Pascal Persiano: “Il fotoromanzo mi ha dato una grandissima popolarità!”

LF ha incontrato l'attore e cantante Pascal Persiano che, con grande verve, semplicità e sorrisi, ci ha raccontato quella che è una lunga e variegata carriera, costruita, tassello dopo tassello con certosina meticolosità.

Salernitano, appassionato del suo lavoro, viscerale, istintivo, dotato di una bella voce (ha anche inciso due dischi in Austria e Germania), Pascal Persiano, il personaggio che ho intervistato oggi per LF è dotato anche di grande charme e simpatia! Esilarante e vivace il suo modo di raccontare i percorsi di una lunga carriera, partita dal calcio semiprofessionale, per passare alle sfilate di Alta Moda, ed approdare, per lungo tempo, in “casa” Lancio con gli indimenticabili fotoromanzi, e ancora televisione, cinema e teatro. Tra i suoi film ricordiamo: “Dèmoni 2” diretto da Lamberto Bava, “Voci dal profondo”, per la regia di Lucio Fulci, “Fermo posta” di Tinto Brass, e “La donna lupo”, regia di Aurelio Grimaldi.

In televisione ha recitato in varie fiction tv, tra le quali: la miniserie tv “L’ombra nera del Vesuvio”, regia di Steno, e il film tv “Le lunghe ombre”, “La dolce casa degli orrori”, film tv diretto da Lucio Fulci, la miniserie tv “Un caso di coscienza”, regia di Luigi Perelli, la soap-opera di Canale 5, “CentoVetrine”, nel ruolo del cattivo Leonardo Valli, e un episodio de “La squadra”, serie tv trasmessa da Rai 3. Nel 2008 e in poche puntate del 2009 torna a recitare nella soap “CentoVetrine” nel ruolo del medico Davide Lisino. Ritorna nella soap nel Marzo 2010.

Di Pascal apprezzo la grande serietà professionale, il suo esprimere, sempre e comunque, i suoi punti di vista, e la dote, ormai rara, di non essere sceso mai a compromessi pur di fare carriera. Lo sappiamo molto bene, ahimè, che la meritocrazia nel nostro paese è pressochè “sconosciuta”, quindi, in un contesto lavorativo nel quale, il più delle volte, si accede per conoscenze, raccomandazioni o eredità padri/figli, il fatto che Pascal si sia costruito, poco alla volta, con grande impegno la sua credibilità professionale, gli rende merito. E non da ultimo, non ha mai rinnegato alcuna scelta lavorativa, in special modo, quella dei fotoromanzi, che, a parte essere stato un fenomeno popolare seguitissimo ed amato sia in Italia che all’estero, gli ha dato la grande popolarità di cui gode ancora oggi.

Pascal Persiano è un bravo attore ed un pregevole cantante (dote, quest’ultima, che ho scoperto solo di recente…!), lui, attraverso uno sguardo od una semplice alzata di sopracciglia, esprime tutto…. Sicuramente il fotoromanzo ha giocato un ruolo fondamentale! La staticità, lo scatto, l’espressione di un secondo nella totale immobilità, poggiano solide radici per una recitazione di qualità.

Ma lasciamoci raccontare tutto da Pascal Persiano in quella che è stata più una divertente conversazione (ho riso parecchio!) che una intervista esclusiva ….

Pascal avevi ben chiaro sin da ragazzo su cosa volessi fare “da grande”?

“Chiaro, non tanto, perchè ho giocato a calcio, a livello semiprofessionistico, fino ai 20 anni, poi, a causa di un incidente, ho dovuto smettere. Il pallino, però, c’è sempre stato… a casa mia giravano i fotoromanzi e sono sempre stato un estimatore del cinema e della televisione. Inoltre avevo vari amici che sfilavano come indossatori a Milano, che cercavo di emulare un po’. Poi, per un caso fortuito, conobbi una donna a Positano, ci innamorammo, e mi portò a Roma, dove iniziai a sfilare per l’Alta Moda con case come Brioni e Palazzi, passando anche per Pitti Uomo a Firenze e a Londra poi… Nel frattempo, però, mi iscrissi ad una scuola di recitazione, l’Accademia di Fersen, e mi diplomai dopo tre anni. Dopo 6 mesi iniziai subito a lavorare in televisione, in uno degli indimenticabili sceneggiati, “L’occhio di Giuda”, al fianco di Adolfo Celi, per la regia di Paolo Poeti. Poi ho lavorato con Sergio Pastore in “Apocalisse di un terremoto”, nel 1982, in un film sulla storia di Donatella Rettore, “Cicciabomba”, e ancora, in “Giggi il bullo”, nel periodo in cui andavano di moda i film di Alvaro Vitali”.

