Nino Taranto: “Mi sono innamorato del teatro grazie a Gigi Proietti”.

Il noto comico e cabarettista ci ha raccontato le sue esperienze lavorative ed i suoi esordi artistici, che risalgono ai suoi 36 anni di età, - non avendo avuto il richiamo del sacro fuoco sin da piccolo, come la maggior parte degli attori - dopo aver visto, al Teatro Tenda di Roma, un 'certo' Gigi Proietti.

Oggi LF ha incontrato un amico, un comico e cabarettista davvero piacevole ed esilarante, un ospite che allegerisce un pochino questo periodo travagliato, che mi ha “fatto bene” incontrare ed ascoltare, come spero, accadrà anche a voi lettori: Nino Taranto.

Anticipo che questa intervista verrà trasmessa nel mese di Dicembre anche nel mio salotto “Rosso Marlene” su Youtube, Why not TV La TV quando vuoi TU.

Ma senza divagare, torniamo a Nino Taranto, attore comico che ha esordito nel 1993 con “Riso in Italy”, concorso per attori comici nella Capitale, giungendo in finale, e da lì in poi si è cimentato nel cabaret ed in una comicità che prende spesso spunto dalla vita sociale, in una lucida e garbata disamina delle dinamiche di coppia e le differenze tra uomo e donna…

Nino non nasce cabarettista, ma proviene dal marketing, dal settore vendite… Vi starete chiedendo come sia approdato alla comicità!?! Ebbene, lui, ancora studente universitario, andava al teatro Tenda di Roma, a vedere un certo Gigi Proietti in “A me gli occhi please”, talmente spesso che, la sesta volta, la signora del botteghino disse: “per iniziare dobbiamo attendere Nino Taranto che arriva…”. Da lì, Nino comprese che quella era la sua strada, anche se passarono ancora degli anni prima di intraprendere il percorso da comico, iniziato esattamente a 36 anni.

Nato come presentatore, con capacità comiche degne di un ottimo cabarettista, Nino Taranto può divertirsi e divertire anche parlando numerosi dialetti: siciliano, calabrese, pugliese, campano, umbro-marchigiano, toscano, romagnolo, piemontese e lombardo; passando da palo in frasca, seguendo gli umori del pubblico che, senza volerlo, lo guida verso sentieri dai contorni indefiniti. Proprio per questo suo dinamico intercalare nei vari slang italici scrisse “Maestro… prenda nota!”, spettacolo in cui si esalta la voglia di capire chi stia dall’altra parte, chi parli un’altra lingua o un altro dialetto; il ricco e il povero, l’uomo e la donna, ciò che è bello e ciò che è brutto. Nino Taranto vuole dimostrare che ironizzando su chi siamo, possiamo imparare a capire chi non è come noi.

Nino ha partecipato a diverse trasmissioni televisive, tra cui: “Buona Fortuna” su Rai 1, “La sai l’ultima?” su Canale 5, “Seven Show” su Italia 7, “Sotto a chi tocca” su Canale 5, “Forum” su Rete 4, “Uno mattina Estate” su Rai 1.

L’anno 2000 lo evidenzia anche al pubblico teatrale con il suo spettacolo “Con…fusione”; nel 2002 mette in scena “UH!”, commedia che gli fa ottenere il prestigioso premio per la satira “Città di Roma” e conduce con successo un programma comico televisivo dal titolo “Ave Cesare” (poi “TELECESARE” e “TRAMBUSTO”) su TeleRoma 56. Nel 2003 entra nel Guinness dei primati per aver effettuato con altri 9 colleghi ben 35 ore di cabaret senza interruzione. Negli anni successivi si rende protagonista di molti spettacoli teatrali di successo tra cui “Taranto non Bari”, “La mia donna è differente… quindi faccio tutto da me!” e “Nino Taranto Show”.

Ma ora vorrei che fosse Nino a raccontarsi…

La tua omonimia con Nino Taranto è casuale o c’è un legame di parentela?

“L’omonimia c’entra con una parentela molto lontana però. Era cugino di mio nonno ma non ho mai avuto modo di conoscerlo di persona purtroppo.”

