Pier Francesco Pingitore, Maestro della satira italiana.

Più di cinquant'anni anni di teatro, di cui trenta passati anche in televisione, un pezzo di storia...ricordi di tempi e di uomini che oggi non esistono più.

“Gran Follia” è il nuovo spettacolo del Maestro Pier Francesco Pingitore, della premiata ditta “Castellacci e Pingitore” autori di tantissimi show cabarettistici che hanno fatto ridere milioni di italiani in un viaggio lungo sessant’anni.

E’ questo uno spettacolo nuovo, diverso da quelli che abbiamo potuto apprezzare negli anni passati. Sempre presenti le scorribande di Martufello, Mario Zamma e Morgana Giovannetti, con un corpo di ballo e le due stelle dello show: Matilde Brandi e Pamela Prati. Ma dicevamo, di una particolarità quest’anno: la musica interamente dal vivo e ben 52 canzoni eseguite da Manuela Villa e da Nico di Barnaba. Sentimento, emozioni, ricordi, costumi davvero grandiosi e vivaci….in questa cavalcata musicale che va dai primi del ‘900 fino ad oggi. Bravissimi davvero tutti, indistintamente. Oserei dire che è il miglior prodotto firmato Pingitore.

Del resto con una simile esperienza, maturata in anni ed anni di lavoro e successi, partita con Mario Castellacci da una cantina a Panico a Roma, di strada ne ha fatta il Maestro. Forse non tutti sanno che Pingitore proviene dal mondo della carta stampata. Giornalista e redattore capo del settimanale “Lo Specchio”, è diventato in seguito autore e regista per cinema, cabaret, teatro, dando vita, nel 1965, insieme a Mario Castellacci alla compagnia del Bagaglino. Da questa data in poi ha firmato testi e regia di migliaia di spettacoli di cabaret televisivo, ai quali hanno partecipato nomi importanti dello spettacolo italiano, tra cui Pippo Franco, Oreste Lionello, Enrico Montesano, Pino Caruso, Gianfranco D’Angelo, Leo Gullotta, Gabriella Ferri, Laura Troschel, Bombolo, Carlo Frisi, il duo Battaglia e Miseferi e moltissimi altri.

Pier Francesco Pingitore ha scritto anche un libro di aneddoti e satira “Memoria del Bagaglino” con cui ha vinto il “Premio Acqui Storia” nel 2013.

Uomo colto, riservato, calabrese di nascita, con una grande passione per i libri di storia, ed il tipico cappello che lo contraddistingue, ha saputo accattivarsi la stima e la simpatia di milioni di italiani che lo seguono da anni, di generazione in generazione, acclamandolo come il Re del cabaret…Del resto chi sa mettere in risalto meglio di lui vizi e virtù italiche, orrori linguistici, ed il politically correct nostrano…?!? Riteniamo, nessuno!

A lui va l’onore di aver saputo dare alla satira una posizione prominente di rilevo nel nostro paese, riuscendo a trasporla anche in televisione, non togliendole alcun tempo teatrale!

Pingitore ha dato vita all’unica satira senza alcun impegno ideologico od ancoraggio politico, da molti definita qualunquista come del resto tutte le cose che funzionano!

LF ha avuto l’immenso piacere ed onore di intervistare il Maestro dopo una delle repliche dello spettacolo “Gran Follia” che ricordiamo, proseguirà fino al 4 Febbraio 2018.

Parliamo un po’ di questo nuovo spettacolo “Gran follia” dove oltre ai comici ed alle ballerine c’è una bella novità: la musica dal vivo.

“Sì, infatti. Ho voluto fare qualcosa di completamente nuovo, per il nostro tipo di spettacoli è una novità assoluta. Una cavalcata attraverso le canzoni dai primi del ‘900 ad oggi. Anche perchè le canzoni portano con se tanti sentimenti, nelle varie generazioni che si sono susseguite. Questo è un po’ lo spirito dello spettacolo.”

Lei e Castellacci fondaste la compagnia del Bagaglino nel 1965. Quali sono i ricordi più significativi?

“Io l’ho fondato assieme a Castellacci e il ricordo più significativo è che quando entrammo lì, vedendo che era un deposito di fiaschi e bottiglie pensammo: ‘quando mai ci verrà la gente quì?’ Poi facemmo dare un’imbiancata a questa cantina nella vecchia Roma a Panico, un tempo zona di malavita, e pensavamo che sarebbero venute 10 o 12 persone al massimo a sera, e invece sin dalla prima settimana facemmo un pienone enorme che continuò per mesi e mesi e che ci ha accompagnato per tutti questi 60 anni.”

Perché lo chiamaste Bagaglino?

