giornalista che di scrittore. In realtà, dai dodici anni in poi ho scritto una caterva di racconti o di romanzi iniziati e mai finiti, che dovrebbero essere ancora da qualche parte su un soppalco. La prima uscita “ufficiale” come scrittore è avvenuta solo nel 2003, con “Sotto la pergola del bar che non c’è più”, una raccolta di racconti. Del resto io sono nato e cresciuto in mezzo ai libri, agli scrittori e agli artisti. Mio padre e mia madre – attrice – avevano una vita sociale piuttosto frenetica e in casa mia circolavano spesso e volentieri Alberto Bevilacqua, Dacia Maraini, Alberto Moravia che mi ha insegnato ad andare a cavallo nella sua tenuta di Campagnano, Adele Cambria che per me è stata una seconda madre, Goliarda Sapienza, Pierpaolo Pasolini, Federico Fellini che mi manca tantissimo, Rosa Balestrieri altra zia adottiva fantastica… Per non parlare di Dario Fo e Franca Rame, amici veramente speciali. Dario ho avuto modo di abbracciarlo un’ultima volta a Cesenatico, poche settimane prima che mancasse. E la mollo qui, sennò vi annoio con le “pagine gialle”. Difficile, dopotutto, che diventassi qualcos’altro.”

Quale genere letterario prediligi maggiormente tra le tue letture?

“Leggo di tutto, ma preferibilmente umoristi, gialli e libri di avventura. I miei autori preferiti e maître à pensér sono – a parte Hemingway, Woodehouse, Guareschi e alcuni altri classici – Wilbur Smith, che è stato una vera e propria folgorazione quando avevo quattordici anni; Clive Cussler e Marco Buticchi, al quale sono tra l’altro legato da un’antica amicizia.”

Com’è stato il tuo periodo televisivo?

“Sulle prime, esaltante! Sono entrato in Rai quando ancora lavorare alla Rai era un punto di orgoglio e ho partecipato ad alcune tra le trasmissioni che ne hanno fatto la storia recente: da “Via Teulada 66” con la meravigliosa Loretta Goggi a “Piacere Rai Uno” con Piero Badaloni, Simona Marchini e Toto Cutugno, a “Domenica In” con Mara Venier e Monica Vitti. A Piero Badaloni, tra l’altro, devo il fatto di essere diventato “ufficialmente” giornalista. E’ stato lui a trovarmi la prima collaborazione che mi ha permesso di diventare pubblicista, mentre giornalista professionista sono diventato qualche anno dopo grazie a La Peste, che ho contribuito a fondare insieme a Pino Pelloni e Salvo Ponz de Leon. Dopo la mia esperienza nella carta stampata, il mio ritorno in Rai è stato al di sotto delle mie aspettative. Dal 1997 a oggi, l’unico programma che ricordo con affetto è “Passo Doppio” con il mitico Pippo Baudo. La Rai è molto calata in qualità, sia per quanto riguarda i programmi, sia per quanto concerne le capacità e la professionalità di chi ci lavora. Ormai si salvano in pochi e sono sempre di meno, anche perché quelli bravi vanno in pensione o muoiono e vengono sostituiti – a tutti i livelli – da persone non all’altezza. E i risultati, infatti, saltano agli occhi. Ormai sono guardabili solo alcune fiction e  – finché non lo hanno costretto ad andarsene – erano piacevoli e ben fatte le trasmissioni di Massimo Giletti, uno dei tanti grandi professionisti che hanno dovuto scegliere la via dell’esilio.”