Come hai iniziato a fare cabaret?

“Io ho iniziato per gioco. Provengo dal mondo del marketing, per 18 anni ho fatto il venditore per un’azienda americana che nel ’93 chiuse, quindi mi ritrovai senza lavoro. Dato che raccontavo le barzellette ai miei colleghi ed ai miei amici, mi chiamarono a “La sai l’ultima” ai tempi in cui si facevano 10 milioni di ascolti tv a sera. Così sono diventato popolare e da quel momento iniziai a lavorare nei locali raccontando barzellette. Mi sono appassionato così tanto che ho detto: “questo è il mio lavoro! Finalmente faccio una cosa che mi piace!”.

La cosa che più mi appassiona di te, Nino, è che tu prenda spunto dall’umore del pubblico per articolare i tuoi sketches…

“Certo. L’osservazione credo che sia molto importante per un comico, perchè osservare significa saper cogliere il momento per ricreare una caricatura. Come il pittore crea il neo enorme per evidenziare le piccole cose, così faccio io per i guai che viviamo tutti i giorni.”

Nel tuo recente esilarante spettacolo, infatti, hai messo bene in evidenza la figura della donna all’interno della coppia, paragonandola a quella dell’uomo…

“Lo spettacolo difatti si chiama “La mia donna è differente”, parafrasando la frase di una nota pubblicità, racconto del mondo femminile e delle differenze con quello maschile. Spesso non ci capiamo, ma sono solo dei luoghi comuni amplificati quelli che racconto, però, spesso la gente ci si riconosce!”

Si può trattare tematiche sociali facendo ridere?

“Assolutamente sì. Secondo me si può trattare anche la lettura dell’elenco del telefono facendo ridere, qualsiasi cosa…. Questa credo che sia una tecnica che si usa nel mondo della comicità: le battute vengono date cambiando l’umore del timbro di voce, anche la tonalità, in alto o in basso, in modo che stravolga il discorso, è come se fosse una sinusoide in cui i picchi alti e bassi diventano battute.”

Come racconteresti questo periodo difficile che stiamo attraversando?

“Io vorrei non raccontarlo, se ne parla tanto, troppo e anche a sproposito secondo me. E’ un momento molto difficile per tutti, non lo nascondo, io sono in crisi come tantissimi miei colleghi e tutto il mondo del teatro… Io, prevalentemente faccio teatro, ho dieci commedie ferme nel cassetto, tanto lavoro fatto, investimenti che in questo momento non possono essere messi in atto… quindi siamo tutti in difficoltà. Bisognerebbe fare delle cose semplici, forse il governo dovrebbe sentirci, perchè noi abbiamo l’estro per trovare soluzioni semplici… Il teatro è uno dei luoghi più sicuri…!Certo, bloccando tutto, si tampona il contagio, ma occorre intervenire verso tutti coloro che non ce la fanno, attori, ristoratori, albergatori, tutta la filiera alimentare che, appunto, fornisce anche ristoranti ed alberghi, c’è un’economia ferma… occorrerebbe bloccare i soldi di Amazon, di Google, di Facebook! Interveniamo con questi soldi per salvare il mondo! Dovrebbero redistribuirli a quelli che glieli hanno dati, e sono tanti, ma il problema è se vogliono salvarlo davvero il mondo!”

Quant’è difficile far ridere?

“Io credo che sia una delle cose più difficili che esistano. Sostengo da sempre che fino a quando riuscirò a far ridere, non morirò mai di fame! Perchè anche in un momento di crisi la gente ha bisogno di ridere, non è che mi mettano paura le crisi, anche se non avevo fatto i conti con il virus, e questa cosa quì, blocca perfino il sorriso … è triste tutto questo. Far ridere è difficile, ma si può imparare, come si può imparare ad essere empatici o cordiali, o come essere educati, ma viviamo in un momento che va troppo di corsa e tende ad isolarci, tutti lì con i nostri cellulari… Ripeto sempre ai genitori, durante i miei spettacoli:”non comprate i cellulari ai vostri figli ma un milione di fogli bianchi e matite colorate, perchè utili a sviluppare la fantasia di un bambino piuttosto che il cellulare.”