“Io lo volevo chiamare Bragaglino, in onore del regista e scrittore futurista Anton Giulio Bragaglia che collaborava al settimanale “Lo Specchio”, di cui ero redattore capo, ma gli eredi si opposero. Castellacci allora disse: “Togliamo la erre e facciamolo diventare Bagaglino”. Non significa niente, ma ha un bel suono: fu la nostra fortuna.”

Oggi pensa che la satira sia ancora riconosciuta e che sarebbe attuabile reinventare un locale del genere?

“Un locale del genere è passato un po’ di moda. C’è stata l’epoca delle cantine che era appunto quella attorno alla metà degli anni ’60. Improvvisamente esplose l’epoca delle cantine sia a Roma ma, soprattutto, a Milano. Oggi non so…bisognerebbe provarci. Non credo che io lo farò (sorride N.d.r.).”

Lei proviene dal mondo del giornalismo. Cosa ne pensa di quello odierno?

“Il giornalismo di un tempo rispetto a quello di oggi è molto cambiato…Oggi, ad esempio, sovente si effettuano interviste telefoniche, al mio tempo si facevano di persona, non era neppure concepita effettuarla telefonicamente…E’ tutto cambiato, velocizzato, la parola giornalista sottintende tanti significati oggi, mentre allora era la professione di chi si dedicava al giornalismo dando certe garanzie, sottoposto a critiche che, a volte, costituivano un limite, ma erano anche una garanzia, sia per il lettore che per chi rilasciava interviste o era protagonista di un fatto. Tutto cambia.”

Lei è stato anche protagonista in TV con “Creme-Caramel” e “Biberon” riuscendo sempre a mantenere i tempi teatrali.

“Sì…anche perchè io ho fatto 20 anni di televisione, con uno spettacolo dal Bagaglino che di anno in anno cambiava nome, ma era quasi identico a quello teatrale, la satira politica con l’intrattenimento, il varietà, il balletto, la canzone che ha avuto un gradimento enorme, facendoci raggiungere dei numeri che otteneva sì e no la nazionale di calcio! Abbiamo fatto 10 milioni di spettatori…Oggi se uno show arriva ai 3 milioni stappano lo champagne. Ma questi sono ricordi.”

Personalmente mi è piaciuto molto e mi ha commossa il ricordo che ha fatto in teatro, Domenica scorsa, di Lando Fiorini. Le andrebbe di ricordarlo anche per i nostri lettori?

“Sì certamente! Noi avevamo aperto il cabaret da pochi mesi e c’era Gabriella Ferri, la stella del locale che si affermò immediatamente…improvvisamente stette male e dovette assentarsi per qualche giorno. A quel punto si trattava di trovare qualcuno che la sostituisse, impresa non facile, perchè Gabriella era molto amata…allora ci presentarono Lando, che io avevo già visto al Sistina cantare molto bene, nel ruolo di Serenante nel Rugantino…di così bell’aspetto, con quella faccia sempre aperta, e una voce bella, quindi gli proponemmo di sostituire per qualche giorno Gabriella…lui accettò e fu immediatamente ben accolto dal pubblico. Questa esperienza di cantare a pochi centimetri dal pubblico, perchè avevamo una pedana nella cantina che era ad angolo retto, gli piacque talmente tanto che decise di aprire anche lui un cabaret. Tra lo scetticismo generale, perchè non era semplice avere successo…invece ci mise tanta di quella volontà che non solo aprì il cabaret, ma in seguito riuscì anche ad averne uno più grande a Via Zanazzo…Lui disse sempre: “Siete stati voi che mi avete attaccato questa malattia del cabaret!” Eravamo molto amici con Lando, e con i figli Francesco e Carola.”

Lei è un uomo che ha raggiunto moltissimi traguardi, c’è ancora qualcosa che vorrebbe realizzare?

“C’è sempre qualcosa per fortuna, altrimenti uno non si alzerebbe più. Ci sono sempre degli stimoli. Questo spettacolo con la musica dal vivo, una grande scorribanda, pensi che ci sono 52 canzoni in questo spettacolo, era un traguardo! Ora, aspettiamo il prossimo.”

Concludendo?

“Vi auguro il meglio, non solo per il Natale, ma per tutto l’anno nuovo e spero che questo spettacolo, che è cominciato molto bene, con un grosso gradimento da parte del pubblico, possa conservare questo favore e che il pubblico ci tributi sempre quanto ha accordato fin quì. L’ovazione con cui siamo stati accolti, le parole che ho pronunciato l’altra sera a proposito di Lando, con un applauso così forte e con la gente che si è alzata in piedi, mi ha fatto piacere e mi ha dimostrato che il pubblico, in fondo, non è così indifferente come si pensa.”

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