Sei vissuto, tra l’altro, anche a New York, se non sbaglio…

“Ci sono stati due periodi newyorchesi: uno non me lo ricordo perché va da zero a due anni e posso solo parlarne per sentito raccontare dai miei. Mio padre, all’epoca, era il vicepresidente della Rizzoli e aveva creato l’impero Rizzoli in America aprendo gli uffici e il bookstore tra la fifth avenue e la 56ma immortalato nel film Innamorarsi con Meryl Streep e Robert De Niro. Purtroppo, alcuni decenni dopo, il palazzo è stato venduto e la libreria si è spostata ad un altro indirizzo. Per altro, quasi a chiudere un cerchio, ho curato io l’inventario prima di tirare giù la saracinesca. E veniamo quindi al mio secondo periodo newyorchese, tra il 1984 e il 1985. Immaginatevi un ragazzo di vent’anni o poco più, cresciuto nel mito dell’America, che sbarca a New York sulle orme di un padre oltretutto molto amato e si imbuca come “abusivo” proprio alla Rizzoli, all’epoca retta da Gino Gullace senior. Ero alle stelle! Salvo poi rendermi conto, in corso d’opera, di ritrovarmi in una città molto provinciale dove annoiarsi non era affatto difficile. Anzi, facilissimo! Eppure non frequentavo gente particolarmente tediosa – a parte qualche party al consolato. Frequentavo il Limelight, anche se un po’ obtorto collo perché non ho mai amato le discoteche; uscivo – anche se non così spesso come avrei voluto – con Kate, la bellissima sorella di Matt Dillon, uno degli amici più stretti era Evan Polenghi, illustratore del New Yorker e frequentavo assiduamente Peter Gimbels, proprietario degli omonimi magazzini, ma soprattutto esploratore subacqueo che aveva appena recuperato le casseforti dell’Andrea Doria. Andavo a pranzo con Antonello Marescalchi, che mi ha iniziato alla cucina giapponese, a cena da Robert Haggiag… Insomma, era quasi come nei primi anni Sessanta, quando intorno al mio playpen circolavano Angelo Rizzoli, Salvador Dalì e la nostra vicina di casa Miriam Makeba alla quale, si racconta, a un anno toccassi il culo in ascensore, sporgendomi dal passeggino. Però riuscivo ad annoiarmi lo stesso, si vede che sono un incontentabile. In realtà detestavo il formalismo e il provincialismo che, a parte poche eccezioni, permeava la città. Mi ha “salvato” la mia zia adottiva: Chiara Samugheo, che è venuta a recuperarmi e mi ha promosso sul campo suo assistente, aiutandomi a sviluppare anche l’arte della fotografia. Con lei sono tornato finalmente a casa.”

Hai già in cantiere un nuovo romanzo?

“Ho quasi terminato un romanzo che, per una volta, non c’entra con la saga della Contessa Rossa, ma racconta la storia dell’amicizia tra cinque ragazze adolescenti in un piccolo borgo vicino Roma. Nelle intenzioni, sarà un romanzo umoristico. La Contessa Rossa tornerà però ad occupare i miei pensieri molto presto, forse già nel corso dell’estate. Appena avrò finito di scrivere il libro di cui mi sto occupando adesso, inizierò a leggere la documentazione per la terza avventura di Sara e Care, che si svolgerà – come la prima – tra le Dolomiti e Cesenatico, che è un luogo che amo, dove sono nate e cresciute le due “Muse” che mi hanno ispirato i personaggi di Sara e Care, e dove iniziano o terminano tutti i romanzi della saga.”

Come vedi la cultura oggi nel nostro Paese?

“Molto malridotta, come tutto il resto. Pare che il buon Tremonti che sosteneva che “con la cultura non si mangia” abbia fatto ottima scuola. Peccato che avesse assolutamente torto: non si mangia, casomai, con la cultura che non viene adeguatamente tutelata e valorizzata. Ma grazie a questo suo modo di vedere che, ahimé, è molto diffuso, abbiamo un analfabetismo di ritorno del 60 per cento, alimentato da orrendi programmi televisivi – reality in testa – realizzati da autori a loro volta sottosviluppati culturali e frequentati da totali beoti. Mi è capitato di vedere alcuni concorrenti di quiz rispondere “1975” alla domanda “quando ci fu l’incontro a Roma tra Hitler e Mussolini” e altre consimili amenità. Del resto, per chi sta al potere è molto più facile tenere a bada un popolo di ignoranti che pensa solo al calcio e (solo in seconda battuta, se non ci sono partite) alla “gnocca”, piuttosto che dei cittadini consapevoli e informati. Anche se ultimamente sembra che le cose stiano cambiando e il popolo italiano si stia dimostrando meno bue di quanto “lorsignori” avevano sperato.”

Che estate sarà la tua?

“Un mese a tediarmi a Cortina d’Ampezzo, approfittandone per lavorare al nuovo libro e a quello immediatamente successivo che in quelle lande sarà parzialmente ambientato, e un mese a Cesenatico a godermi il sole, il mare, gli amici, le mie amatissime “Muse”, cercando di ritagliarmi anche il tempo per scrivere un po’. Come dicevo prima, sono follemente innamorato di Cesenatico e, a quelli che leggendomi inarcano il sopracciglio pensando alle località à la page di Toscana e Sardegna (che pure amo molto), faccio presente che sono dieci anni che è costantemente “bandiera blu”. L’acqua è cristallina e i pesci nuotano a riva. Il Porto Canale è stato disegnato da Leonardo da Vinci ed è un museo a cielo aperto di battelli d’epoca. E i romagnoli, tra i quali anche i miei bisnonni e trisnonni materni che erano proprio di Cesena, sono persone meravigliose.”

Progetti futuri?

“La terza avventura della Contessa Rossa, alla quale non vedo l’ora di mettere mano.”

Concludendo?

“Sono astemio, per cui non posso consigliare la nota marca di grappa pubblicizzata da Mike Buongiorno in mongolfiera. E allora, concludendo, auguro una splendida estate a tutti e un ringraziamento speciale a chi vorrà conoscermi meglio attraverso i miei libri.”

Foto: Simona Poni

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