“Nothing to sell”- dal corpo/merce alla libertà di essere.

L'allestimento fotografico, un vero e proprio progetto partecipato di resistenza artistica, scaturito dal manifesto anti-pubblicitario contro la mercificazione del corpo, realizzato da Elisa Franzoi, viene ospitato al Macro Asilo di Roma fino a Domenica 8 Settembre.

Macro Asilo, una bella struttura moderna, nel cuore di Roma, a Via Nizza. Quì, Mercoledì 4 Settembre, si è inaugurata una singolare quanto originale mostra. Più che mostra, una installazione, arricchita da performances, monologhi e musica.

Entrando nella Sala delle Parole, al secondo piano, ci si vede circondati da immagini che ritraggono schiene. Sì, schiene, e nulla di più. In maniera delicata, senza la percezione di alcuna nudità, e quasi senza poter identificarne, talvolta, il genere di appartenenza. Donne, uomini, giovani, anziani, fanno parte di questa collettiva davvero particolare…potremmo esservi rappresentati io, voi, tutti, chiunque….

“Nothing to sell”, questo il titolo della mostra, è una scultura relazionale che propone una riflessione tra corpo e libertà, attraverso la suddetta installazione fotografica, nata da una Open call e da una serie di eventi tutti al femminile. Dal corpo sfruttato, abusato, usato, venduto e monetizzato, all’attenzione verso diritti, stereotipi, genere, identità/disidentitá, queer/transfemminismo ed un approfondimento su meditazione, cura e consapevolezza di ciò che siamo come strumento di profonda Libertà.
Il manifesto anti-pubblicitario contro la mercificazione del corpo e le pubblicità sessiste, che ritrae la schiena nuda dell’artista con la scritta “niente da vendere”, è stato l’inizio di un processo partecipativo di resistenza artistica che in questo format viene presentato al Macro fino a Domenica 8 Settembre.

Le foto arrivano da numerosi shooting days nati spontaneamente in sostegno alla campagna anti-pubblicitaria. Le immagini delle schiene pervenute da tutto il mondo sono, pertanto, una risposta al fenomeno delle pubblicità sessiste. L’esposizione sarà accompagnata da una serie di eventi tutti al femminile.

Ma facciamoci raccontare dalla stessa Elisa Franzoi il suo percorso artistico e l’idea del progetto:

“Non è la prima volta che mi cimento in questo tipo di allestimento” – ci ha spiegato Elisa – “Io sono una scultric e quindi lavoro con la materia, partendo da un’idea molto intima che costruisco in solitaria per poi allargare ad altre collaborazioni, non solo con artisti ma anche con le persone più variegate. Ho sempre lavorato sui concetti di corpo, consapevolezza, libertà e unità, senza rendermene conto… La genesi del progetto parte dal manifesto che pubblicizza questa mostra, con la dicitura “Nothing to sell, Niente da vendere”, nata come campagna anti pubblicitaria, contro la mercificazione del corpo, specialmente quello della donna, che vediamo spesso utilizzato in parecchie pubblicità sessiste nei manifesti in città. In questa foto, avrete notato, non si vedono nè l’intero corpo, nè oggetti, il mostrare la schiena non è una negazione, bensì mostrare la parte più vulnerabile di noi, la parte che non riusciamo a vedere bene, che ci duole più spesso, la più sensibile, quella che, forse, conosciamo meno di tutto il nostro corpo. E’ un anti selfie per eccellenza, perchè non riusciamo a fotografarci la schiena, ma abbiamo bisogno di collaborazione, ce la devono raccontare. Poi mi sono detta “perchè solo la mia schiena?”. Così ho iniziato a fotografare amici e familiari, due anni fa. Volevo comunque allargare la cosa, così ho fatto un open calling su internet, e sono arrivate tutte queste foto di schiene da varie parti del mondo di persone che non conosco, di cui non si vede il volto, anche anti genere alle volte, non distinguendo se sia un uomo o una donna. Le foto più grandi, invece, sono state realizzate da miei amici fotografi, che, su mio suggerimento, si sono organizzati con degli shooting party dove fotografavano amici e parenti. Ognuna di queste foto ha una storia… c’è la nonna di una mia amica che è in ospedale ma voleva farsi ritrarre a tutti i costi, il ragazzo completamente tatuato… la cosa man mano si è evoluta, perchè tutte queste foto non andavano solo a supportare la campagna pubblicitaria, ma stavano diventando un lavoro introspettivo… Molte persone mi dicevano “Grazie, non avevo mai visto la mia schiena così!” e quindi, da questo ritorno, una sorta di scambio, di dare ed avere, ho capito che il lavoro poteva prendere un’altra piega. A questo punto, il manifesto anti pubblicitario poteva essere ridotto, lavorando sulle nostre schiene, si passava ad un lavoro di interiorità. In questo contesto ho invitato tantissime artiste, scrittrici, video maker, fotografi, danzatrici, ma anche osteopate, acrobate, in modo che tutto potesse confluire in questo discorso riguardante il corpo e la consapevolezza. Tutto quello che non sono riuscita ad esprimere io, lo dicono le altre artiste, per me… è un lavoro in continuo divenire. Tutte le persone che in questi giorni transiteranno quì, se lo vorranno, potranno farsi fotografare la schiena nella white room, consentendo loro di far parte di questo grande progetto.”

Foto: Loredana Filoni

 

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