Pamela P. in arte Ranya.

Le sculture dell’artista romana Ranya, raccontano un mondo unico che nasce dal riciclo, miscelando materiali di scarto e fantasia.

Non è semplice descrivere il personaggio che ho incontrato oggi per voi. Artista complessa, versatile, a metà tra stile lo antico ed il barocco fusi con il futurismo, il punk, lo steampunk ed il cybernetico. No non sto parlando di cartoni di recente memoria come Mazinga o Gegg Robot nè di Manga, ma di una appassionata interprete del mondo della scultura e delle Convention Tatto: Pamela P. in arte Ranya. Già il nome, la cui origine potrebbe costituire una variante del nome di origini greche Urania ed assumere il significato di “cielo” oppure potrebbe derivare dall’indu e significare “incantatrice”, rimanda a scenari di araba memoria, di un mondo misterioso, variegato, profondo….ma anche a testimonianze bibliche o delle civiltà Sumere. Proprio a queste culture ci riporta Ranya attraverso le sue opere. La sua abile prerogativa sta nell’utilizzare sapientemente materiali di riciclo che, mescolati all’argilla, le consentono di creare opere che si rivelano uniche nel loro genere. Ranya realizza volti installati su tela in uno stile unico, per metà scultura classica, quasi barocca, uniti appunto a materiali di riciclo. Ha iniziato creando degli astratti con le rimanenze di alcuni negozi di telefonia falliti, creando delle vere opere d’arte. La storia delle opere di Ranya è “bizzarra”. All’International tattoo Expo di Roma, Ranya incontra lo sguardo di un ragazzo, un tatuatore. Colpita, decide di entrare nel suo mondo per poterlo rivedere. E rubando i dettagli del volto di quel ragazzo, realizza 26 opere incredibili, tutte intitolate con lo stesso nome, “Il ragazzo“.
Nella serie lanciata nel 2016 ha mescolato vintage, cibernetico, gotico, classico, a marmitte, tubi, bulloni, che, accostati a pizzi e merletti, ne hanno fatto dei capolavori.
Ogni pezzo e materiale di riciclo non è mai scelto a caso… centinaia di componenti elettronici o solo uno singolo, mutano completamente la loro natura, dando forma al significato dell’opera.
Per l’anno 2017 oltre a portare in esposizioni volti di celebrità sempre più dettagliati, ha realizzato statue e mezzi busti dell’epoca classica. Quindi una versione alternativa del classico e della bellezza greca per un vero ritorno allo spirito.
Spirito che è chiaramente riflesso nei suoi lavori pregni di sentimenti, di amore, di passione, di delusioni amorose, da lei stessa vissuti, e che, sovente, la hanno prostrata, resa sofferente e vulnerabile. E proprio questi suoi lavori sembrano volerla condurre, a mo’ di riscatto finale, verso una rivincita personale nei confronti della vita e del destino…
Hai la passione per l’oriente e le danze orientali, da quì la realizzazione di una boutique di abiti realizzati interamente a mano…
“Mi piace pensare che la passione per il mondo orientale sia dovuta ad un fattore genetico, trasmessomi da mia madre… I nonni dei miei nonni sono stati degli immigrati arrivati in Calabria dalla Grecia e dall’Arabia Saudita, ma ricordo benissimo che all’età di 12 anni vidi una danzatrice egiziana esibirsi in un ristorante e ne rimasi completamente catturata. Aveva un costume brillante giallo ed era bellissima, notai la sua pelle luminosa e sembrava una divinità. Dissi:”lo voglio fare da grande”. Anche se mia madre era impaurita e blaterava che mi avrebbero venduta per dei cammelli (questo mi sembrava surreale e mi faceva ridere!) ho sfogliato le pagine gialle e con il motorino mi sono avviata nella palestra che avevo trovato. Da lì non ho più smesso e all’età di 18 anni ho iniziato a lavorare per feste private e ristoranti arabi. E’ stato il periodo più bello della mia vita, mi sono divertita ed ho instaurato rapporti duraturi nel tempo: non ho avuto problemi di nessun genere e non mi hanno venduta per dei cammelli!!! La Boutique nasce dopo un viaggio in Egitto con il padre di mio figlio, che ha origini arabe…avevamo comprato dei costumi a bassissimo prezzo e quindi deciso di portarne un po’ con noi per rivenderli. Essendo una grafica pubblicitaria e web designer, ho realizzato un sito web ed ho cominciato ad inserire gli articoli per la vendita online, ma mi mancavano gli accessori, così ho comprato una macchina da cucire e l’ho usata. La cosa che più mi è piaciuta di questo lavoro è stata la ricerca dei tessuti, arrivando fino in Marocco per trovare qualcosa di sempre unico e brillante. Ho iniziato così a fare gonne, top, magliette e tutto ciò che potesse piacermi come ballerina, ricamando io stessa costumi professionali. Credo di essere stata la prima ad avere una boutique online per danzatrici, con articoli tutti personalizzabili, ma la concorrenza era spietata. Molte boutique si erano adeguate nel personalizzare gli abiti, facendoli cucire in paesi dove i costi erano inferiori. Nel frattempo rimasi incinta e chiusi tutto. Nato mio figlio, rimasi sola quasi subito, così ho riaperto la boutique per un paio d’anni e nel frattempo realizzavo quadri. Ho esposto per la prima volta alla P&G di Via Margutta a Roma. Nel Settembre del 2015 ho deciso di chiudere di nuovo la boutique per dedicarmi al progetto delle opere per le Tattoo Convention.”
