Pierfrancesco Campanella: uno dei registi più ideologicamente trasgressivi del cinema italiano prepara il suo ritorno.

Il cinema di Campanella rivela spesso la maschera che nasconde la realtà di persone che ricoprono ruoli sociali importanti, insomma l’abisso e la disperazione di certe anime che “recitano a soggetto”.

Pierfrancesco Campanella è uno dei registi più sarcastici e liberi del cinema italiano. Ha diretto degli “stracult” come “La trasgressione“ negli anni ’80, film ancora oggi molto discusso e attuale, sugli impulsi omicidi di due ragazzi insoddisfatti. Ricordiamo il celebre “Bugie Rosse”, una pellicola sull’ambiente equivoco e torbido che può celarsi dietro la politica e le istituzioni. Il cinema di Campanella rivela spesso la maschera che nasconde la realtà di persone che ricoprono ruoli sociali importanti, insomma l’abisso e la disperazione di certe anime che “recitano a soggetto”. Donne bellissime senza scrupoli, dive nevrotiche , uomini apparentemente innocenti in realtà tarati: questo è spesso il materiale umano delle sue pellicole, dove vi è anche una forte sessualità. I suoi film sono stati tra i pochi degli ultimi anni ad aver passato i confini italiani, tradotti e distribuiti all’estero. In Spagna e in Germania, negli USA come nei Paesi asiatici e sudamericani troneggiano i DVD dei suoi film crudeli e beffardi.

Campanella ha diretto leggende del cinema del passato come Alida Valli, Franco Nero, Florinda Bolkan, in una ricerca attoriale mai banale, sempre rivelatrice.

Attrici inquietanti ma terribilmente seducenti come Elisabetta Rocchetti o Eva Robin’s hanno trovato occasioni eccellenti nelle sue pellicole.

Nonostante la calura di fine Agosto Pierfrancesco ci ha concesso gentilmente una intervista.

Sei un avvocato di origini russo pugliesi che entra nel cinema giovanissimo come attore e soprattutto come regista. Che cinema guardavi da ragazzo?

“Tutto. Io andavo al cinema tutti i giorni , e guardavo proprio di tutto; davvero ogni genere. A parte i lavori vietati ai minori, che però bramavo segretamente.”

Il male dentro… il male che contagia, il male che esplode, poi il piacere della trasgressione, questi concetti forti ti hanno rivelato come regista al primo film. Ma perché così giovane volevi parlare delle psicopatologie di una coppia omicida?

“Evidentemente uno parla delle cose che lo appassionano di più. Mi ispirai ad una storia vera di serial killer in viaggio di nozze, fecero dei massacri, avevano un desiderio di affermazione gratuito nel ferire e uccidere. La frustrazione che spinge ad essere protagonisti. Lo scrissi almeno dieci anni prima, ma rimase fermo. Poi questa storia riuscì a prendere vita misteriosamente.”

“Strepitosamente Flop” è una commedia sugli irrisolti del mondo dello spettacolo, un’ opera intima garbata, con qualche tocco sopra le righe. Cosa ti ricordi di questa scelta?

“Le polemiche del precedente “La trasgressione” per la violenza gratuita erano state tante, evidentemente l’argomento dei lati rimossi dell’animo umano avevano dato fastidio, gli istinti malvagi dentro di noi sono una realtà scomoda ma vera. Per riconciliarmi con una certa stampa, feci quindi un’opera più “normale”, una commedia garbata diversa, con tocchi grotteschi, mostrando un altro lato della mia personalità.”

Rettore, Aichè Nanà, Dalila di Lazzaro tra le interpreti. Tre donne di fascino, tre artiste, ce ne parli?

“Aichè Nanà aveva sofferto molto, schiacciata dalla popolarità derivatale dal famoso spogliarello in pubblico, ai tempi della Dolce Vita. Era una donna simpatica, un’attrice molto brava, ma aveva questa sofferenza dentro, la prigionia della donna-scandalo. Rettore è una di quelle con cui sono rimasto in contatto di più, è molto umana, una donna-rock molto sincera. La gente che non la conosce  prende sul serio questa sua aggressività di facciata, in realtà è adorabile, ha  una grande anima. Dalila ha gli occhi più belli del cinema, meriterebbe di lavorare ancora nei ruoli giusti, lei in passato ha fatto molte cose belle. La sua  assenza è una perdita per lo spettacolo italiano.”

“Bugie rosse” ha precorso tematiche sul mondo gay vicino alla politica e alle istituzioni. Cupo, noir, livido è andato in tutto il mondo. Può essere considerato il tuo film più importante?

“Se è il più importante non lo so, ma vengo spesso associato a questo film, rimasto impresso nella memoria collettiva. Probabilmente il pubblico si è sentito toccato da questa tematica, il gay è anche un magistrato, una persona distinta e insospettabile, può avere una famiglia. Insomma anche questa opera creò delle critiche, dette fastidio e subì pure una censura. C’era un altro finale, il giornalista protagonista lasciava la moglie per un ragazzo di vita, interpretato da Paolo Calissano.”

Hai lavorato con una leggenda come Alida Valli, ce ne parli?

“Credo che sia stato uno degli ultimi suoi lavori, lei una grande professionista, persona alla mano anche in condizioni difficili, una donna molto vera. Non si è doppiata da sola perché purtroppo, avendo perso la vista, non riusciva a vedere le immagini in sala e quindi a recitare in sincronia col movimento labiale.”

Con “Cattive inclinazioni” hai dimostrato come l’omicidio può diventare conveniente per molti. Ci sono persino delle artiste senza scrupoli che si aggrappano a quel tipo di pubblicità. Quando lo vidi mi colpì molto. Ci dici qualcosa?

“Era avanti per i tempi, parlava dello strumentalizzare il delitto, dal caso Cogne in poi… C’era persino un magistrato che andava con i trans e me lo fecero togliere, pensa quanto era avanti… Questa situazione è però rimasta nella versione DVD. Nel film domina l’assenza di scrupoli davanti alla pubblicità.”

Sei un regista di thriller morbosi, oggi che attore maschio utilizzeresti?

“Tutti e nessuno, in Italia oggi non c’è nessuno che fa andare a scatola chiusa la gente al botteghino.”

Gli appassionati del genere attendono un tuo ritorno, si ventila un’ opera molto forte… ci dai qualche indizio da enigmisti?

“Un film erotico spintissimo. Una chiave nuova particolare. Non posso dire di più, posso solo anticipare che sarà molto sconvolgente nelle tematiche, così come a livello cerebrale…”

Grazie per l’ intervista!

“Grazie a voi Antonello.”

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