Personaggi: Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti.

In Raffaello la bellezza è immediata. Nessun pittore assale lo sguardo con l'evidenza della bellezza come e quanto Raffaello. Michelangelo visse drammaticamente il “superamento” del Medioevo cattolico, anzi, non lo volle superare.

Raffaello Sanzio

In Raffaello la bellezza è immediata. Possiamo studiare, cogliere la postura dei corpi, la coloritura degli abiti, i volti, lo sfondo ma in Raffaello la pittura è di primo sguardo, immediata, è l’immediatezza del bello. Nessun pittore assale lo sguardo con l’evidenza della bellezza come e quanto Raffaello. Le sue Madonne sono donne bellissime rappresentate in pose gentili, in curve che ne evidenziano la casta femminilità dei corpi, femminile e materno, giacchè quasi sempre la Madonna si volge al Figlio. In taluni quadri siamo alla perfezione del bello, così nella “Madonna della seggiola”. E’ la Bellezza incarnata. Come pure la “Madonna del cardellino”. Se possiamo ritenere che i quadri di Raffaello manchino di potenza, di “oscurità”, di tragicità, essendo troppo vincolati alla bellezza bella, alle simmetrie, alle proporzioni, all’armonizzazione dei colori, è anche vero il contrario, che in talune rappresentazioni la bellezza del bello diventa tragica giacchè nudamente, impetuosamente, sfolgorantemente bella da colpire lo sguardo penetrando senza possibile resistenza. La bellezza in Leonardo è riflessiva, in ombra, schermata di pensosità, in Raffaello è più semplice ma più incandescente. E la grazia di questa bellezza è ineguagliata. Quei movimenti della testa, quei capelli dorati che circondano rosei ovali virginei. Le Madonne di Raffaello sono fanciulle immacolate, talvolta con cenni di regalità, come nella Madonna della seggiola, oltretutto dal vestimento sontuoso, spesso dolci madri rimaste vergini che tengono delicatamente il Figlio, o ne vedono i piedini sull’erba…Sembrano, queste Madonne, tutte Beatrice e Laura, ma forse erano fanciulle marchigiane, messe in luce… Raffaello aveva un irriducibile bisogno di armonia, le parti in un insieme equilibrato. La “Deposizione” è un’ esemplare manifestazione di equilibro delle parti, dei colori, ogni figura si rapporta all’altra nell’armonia, appunto, della figura e dei colori, mentre il corpo di Cristo si allunga e congiunge con chi lo sostiene a destra ed a sinistra. Lo “Sposalizio della Vergine”, la “Scuola di Atene” sono compimento di questa armonia, la testimonianza assoluta della proporzione equilibrata delle parti. Siamo, con Raffaello, in Grecia. Ormai il capovolgimento è completo. Se l’Umanesimo equipara il mondo greco-romano al mondo cristiano-cattolico, ora, nel Rinascimento, il mondo cristiano-cattolico diventa greco-romano. Gesù Cristo bambino somiglia a Cupido, Maria a Venere, Gesù Cristo adulto ad Apollo, i Santi hanno i corpi delle statue greche e romane. La Bellezza sovrasta ogni altro valore.

MICHELANGELO BUONARROTI  michelangelo-portrait

A differenza di Leonardo e di Raffaello, Michelangelo visse drammaticamente il “superamento” del Medioevo cattolico, anzi, non lo volle superare. In Michelangelo vivono il mondo greco-romano ed il mondo cristiano-cattolico, ed entrambi vengono espressi. Vi è un Michelangelo greco-romano, è il Michelangelo del David, non ha le proporzioni armoniose, levigate delle statue classiche ma è una figura in cui predomina la potenza della gioventù virile… Anche nella Pietà in San Pietro le figure appartengono al mondo classico, e le sculture della Cappella Medicea, a Firenze, invece i “Prigioni”, la Pietà Rondanini non restano nell’ambito della bellezza bella, ci danno la bellezza dissestata, dolentissima, corpi di marmo spezzato, la materia patisce sofferenza dall’interno, sofferenza che la altera all’esterno… E’ un Michelangelo che appartiene ai Crocefissi insanguinati del Medioevo, a Iacopone da Todi, a Dante, non al Rinascimento. Negli immani affreschi della Cappella Sistina questo Medioevo si attorce dentro il Rinascimento, c’è la rinascimentale potenza creativa dell’uomo Michelangelo che esalta la creatività di Dio con la propria ma vi è anche il Giudizio finale, l’Inferno, la dannazione, i dannati, un Ercole-Cristo che stabilisce le sorti, e tutto ciò in proporzioni titaniche, sulla schiena di chi guarda, quasi volta celeste, da annichilire il piccolo uomo, il che è propriamente medievale: Dio onnipotente, l’uomo onnipotente. Michelangelo ha una pennellata forte, non è un ritrattista che determina l’individualità, tiene più alla figura che al ritratto, e la figura a sua volta sembra posta per stare volumetricamente nell’insieme, per riempire, colmare la superfice. Mentre in Leonardo ed in Raffaello è la specificità del singolo a dare quadro, in Michelangelo è la grandiosità, il peso corporeo del tutto. Non che egli non riguardi ogni minuzia, ma non è in ciò il suo tratto essenziale, ma, ripeto, nella colossalità del tutto. Almeno nei grandi risultati della Cappella Sistina la volumetria sgomenta, poi, magari, si noteranno i dettagli ma il primo colpo, è l’insieme, è nell’insieme che l’impressione…impressiona. Sovrasta la figura gigantesca di Cristo, un Cristo giovane, robustissimo, virile, che non ha niente di…cristiano, un Cristo romano, rinascimentale, ma poi il Medioevo si rifà con un gruppo infittito di dannati, uno che guarda terrorizzato come se scorgesse le pene dell’Inferno…E, e poi le varie narrazioni quadrettate della Creazione, quel tocco, in aria, di Dio alla sua creatura eccellente, Dio e Adamo anche essi robustissimi, tutto il corpo, disteso, esteso a palesare la loro  erculea potenza… Come dicevo, Medioevo e Rinascimento, paganesimo e cristianesimo, avviluppati.

Un Michelangelo più rifinito lo vediamo nella “Sacra Famiglia” del Tondo Doni, nella quale il Figlioletto, la Madre, il Padre dal basso all’altro si uniscono in una bella, opportuna torsione della Madre che si gira verso Giuseppe e fa da unione del Figlio al Padre, il tutto con una sicura, energica segnatura più raffinata e precisata degli affreschi. Un Raffaello michelangiolesco.

Leonardo è supremo nella qualità dei suoi volti interiorizzati in una consapevolezza solitaria, misteriosa, come una cognizione oltre la realtà; Raffaello ci largisce la bellezza nitida, indubbia; Michelangelo la potenza e la tragedia dell’esistenza, l’Olimpo e l’Inferno…

Buon Natale….Pace, prosperità, amore regnino nel cuore e nell’animo di tutti noi!!!

Antonio Saccà

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*