Arriviamo alla tua arte espressiva vera e propria, opere che prendono vita esclusivamente da materiali di riciclo… L’idea come e quando è nata?
“L’idea delle opere in generale nasce dal fallimento dei 4 Nokia point a Roma dei miei…Avevamo ovunque in casa pezzi di ogni genere e per smaltirli ho deciso di attaccarli compulsivamente ad una tela..che è stata poi venduta. Mi ricordo che presi il Das e cominciai a realizzare delle mani. Provai anche a realizzare un volto, in quel periodo, assistita dai tutorial sul web, perchè non avevo mai modellato prima, nonostante avessi frequentato un liceo artistico, l’argilla non mi era mai piaciuta. Il volto rimase a metà per 8 mesi, fin quando, nel Maggio 2015, andai a vedere una manifestazione sul tatuaggio a Roma ed incrociai lo sguardo di un ragazzo. Quel pomeriggio passeggiai con lui, era un tatuatore, nei giorni seguenti non volle rivedermi, ma in cuor mio sapevo che lo avrei rivisto sicuramente l’anno successivo nella stessa convention, avrei solo dovuto aspettare un anno e così ho fatto. Avevo avuto un colpo di fulmine, ma decisi di non fare assolutamente nulla, tranne che sfruttare quell’attesa di un anno per trasformarla in qualcosa a mio vantaggio. Ho riflettuto molto ed ho deciso di prendere in prestito il suo volto, soprattutto i dettagli, attingendo dal colpo di fulmine e dalle emozioni più tristi del rifiuto, fino a quelle più belle del desiderio. Così sono nati i primi 3 volti, al quarto, con Einstein, avevo già tutto chiaro il progetto ed ero molto contenta, perchè quei volti erano veramente in armonia con l’ambiente delle convention tattoo. Il flusso di gente era altissimo durante quei giorni ed io ero felicissima, perchè credevo nei miei lavori, il fallimento non era in preventivo, inoltre avrei lavorato in un ambiente pieno di vita e di artisti, ma soprattutto, avrei rivisto quel ragazzo. Nel contempo iniziai anche a scrivere un diario…Per riuscire a mettere su carta quello che è accaduto nel giorno in cui l’ho rivisto ci ho messo un anno e sto ancora lavorando alla fase finale per arrivare alla pubblicazione. Pensavo in quei mesi lunghissimi a come sarebbe potuto essere il finale: avrei incontrato quel ragazzo e mi sarei sposata buttandomi completamente in quel colpo di fulmine? Non erano fiori d’arancio ma crisantemi quindi sarei diventata artista? Amore o lavoro? E’ stato l’anno più breve della mia vita, lavoravo giorno e notte… E’ stata durissima. Ho iniziato a cercare gli organizzatori e quella è stata la parte più difficile, perchè realizzavo volti, sognavo, riflettevo, dovevo mantenere alto l’entusiasmo, ma nessuno rispondeva alle mie mail. Sono passati circa 3 anni e non avendo più come musa ed “ossessione” quel ragazzo, sono tornata alle mie vecchie passioni a cui attingo per realizzare opere: le verità del mondo esteriore ed interiore. La mitologia, le religioni, l’archeologia, la filosofia, la psicologia, la storia conosciuta e quella occulta, sono da sempre gli argomenti a cui sono interessata, non solo per una più elevata conoscenza, ma anche come crescita interiore. Quello che sono ora ed i temi a cui mi ispiro, sono un ritorno alla mia essenza, a ciò che ero, trasformato all’ennesima potenza, e credo fermamente che quel ragazzo sia stato un mezzo per arrivarci, anche un comodo aiuto, essendo io molto sensibile, ho sempre subito le emozioni in maniera distuttiva….le emozioni rapportate agli uomini sono state letali per me, ma riesco almeno a riportarle direttamente nelle opere e, vendendole, a riscattarmi un po’ dai danni subiti. Credo di esser diventata anche molto più cinica!”