Hai lavorato anche con Tinto Brass nel film “Fermo posta”. Che esperienza è stata quella?

“L’esperienza fu molto simpatica e mi trovai davvero bene. Erano anni che mi chiamava per fare un film con lui, ma io, per “colpa” del mio agente che voleva facessi cose diverse, rifiutavo. Quando mi ricontattò, in un periodo in cui mi gestivo da solo, per fare un provino, stavo girando un film di Maurizio Lucidi “Il prezzo del denaro” su Rai 2 con Massimo Ranieri, mi chiese se avessi qualche problema con lui, visto che era la terza volta che mi chiamava per un suo film. Che un regista del calibro di Brass mi dicesse questa cosa, mi fece piacere. Spiegai il tutto, aggiungendo che, purtroppo, anche in quel periodo ero impegnato. Lui mi chiese quando girassi le scene nell’altro film…. spiegai che si girava di giorno… E lui: “Perfetto! Io giro di notte!”… Così accettai. Fu un’esperienza molto positiva, perchè venni trattato in una maniera incredibile sia da lui che da sua moglie Tinta. Il primo giorno c’era subito una scena di sesso da girare, con la mia partner del film, ed io mi misi nel letto con un pigiama… Lui mi chiamò da parte e disse: “Pascal, cortesemente, potresti tirarti il pigiama leggermente più giù, sotto l’ombelico, altrimenti non è credibile!” Io, a quel punto, confesso, me lo tolsi direttamente! Brass, aveva la nomea di essere un regista che trattava in malomodo le attrici di cui si serviva, forse nel mio caso, aveva capito che ero un professionista ed una persona perbene… Mi ricordo molto bene di Tinta che mi sceglieva personalmente le cravatte da indossare sul set. Bellissima esperienza! Credo che tecnicamente Tinto Brass sia un mostro sacro della regia.”

Sei stato inoltre protagonista di vari film horror…

“Sì, vero… In “Demoni 2” per la regia di Lamberto Bava, in “Paganini Horror” di Luigi Cozzi, con Lucio Fulci in “La dolce casa degli orrori” dove c’era, una ancora bambina, Ilary Blasi, che all’epoca aveva circa 7 anni, io interpretavo il suo papà. E mi richiamò sempre Fulci per “Voci dal profondo”. Ricordo ancora che la produzione perdeva un bel po’ di tempo, ogni volta, perchè dovevano invecchiarmi. Con lui anche ci fu un incontro scontro al provino, perchè mi disse:”Signor Persiano, mi hanno detto che lei è un bravo attore, però è un bel cagac**i sul set!” Io risposi: “Guardi signor Fulci questo non lo so, ma se per lei uno che non scende a compromessi per far carriera, o che non fa il leccapiedi, non ha raccomandazioni o agganci politici, allora sì, lo sono. Ma anche di lei non ho sentito parlare sempre bene. Quindi, nell’eventualità che mi dovesse scegliere, vorrà dire che saremo due caga**i sul set.” Dopo neanche una settimana, mi chiama l’agente per firmare il contratto. E mi volle anche per l’altro film. Una persona competente anche lui, uno dei più grandi registi con cui abbia lavorato! Mi ricordo ancora di innumerevoli siparietti che facevamo io e lui a fine giornata, di cui sempre mi ricordava la figlia Camilla, che purtroppo non c’è più, è scomparsa molto prematuramente…! Lui voleva cenare solo con me! Voleva che gli raccontassi degli aneddoti della mia vita, delle attrici con cui avevo recitato….un uomo di una simpatia, un carisma, una cultura infinite.”

Hai anche interpretato ben due personaggi diversi in “Cento Vetrine”.

