Parasite, il film trionfatore agli Oscar 2020.

Il film coreano di Bong Joon-ho si è aggiudicato l'Oscar per il miglior film, la migliore regia, la migliore sceneggiatura e il miglior film internazionale.

BONG Joon-ho director

È stato “Parasite”, il film sudcoreano scritto e diretto dal regista Bong Joon-ho, il trionfatore degli Oscar 2020. Arrivato alla Notte degli Oscar con sei candidature, ha portato a casa quattro statuette, vincendo il premo per il miglior film (primo in lingua non inglese a vincere nella categoria nella storia dell’Academy), la migliore regia, la migliore sceneggiatura e il miglior film internazionale (che è la nuova denominazione della categoria finora nota come miglior film straniero).
E per chi volesse saperne di più, ecco tutto quello che c’è da sapere su Parasite:

Parasite racconta la storia di due famiglie. La prima, la famiglia Kim, formata da madre padre e due figli (un maschio e una femmina) è molto povera, vive in un seminterrato di Seoul e campa di sussidi di disoccupazione e di espedienti più o meno legali. La seconda è la famiglia Park, ricchissima, che vive in una splendida villa di design, ed è formata in maniera identica. Le loro strade s’incrociano quando, grazie al contatto avuto da un amico che sta andando a lavorare all’estero e alcune credenziali fasulle, il figlio dei Kim riesce a farsi assumere come tutor della figlia dei Park, e ad entrare in casa loro. Così, quando servirà trovare un’insegnante d’arte per il più piccolo dei Park, il ragazzo sarà in grado di far assumere sua sorella, ovviamente sotto mentite spoglie. Ma le cose si faranno sempre più complicate.

“Parasite” è un film nel quale i generi si mescolano costantemente. C’è la commedia, c’è il thriller, il grottesco, il dramma sociale e familiare, e ci sono anche una spruzzata di melodramma e di (quasi) horror.

“Parasite” è stato scritto e diretto da Bong Joon-ho, che con Park Chan-wook è il più noto e talentuoso dei registi della new wave coreana che si è fatta conoscere e apprezzare in tutto il mondo negli ultimi vent’anni. Il primo grande successo internazionale di Bong è il bellissimo thriller del 2003 “Memorie di un assassino” (che sta per debuttare per la prima volta nei cinema italiani il 13 Febbraio grazie a Academy Two, la stessa distribuzione di Parasite). A quel film sono seguiti altri titoli di grande richiamo come il monster movie “The Host” e il drammatico “Mother”, e da due film girati da Bong in inglese e con un cast internazionale: “Snowpiercer” e “Okja”.

I quattro Oscar vinti sono solo il coronamento di una cavalcata trionfale, per “Parasite”. Un percorso pieno di successi e riconoscimenti che ha avuto inizio al Festival di Cannes 2019, dove ha ottenuto la Palma d’oro per il miglior film. “Parasite” ha anche vinto, tra gli altri, il Golden Globe come miglior film straniero; il BAFTA per la migliore sceneggiatura e il miglior film straniero; premi delle associazioni dei critici cinematografici di Boston, Chicago, Los Angeles, New York, San Diego. Ha vinto il Festival di Sydney, il Critic’s Chioce Award come miglior regia e miglior film straniero e l’Independent Film Award come miglior film straniero e lo Screen Actors Guild Award per il miglior cast.

“Parasite” riserva di continuo sorprese e colpi di scena, specie nella sua parte finale. Anche per questo, prima della sua presentazione in prima mondiale sulla Croisette, il regista Bong aveva indirizzato a giornalisti e critici un appello affinché i pezzi e le recensioni sul film non contenessero i temutissimi spoiler. Questo è l’accorato appello di Bong Joon-ho che invita a non rovinare l’esperienza della visione a chi verrà dopo di voi:

“Una supplica: Al giorno d’oggi le persone, quando aspettano di vedere un film per il quale c’è molta attesa, se ne stanno alla larga dai loro siti di cinema preferiti e indossano le cuffiette con il volume alto mentre siedono nell’atrio dei cinema.
Ovviamente Parasite non è un film che dipende solo da un unico grande colpo di scena finale. È chiaramente diverso, per esempio, da certi film hollywoodiani che gettano chi non l’ha ancora visto nello sgomento e nella rabbia più totali quando qualcuno all’ingresso della sala si mette ad urlare: “Bruce Willis è un fantasma!”

Nonostante ciò, credo sia la speranza di tutti i registi che il pubblico rimanga con il fiato sospeso ad ogni colpo di scena, grande o piccolo, che si sorprenda e venga risucchiato nel film brulicante di emozioni dall’inizio alla fine.

Dunque, in tutta onestà, vi supplico – Quando scriverete la recensione di questo film, per favore trattenetevi il più possibile dal rivelare come si sviluppa la storia dopo che fratello e sorella cominciano a lavorare come insegnanti privati, particolare che viene svelato anche nel trailer. Questa gentilezza da parte vostra sarà un magnifico regalo per il pubblico e per il team che ha lavorato a questo film.
Chino il capo e vi imploro ancora una volta – per favore niente spoiler.
Grazie.
Bong Joon Ho”

Foto: Nick Zonna (scattate in occasione del Festival di Locarno 2019)

 

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