Ti sei immersa anche in Convention Tattoo dove hai riscosso ampio consenso!
“Si quella delle Convention è stata un’esperienza fantastica ed ho riscosso molto successo, vendendo praticamente tutte le opere realizzate. Questi eventi hanno un gran flusso di gente, mi hanno permesso di conoscere molte persone e di avere vari clienti per i lavori su commissione. Ho iniziato pensando di esporre solo le mie opere, invece, collaborando con alcune città, mi sono aggiudicata la realizzazione dei primi premi di tutte le categorie del contest che si svolge durante i tre giorni: questo oltre che a farmi conoscere di più, ha fatto si che i vincitori stessi fossero molto contenti di vincere un mio premio, un pezzo unico molto bello, che fonde la scultura con elementi di riciclo del tatuaggio. Credo sia stata una buona scuola, ho utilizzato questi anni come una sorta di allenamento per la modellazione.”
A quale stile ti rifai nelle tue opere?
“Alcuni esperti dicono che è uno stile che non esiste! Le mie opere sono una fusione tra il Barocco ed il Futuristico. Il dettaglio che a me piace di più è, come con i merletti e dei colori, un pezzo grezzo si trasformi in qualcosa di molto elegante. Probabilmente la cinematografia degli anni ’80/’90 mi ha particolarmente segnata, mentre lavoro ricordo molte delle cose che più mi piaceva guardare, come Mc Gyver, che progettava un ordigno pieno di cavi e pulsanti, o i mutanti della saga di Star Trek… li adoravo. Mi affascinano anche i temi della mitologia Greca, di quella Indiana, Sumera, arrivando fino alla Bibbia e ad altri testi sacri. Seguo constantemente tematiche di questo genere, andando anche a conferenze dei più brillanti ricecatori italiani. E’ di grande rilevanza come questi temi possano cambiare la visione del mondo e della storia.”
La tua opera che preferisci?
“Per ogni anno c’è un’opera che segna l’inizio di un nuovo percorso, generando non solo un cambiamento personale, ma una mutazione nella tecnica, nello stile e nei temi affrontati.  In questo ultimo anno, l’opera più significativa è stato il volto di Shiva, anche se noto milioni di difetti, lo reputo un’inizio ed una bozza di ciò che realizzerò per le prossime mostre. Quest’opera simboleggia l’inizio di un nuovo percorso e il tema portante in cui mi sono imbattuta è l’India, non come la conosciamo oggi però. Seguendo le conferenze e gli studi di uno dei più brillanti ricercatori italiani, Enrico Baccarini, mi sono completamente immersa nella storia che da oltre cinquemila anni si custodisce tra India e Pakistan. Tra una sconosciuta tecnologia molto avanzata riportata negli antichi testi Veda, la mia arte si congiunge perfettamente non solo a ciò che può essere tecnologico o cibernetico, ma alla storia che avviene all’alba dei tempi, quindi alle mie passioni, alla conoscenza ed alla filosofia induista, per me, una solida base interiore. Quest’opera è simbolo di una sperimentazione in cui cerco uno stile più barocco ed ornamentale che svilupperò successivamente nelle “Ancelle di Efesto” riportate dall’Iliade. La conoscenza viene trasmessa di era in era ed inizia dai grandi centri come India, Siria, Egitto e Grecia, e credo di poter ripercorrere questi luoghi rappresentandoli nel miglior modo nella mia visione.”
Il futuro sarà… cibernetico?