Tu nei tuoi spettacoli riesci a fare tutti i dialetti d’Italia… c’è un meticoloso studio dietro?

“Tempo fa scrissi una commedia “Maestro…prenda nota!”, dove avevo un pianista con me, bravissimo, Damiano Rozzi, e cantavo la canzone “Nel blu dipinto di blu” in 15 dialetti diversi… Il dialetto è una sonorità, imitandola ne scaturisce la grande varieà, e in questo mi diverto molto.”

Da poco è venuto a mancare un pilastro del nostro teatro, Gigi Proietti, tu hai qualcosa da raccontarci su di lui, un tuo ricordo?

“Questa cosa mi emoziona, mi tocca il cuore. Io ho cominciato a fare questo mestiere grazie a Gigi Proietti. Non direttamente, ma per caso… andai a vedere più volte un suo spettacolo quando ero studente universitario, “A me gli occhi please”, uno dei primi monologhi, due ore di spettacolo straordinario!!! Ero stupito dal fatto che un uomo riuscisse a ricordare tutto a memoria per due ore e io non ricordavo neppure una pagina del libro di Fisica 1 o Chimica 1 ad Ingegneria, e poi la straordinaria bravura da mattatore! Come diceva un mio amico, – Gigi Proietti è uno che tiene le persone con il culo in pizzo alla sedia – non le faceva accomodare, le teneva sempre in tensione, come se dominasse il pubblico con le briglie e lo trascinasse a sè. Imparai da lui, imitandolo, lui era un po’ petroliniano, e anche io mi ci sento per certi versi… Guardando lui, mi innamorai di questo mestiere. Persona straordinaria, l’ho amato, lo amo e lo amerò sempre, un pezzo di storia che se n’è andato!”

Lui faceva ridere senza essere volgare…

“Lui non ha mai usato la volgarità, non ce n’è mai stato bisogno…. ricordo che in “Febbre da cavallo”, le sue Mandrakate non andavano mai oltre… Io ho avuto la fortuna di trascorrere qualche sera a cena con lui ed altre persone, di ascoltarlo e quando si parlava della volgarità lui diceva: “L’importante è che gli altri che ascoltano siano volgari, ma tu non lo devi essere”. Di lì la mezza parola, l’accenno… senza dire nulla.”

Secondo te esiste qualche suo valido erede?

“E’ una domanda molto difficile! Ci sono personaggi davvero bravi, ma che non hanno il carisma, la forza, la presenza di Gigi Proietti, secondo me se n’è andato un pezzo di storia, difficile da rimpiazzare in questo momento!”

Progetti futuri ce ne sono?

“Ho nel cassetto dei progetti teatrali che lascio lì fintanto che le cose non si rimetteranno a posto come si deve! Inutile portare un nuovo spettacolo in teatro, se non hai i numeri per poterlo fare, perchè comunque i costi sono aumentati, c’è bisogno di maggiori accorgimenti, più personale che disinfetta, che porta le persone in sala, siccome il pubblico è diminuito, un biglietto dovrebbe aumentare troppo per sopportare i costi, sia per il teatro che per le compagnie. Siamo messi male purtroppo.”

Quindi ti stai dedicando al “mestiere” di nonno con il tuo nipotino?

“Neanche tanto come vorrei, perchè mia figlia, che è una libraia, ed il marito abitano a Firenze, non è facile, ma ci vediamo su Skype e Watshapp… ci diamo da fare per reagire a questo periodo difficile.”

Concludendo?

“Vorrei augurare a tutti un momento migliore di vita, con più consapevolezza. Andate a teatro, quando potrete, perchè il teatro è vita, è cultura, non bisogna uccidere la cultura perchè è storia e, soprattutto, educazione, quindi non perdiamo di vista quello che è il teatro. I reality sono tv spazzatura, non resta nulla da lì, anche i grandi cantautori come Battisti, oggi, morirebbero di fame … c’è bisogno di ritrovare quell’arte e quei momenti che diano qualcosa. I vari Dalla, De Andrè, mancano, come Proietti.”

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