“E’ stata l’unica volta! Sono entrato in Centovetrine nel 2002 nella parte del cattivo Leonardo Valli. Dovevano essere inizialmente solo 5 pose, l’agente non voleva le facessi, ma io mi impuntai e andai a girare a Rapallo e a Torino. Dopo un mese e mezzo, mi chiamò Daniele Carnacina, il direttore creativo della soap e mi chiese “Lei come è messo per i prossimi 24 mesi?”. Doveva entrare nel cast un attore asiatico ma non era convinto, così la mia parte durò due anni, fino al 2004. Mi trasferii nella zona del canavese dove c’erano gli studi di Telecittà, in un’area molto isolata tra Torino e la Val d’Aosta, diventata davvero una seconda Cinecittà con 400/500 persone a lavorarci, presi una casa in un residence nel paesino di Scarmagno e ogni mattina andavo sul set. Il mio personaggio venne poi ucciso da Massimo Forti, interpretato da Luca Ward. Ma, colpo di scena, nel 2007 Carnacina mi richiama e mi chiede “Ma come stai con la barba? Gli occhiali li usi? Ti va di rientrare?”….e così entrai di nuovo, nella stessa soap, dal 2008 al 2011, ma con un ruolo da buono, interpretando Davide Lisino, un medico dal cuore d’oro che viveva di missioni all’estero. Mi ritrasferii nel Canavese e questa volta presi stanza all’Hotel Santa Fè proprio vicino agli studi. Qualche fan si è accorto del mio ritorno, al tempo facevamo dei record di ascolti, con picchi di 4,5 /4,7 milioni di spettatori, alle due del pomeriggio!”

Molti ti ricordano come interprete di fotoromanzi, tra l’altro una tecnica recitativa non semplice…

“Nei fotoromanzi sono approdato dopo la televisione, nel 1982. Lavoravo tanti giorni e per molti mesi con la Lancio che usciva con circa 14 testate in tutto il mondo. Il fotoromano mi ha dato, innanzitutto, una grandissima popolarità, perchè all’epoca facevo 50/60 serate circa all’anno, grazie ai fotoromanzi, che sapessi cantare e presentare era un di più, però andavo come personaggio Lancio. I fotoromanzi mi hanno concesso la possibilità di vivere a Roma e bene, che non mi mancasse nulla ed anche di essere tradotto in altre lingue del mondo. Io ho ancora dei fan che mi cercano dal Brasile, dall’Inghilterra, con messaggi di stima! E’ stato un fenomeno popolare enorme. Quando iniziai io non esistevano ancora le fiction…eravamo come gli attori di una soap, entravamo in tutte le case. Mi sono trovato bene, perchè i Mercuri sono stati una grande famiglia, mi ci trovavo come se stessi a casa mia! All’epoca venni chiamato da un grande regista, di cui non voglio rivelare il nome, per interpretare, a teatro, uno dei figli in “Filomena Marturano” assieme a Valeria Moriconi, io, per fare i fotoromanzi, rifiutai! Artisticamente fu una scelta super azzardata, ma non volevo muovermi da Roma… in questo modo persi tante altre opportunità, ma devo dire che non ho avuto rimpianti! Non ho mai sputato nel piatto in cui ho mangiato, come hanno fatto alcuni attoruncoli, lasciami passare il termine, attualmente protagonisti in Rai, che si sono permessi di dire che le pose venivano suggerite dai fotografi… Sono parole che nessun fotografo o regista Lancio ha mai pronunciato! Il regista leggeva la battuta e stava alla bravura dell’attore esprimersi attraverso il viso e dare credibilità sulla foto….”

Oggi a che punto sei della tua carriera?

“A parte l’aver ripreso a fare doppiaggio, ho in cantiere due progetti, uno, un poliziesco noir, e l’altro, un horror, entrambi di Lorenzo Lepori, un regista ed autore toscano con cui ho lavorato già in un horror, tre anni fa, “Catacomba”, che ha come filo conduttore un personaggio che va dal barbiere, legge un fumetto ed entra nel film, e in “Notte nuda”, un anno e mezzo fa, sempre un horror. Una produzuione che esiste da 5 anni ma che lavora molto seriamente”

Tu fai anche teatro mi sembra…?

“Sì, lo amo molto! Purtroppo l’ultima cosa che ho fatto in teatro risale a due anni e mezzo fa, una commedia brillante molto simpatica e divertente “Un diavolo per capello”, per la regia di Roberto Malafante, dove interpretavo un parrucchiere napoletano finto gay. Mi sono divertito moltissimo ed il pubblico lo ha recepito.”

 

 

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