“Credo che lo sia stato certamente il passato tra gli splendidi megaliti sparsi per tutto il pianeta e le antiche scritture. Credo che lo sia già molto il presente, quindi lo sarà ancor di più il futuro, ma non va di pari passo con la spiritualità e questo penso sia un male, perchè una civiltà molto tecnologica, senza una coscienza evoluta, non usa la tecnologia per migliorare il mondo ma molto probabilmente per distruggerlo. Il genio Nikola Tesla, padre della Scienza e della Tecnologia, diceva che “la scienza è solo una perversione se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità” e in un mondo basato sul profitto come il nostro, un’evoluzione della coscienza da parte delle masse, sarebbe fondamentale, cosicchè ogni creatura ed ogni umano, abbia l’opportunità ed il diritto di avere l’esistenza che merita. La divulgazione dell’informazione e della conoscenza è veramente importante, in questo caso, per aprire e risvegliare le menti delle persone che, se ignoranti, con un’alta tecnologia non potrebbero far altro che incrementare odio e distruzione.”
 
Come ti definiresti?
“Mi hanno definita una Alice in uno scenario Steampunk e, osservando quello che di più frivolo c’è in me, mi ci rivedo perfettamente, cercando il Bianconiglio in ogni dove. Alice segue il sogno senza paura e in maniera disinvolta si rende protagonista delle vicende più surreali senza badare alle assurdità che gli si presentano davanti.  Probabilmente se fossi solo Alice non avrei potuto creare nulla di tutto questo, non si potrebbe sopravvivere senza una certa razionalità e disciplina e senza disciplina non c’è libertà, credo che, per quanto mi riguarda, l’equilibrio e la libertà siano la massima espressione di una sana esistenza. Ma molte volte mi definiscono pazza o strana… questo è il giudizio di chi non comprende appieno e nel profondo se stesso e l’esistenza, altri mi definiscono geniale. Io mi definisco..magari banalmente.. fortunata! Fortunata perchè cerco di rendere migliore me stessa attraverso una visione più aperta, fortunata per l’interesse che ho nei confronti dell’esistenza che mi dona una maggiore consapevolezza, fortunata per avere il coraggio di seguire i miei sogni e fortunata per avere la forza e la tenacia di portare tante etichette che delle volte non mi appartengono ma mi vengono affibbiate per pura superficialità.”
Progetti futuri?
“Lavoro molto su commissione e questo rallenta le opere che riguardano le mie mostre future. Ma ci sono molte novità che influiranno nei prossimi lavori. A Settembre uscirà il libro “Nostra signora della Santa Morte” dell’autore Dino Lacanfora, con cui ho felicemente collaborato per la mia prima copertina. Una scultura realizzata appositamente per il libro, un elegante teschio lavorato nei minimi dettagli, di cui sono pienamente soddisfatta. Sto collaborando, e per me è una grande opportunità, con un’Associazione Culturale di Chieti, con una grossa e imponente statua di una divinità egizia, tipica del mio stile. Il progetto, che si inaugurerà a breve, è una Escape Room a tema egiziano – Z.Sitchin, uno dei padri e sostenitori della teoria degli antichi astronauti, che ha dedicato tutta la sua vita alle lingue semitiche ed esperto di antiche civiltà. Inoltre avrò due mostre entro la fine dell’anno, a Lugano e nella galleria Nero La Factory di Pescara. Per il 2019 preparerò dei premi in alcune convention d’Italia e sarò, probabilemente, impegnata nella realizzazione di opere per altre mostre.”
Concludendo?
“Concludendo posso dire che non mi interessa essere un’artista famosa, ma vorrei essere un’artista felice…sono riuscita anche nell’intento di poter avere questa intervista, quindi ringrazio LF Magazine per avermi donato l’opportunità!”

1 Commento su Pamela P. in arte Ranya.

  1. Bellissimo articolo e Pamela Ryana è un’artista completa ed eclettica, le sue opere sono magnetiche e aprono a chi le guarda un frattale di interpretazioni suggestive sul mondo cibernetico e non. un viaggio cyberpunk alla scoperta di simboli e significati che fanno riflettere. ho avuto il piacere di conoscerla e di vedere dal vivo i suoi lavori e ne sono rimasto affascinato. un’ispirazione per tutti gli artisti e gli amanti del genere. Speriamo di vedere quanto prima una sua esposizione.

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